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Alla scoperta dell'Est

di Riccarda Mandrini

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Foto dalla mostra Storia, memoria, identità


Storia Memoria Identità è un'antologia di immagini che va ad ampliare il secondo importante capitolo della collezione di opere fotografiche acquisito dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.

Presentata al pubblico nei suggestivi spazi del ex Ospedale Sant'Agostino la rassegna si propone come un viaggio senza una meta precisa, che prende avvio dai Balcani per concludersi ai confini con la Turchia. Curata da Filippo Maggia l'antologica intende esplorare i luoghi e gli spazi del est europeo, ma soprattutto quella parte di lavoro artistico che ancora oggi non è stato completamente svelato.

Va detto che la ricostruzione della storia dell'arte recente dell' area geografica oggetto della mostra ha da tempo aperto un capitolo interessante di ricerca; infatti viene indagata da curatori e critici d'arte con lo scopo di rivelarne i percorsi e le tendenze degli ultimi cinquant'anni. Tra i più attivi in quest'ambito il collettivo di artisti di Lubiana Irwin che già alla fine del 2004, con la collaborazione di Anton Vidockle e il gruppo di e.flux, la più vasta rete di informazioni legate all'ambito artistico, chiedeva al pubblico attraverso una mail - il cui oggetto era: East Art Map, History is not given - di contribuire alla ricostruzione della storia dell'arte dell'Est europeo. Un lavoro analogo veniva portato avanti con molto impegno, già dall'85, dalla curatrice romena Lia Perjovschi con la creazione di Art Archive/Center for Art Analysis.

La rassegna si raccoglie attorno ad un corpo di opere realizzate da ben ventinove artisti, che non sono necessariamente fotografi, ma artisti capaci di esprimersi in differenti maniere attraverso performance e video installazioni. Essi usano la fotografia quale media privilegiato, quasi come una sorta di strumento pratico, utile per fermare attimi di una realtà mutevole, che non smette di fare i conti con un passato difficile, a volte ingombrante. Questa pratica è perfettamente visibile nei lavori del romeno Iosif Kiraly, che ha titolato una fortunata serie di lavori Reconstruction, nella quale ha ricostruito la realtà e parti di storia del suo paese, non in maniera oggettiva , ma proustiamente seguendo i continui rimandi della memoria. Il curatore romeno Calin Dan invece, attraverso un articolato progetto titolato Emotional Architecture, ha focalizzato l'attenzione sulla città, vista come un organismo mutevole coinvolto in un processo di continua autonegazione e rigenerazione. Nelle opere di Dan l'architettura assume una varietà infinita di significati, individuali e collettivi, legati sempre però al vissuto della gente comune.

Il lavoro degli artisti in mostra è fortemente maturo ed evoca una forza indescrivibile poiché nasce, come ha più volte rimarcato il curatore Marco Scotini, dal basso e non può prescindere da una stretto legame con la realtà, legame che si trascina quasi come un bagaglio storico. Come dimenticare le performances dell'artista Jon Grigorescu, sotto il regime di Ceausescu o le mostre- azioni organizzate ancora negli anni'70 da Mladen Stilinovic a Zagabria in cui invitava la gente a partecipare alle esposizioni allestite nelle strade, promuovendo un tipo di arte che si nutriva e viveva al di fuori del sistema dell'arte stesso.

Tutto questo l'aveva capito perfettamente l'eccezionale curatore sloveno Igor Zabel, che nel 2003 apriva il saggio introduttivo a ‘Sistemi individuali', la sezione che presentò alla 50esima Biennale di Venezia, riferendosi a una frase di George Grosz: "oggi l'arte è una cosa del tutto secondaria, chiunque sia in grado di guardare al di la delle pareti del suo studio lo riconoscerà", Zabel aggiungeva: "l'arte sembra davvero una questione secondaria se paragonata a quanto ci accade intorno".

Storia Memoria Identità - Fotografia Contemporanea dell'Est Europa, Ex Ospedale, Sant'Agostino, Via Emila Centro 228, Modena.
www.fondazione-crmo.it Fino al 14 Marzo 2010

© RIPRODUZIONE RISERVATA
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