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L'aridità uccide la lettura

di Davide Rondoni

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20 febbraio 2010

Per leggere ci vuole un buon motivo. Questo è il problema. Non è per nulla scontato leggere. In Italia si legge poco (o meglio pochi libri) perché mancano le motivazioni. Si possono fare mille centri per il libro, e distribuire libri in ogni pertugio (non che sia difficile trovarli) ma se non si lavora sulle motivazioni alla lettura non cambierà niente. Occorre un pensiero sulle motivazioni. Vedere se tengono quelle che pensavamo buone. È caduta la vecchia motivazione di stampo illuminista. Un uomo informato, un uomo di cultura, secondo i dettami illuministi, gode di uno status di maggiore coscienza. Questo è stato smentito clamorosamente dai fatti. Molti uomini ben informati e cultori di libri hanno accettato, a volte incitato o partecipato alle peggiori brutture del Novecento.

Meglio un uomo buono che ha letto un solo libro che un amico dei tiranni che ne ha letti o scritti cento. E l'uomo di cultura ha di certo perso ogni appeal sociale, tranne che in ristrettissime fasce di popolazione italiana. Sono altri i tipi che "tirano". Colpa della televisione e dei modelli che impone? Può darsi. Ma non solo. Mi aspetterei qualche mea culpa dagli intellettuali. Che però tacciono su queste cose.
È in crisi anche la consuetudine cattolica a educare attraverso il senso critico. In molti casi si assiste a una educazione tutta sentimentalismo e volontarismo. Come dire: niente libri, o solo devozionali, niente ragione, basta un po' di emozione mormorando il nome «Gesù» e un po' di volontariato. Il senso critico conta poco.

A scuola, poi, si consuma il vero grande disastro. Quando chiedo a un professore a cosa serve la letteratura, trovo quasi sempre la stessa risposta aberrante: «A esprimere sentimenti profondi». Perché un sms non può esprimerli? Allora perché complicarsi la vita leggendo Dante? La letteratura non nasce tra gli uomini per esprimere sentimenti, ma per conoscere se stessi e la realtà attraverso l'uso di parole accese. Si legge per conoscere, appunto. L'espressione di sentimenti è implicita e inevitabile. Perché nell'atto stesso del conoscere la vita esprimiamo anche noi stessi. Ma i prof. non lo dicono quasi mai. Toccherebbe loro l'onere di essere autorevoli non solo su date e canoni, ma sulla tensione alla conoscenza. Così nelle nostre scuole va in scena il più grande scialo, il più grave spreco di occasioni per imparare il gusto di leggere. E nessuno che se ne lamenti. Altro che scandalo Alitalia o Protezione civile. Si dà al massimo la colpa a qualche ministro o ai tentativi di riforma. Non si sente in Italia nessun uomo di cultura, di università, di editoria scolastica recitare il minimo "mea culpa" per tale situazione.

L'esperienza del leggere a scuola viene "massacrata" tra deliri storicisti, omelie neostrutturaliste, e libroni già di per sé fisicamente ostili alla lettura (come la maggior parte dei libri di testo) e poi ci si lamenta che ai ragazzi sfugge il gusto di leggere. Si abbia coraggio. Qualche intellettuale che ha sparso a piene mani verbo strutturalista prenda esempio da Todorov che ha riconosciuto i suoi errori. E altri che hanno instaurato programmi storico-nazionalisti abbiano la umiltà di dire: ci siamo sbagliati.
Occorre scommettere sulla motivazione per leggere. Sulla motivazione esistenziale. Questo dovrebbero trasmettere insegnanti e genitori. Dovrebbero essere esistenzialmente autorevoli. Per questo ho lanciato l'idea che l'insegnamento della letteratura sia reso "facoltativo" alle Superiori. E sia un insegnamento a leggere. Sia proposto all'inizio, per un mese o due con lezioni esemplari dai docenti come si legge ai ragazzi. E poi scommettiamo sulla libertà, sulla motivazione. Se un insegnante non è in grado di farsi seguire dai ragazzi sulla motivazione a leggere, sia invitato fermamente a cambiar mestiere.

Si possono e si devono creare centri per aiutare la lettura. Quello del ministero – il Centro per il Libro e la Lettura – è stato inaugurato da ben due ministri (Mariastella Gelmini e Giorgia Meloni), dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti e da un gran presidente, Gian Arturo Ferrari. Spero lavorino sulle motivazioni del leggere, non solo sulla distribuzione del prodotto, che peraltro sta cambiando parecchio. Occorre coraggio per andare contro i luoghi comuni. È proprio la forza dei luoghi comuni il maggior nemico della lettura.

20 febbraio 2010
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