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L'arte totale di Sylvano Bussotti

di Rodolfo Vasari

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12 febbraio 2010
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Per una volta profeta in patria. Sylvano Bussotti, protagonista totale dell'arte del Novecento, a Firenze ci è nato nel 1931. E Firenze lo celebra con una mostra che propone, al Museo Marino Marini un'importante selezione della sua opera grafica. Dagli anni Quaranta, via via seguendo il nomadismo fattivo e intellettuale che ha portato Bussotti a confrontarsi con i principali fermenti del secolo scorso, per renderlo protagonista assoluto nel campo della composizione musicale, ma trovando come ambito privilegiato quell'"opera d'arte totale" che, con una leggerezza e soavità che traspare anche dal suo modo di raccontarsi, lo porta a proporre con la stessa amabilità (e una buona dose di autoironia) la performance con Moana Pozzi, le letture di Maiakovskij con Carmelo Bene, l'amicizia con Peggy Guggheneim, la collaborazione con John Cage, l'attività di regista e sovrintendente. Rendendolo celebre anche in ambito extra-musicale. Sono parole della musicologa Ivanka Stoianova: "per la produzione artistica di Bussotti la totale apertura è una caratteristica tipica e permanente".

Certo Bussotti appare baciato dal talento in tutto quello che fa; e la sua grafica, forse finora rimasta più in ombra, ci mostra una mano felicissima. «Felicissima è la mano di mio fratello Renzo, che però rispetto a me ha un carattere meno estroverso – racconta -. E poi mio zio Tono Zancanaro. Da bambino la mia vita si divideva fra Firenze e la città di origine di mia madre, Padova. E nonostante la mia fosse una famiglia modesta, i miei genitori non si sono mai opposti a certi miei desideri». Come quello del soggiorno parigino, che segnò l'immersione con i fermenti delle avanguardie mondiali. Se molti inediti della prima produzione di Bussotti sono nudi di ragazzi («Rimasti inediti essenzialmente perché considerati non accettabili dal perbenismo di quegli anni, anche se sono raffigurazioni tranquillissime», riflette Bussotti, un destino simile alla tarda produzione di Rosai), ecco che in tempi più prossimi si arriva a quella fusione musica-segno che connota tanta sperimentazione di quegli anni. Con l'egida del Gruppo '63, che organizza per lui nel '65 un debutto palermitano che all'epoca fece clamore, oppure la vicinanza con Giuseppe Chiari («che mi criticava sempre per il mio stile di vita», ricorda), l'esperienza di Luciano Ori con la poesia visiva, l'amicizia col talento di Pino Pascali, così prematuramente tranciato. Per arrivare a quei bellissimi pentagrammi dipinti, veri "lavori sospesi fra disegno e partitura", come li definisce il curatore della mostra Luca Scarlini, di cui lo stesso manifesto dell'esposizione fiorentina è esempio. E' tutto un mondo di segni, fluidi, facili, che sgorgano dalla mano di Bussotti, che tiene pure un diario personale, che scrive sempre tutto a mano, in un universo di ricordi, suggestioni, incontri, rimescolando e fondendo in un calembour creativo tutta un'esistenza certamente non banale. Che lascia traccia nei suoi schizzi, ma che si può solo intuire, mai acchiappare integralmente. Così a Firenze, nel mese della mostra, provano a fare qualcosa di più. Tutta una serie di eventi scenici coinvolgeranno varie strutture cittadine. Per tentare di dare un minimo assaggio del mondo di Sylvano.

Corpi da musica. Vita e teatro di Sylvano Bussotti
Firenze, Museo Marino Marini, 17 febbraio-22 marzo 2010
Sylvano Bussotti

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12 febbraio 2010
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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