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di Francesca Motta

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9 dicembre 2009
Emma Dante

Emma Dante, la vita come un sipario a cuore scoperto. Palermitana, quarantadue anni, autrice e regista teatrale, sguardo tagliente che fulmina, custodisce nell'anima i profumi inimitabili, lo splendore e il degrado della sua terra. Diplomatasi come attrice nel 1990 all'Accademia romana Silvio D'amico, torna per motivi familiari a Palermo e lì inizia il travagliato e precario percorso, di chi il teatro lo vive come pulsione mozzafiato e infiammante. Tempi durissimi, ma non impossibili, per un groviglio di cocciutaggine e passione come lei. Crea la Compagnia Sud Costa Occidentale nel 1999. Recitavano nei pub e case private e alla fine girava il cappello, artisti irriducibili disposti a tutto pur di continuare la loro ardita avventura. Poi la svolta, nel 2001, vince il Premio Scenario, con lo spettacolo: "mPalermu". La famiglia Carollo, nella penombra dei vicoli della Palermo dei perdenti, in un dialetto zeppo di pulsazioni timbriche, si racconta, aspra, feroce e struggente, aggettivi che calzano a pennello anche alla coraggiosa regista. Nel 2003, tocca a "Carnezzeria" confermarne l'ascesa con il Premio Ubu. La crudezza, il dolore, il danno collettivo del sottosviluppo, i perversi meccanismi familiari, scorrono negli spettacoli della Dante, come magma prepotente, sprigionando la forza di una materia intrisa di carne, sudore, lacrime, sangue, rovinosi capitomboli e inimmaginabili risalite. Stilettate senza anestesia, per un teatro, il suo, bestia tenera e morsicante. Titoli di successo, ormai cult, come: Medea, La Scimia, Vita mia, Michelle di Sant'Oliva. Carnalità viscerale e ammorbante, la famiglia con il suo ruolo devastante e sinistro, Palermo vista da "dentro" nei meandri tortuosi e profondi della sua vera essenza, sono i punti cardine dell'espressione scenica di questa donna volubile e schiva, che si fa amare o odiare attraverso un teatro senza filtri. Non ha avuto certo paura di affrontare mamma mafia nel suo "Cani di bancata", la famigghia descritta come un baccanale di violenza orgiastica con madri cannibali e voraci. E ancora "Il Festino", soliloquio di un'identità sdoppiata, un gemello in uno, aggrappati uno alla testa, l'altro alle gambe, manifesto di un umanità sghemba e spaventosamente commovente. La sua ultima produzione, prima della favola scaligera, è "Le Pulle" operetta amorale. Quattro travestiti e un trans, un viaggio tra falli, bambole, gonfiabili, tacchi e belletti, per cinque esistenze sciupate e mutilate della dignità, orchestrato dalla strega scespiriana Mab, interpretata eccezionalmente da Emma. Dopo anni di boicottaggio e indifferenza da parte delle istituzioni siciliane, Emma e la sua compagnia nel 2008, solo con le loro risorse e senza finanziamenti, hanno creato uno spazio alternativo: La Vicaria, ex fabbrica di scarpe in uno scantinato in Via Polito, alla Zisa. Oltre al laboratorio permanente, è luogo privilegiato e controcorrente per dibattiti, rassegne e manifestazioni. Rimangono stoicamente in quella Palermo che non li vuole. Non solo teatro per la Dante, Rizzoli le ha pubblicato il romanzo d'esordio "Via di Castellana Bandiera" che diventerà la sceneggiatura del suo primo film. E a proposito di première, è cronaca odierna il suo chiacchieratissimo debutto come regista lirica alla Scala con "Carmen" di Bizet. Un traguardo da favola per l'artista "scomoda" venuta dal Sud, che sta già lavorando al suo nuovo progetto, una trilogia sugli occhiali, accessorio indispensabile contro la cecità dei nostri tempi.

9 dicembre 2009
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