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La Tempesta con Umberto Orsini. Miraggio o sogno?

di Giuseppe Distefano

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Bianca. Vuota. Sulla scena solo alcuni monticelli di sabbia ai bordi ad evocare un'isola. Al centro un lungo, altissimo drappo rosso. Da qui calerà in picchiata Ariel, lo spiritello dell'aria servo del mago Prospero il quale, in abiti d'oggi e con bastone, s'aggira severo con l'inquietudine di un filosofo al tramonto. Voluto anziano dal regista Andrea De Rosa, Ariel (Rino Cassano) rimarrà sospeso come un crocifisso, immobile o intento a operare i sortilegi richiesti. Sul piano formale e dell'invenzione, questa Tempesta è impeccabile. Anche concettualmente: una tempesta mentale, atemporale, di un uomo che si confronta col mistero della vita e soprattutto della morte. I naufraghi sull'isola dove vive Prospero - il duca di Milano spodestato e artefice degli incantesimi e della tempesta che ha condotto in quel luogo i suoi nemici tra cui il fratello Antonio che lo ha detronizzato -, De Rosa li ha immaginati come dei napoletani in costumi del Seicento, mescolati a personaggi dei nostri giorni. Il mostro Calibano è, per esempio, un disadattato mentale che Rolando Ravello rende fremente nella quasi fissità dello sguardo e dei movimenti e nel ripetuto tic della mano; o la candida Miranda in sottoveste della fresca Federica Sandrini. Tutto si svolge attorno al suo letto. Come un incubo popolato di fantasmi richiamati dal racconto del padre Prospero al quale lei domanda la ragione della tempesta che le ha sconvolto il sonno. Fra rumori e improvvisi clangori simili a spade che tagliano l'aria, quando il drappo si aprirà diventando sipario e svelando un banchetto stilizzato di incantamenti, avvertiamo di essere dentro la finzione del teatro. Prospero rinuncia alla vendetta. Si accascia, facendo accorrere tutti attorno a lui. S'alza, liberandosi dalle sue arti magiche. Rimasto solo, gli rimane la sola forza umana. E si accomiata. Nell'operare numerosi tagli De Rosa elimina però quella richiesta di perdono rivolta al pubblico, epilogo tra i più intensi di Shakespeare, penalizzando così il gran testo. E se la voce di Umberto Orsini scava le parole con forza e presenza scenica, il resto del cast risulta alquanto disomogeneo.

«La tempesta», di William Shakespeare, regia Andrea De Rosa. Luci Pasquale Mari, suono Hubert Westkemper. Produzione Teatro Eliseo, Mercadante di Napoli, Ert Fondazione. Al Teatro Comunale di Ferrara dal 7 al 10 gennaio; a Thiene, dal 12 al 14; quindi Treviso, Correggio, Massa, Genova, Teatro della Corte, dal 26 al 31. In tournèe.

www.teatrostabilenapoli.it

www.teatroeliseo.it

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