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Argentina marchiata a fuoco

di Bruno Arpaia

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20 febbraio 2010

È passato più di un trentennio da quel 24 marzo del 1976 in cui l'esercito argentino, sotto la guida del generale Videla, prese sanguinariamente il potere. Eppure quei sette anni di dittatura devono essersi impressi a fondo nella società e nella memoria rioplatense se ancora oggi costituiscono, direttamente o indirettamente, la materia di molta narrativa.

Ci ritorna su, infatti, una scrittrice famosa come Elsa Osorio (che li aveva già affrontati nel bellissimo I vent'anni di Luz), con tredici racconti, brevi e compatti, caratterizzati da una forte impronta cortazariana, con quel loro mescolare realtà e fantastico quotidiano, tragedie della storia e interiorità inquietanti. Il fil rouge che li percorre risiede nel punto di vista: quello di coloro che subirono le conseguenze della "guerra sporca" e che oggi, mentre cercano di vivere una vita normale, subiscono eventi che sembrano precipitare dal passato a distorcere e turbare il presente. Così accade in Il retrocesso, dove il protagonista incontra casualmente in treno l'uomo a cui, sotto la dittatura, aveva dato senza conoscerlo il proprio passaporto per farlo espatriare e salvarlo. Con il suo nome, quell'uomo ha vissuto e amato, e adesso il protagonista vorrebbe anche lui cambiare vita... Così è in Il film di Mónica, dove una donna che è stata moglie di un torturatore e ha accettato di spacciare per propria la figlia sottratta a una desaparecida, a più di vent'anni di distanza e ormai stabilitasi in Spagna, fa i conti con la figura di quell'uomo terribile rimasto in Argentina, solo e morente, che pure ha amato e forse, tragicamente, continua ad amare. O ancora in Sette notti d'insonnia (il racconto che dà il titolo al volume) dove Laura, a Valencia, ventisei anni dopo i fatti, rivede per caso uno dei suoi torturatori, con il quale però, ancora prigioniera, aveva avuto una relazione e aveva creduto di amarlo. Genere difficile, il racconto. Ma la Osorio dimostra di saperlo "maneggiare" con grandissima perizia.

Nel solco del giallo si muove invece Norma Huidobro, che racconta la storia di un ispettore di polizia mandato in uno sperduto paesino di provincia sulle tracce di Matilde Trigo, scomparsa da mesi a Buenos Aires. Marita, la sua amica del cuore, conserva delle lettere che potrebbero aiutare a ritrovarla, ma lei non ha intenzione di svelare i segreti che Matilde le ha rivelato: riguardano, infatti, la sua vita difficile dopo il golpe, raccontano un paese brutalmente segnato dalla repressione. Il romanzo è molto piaciuto a lettori d'eccezione come José Saramago, Rosa Montero o Alberto Manguel. E si tratta effettivamente di un bel romanzo, anche se, a mio parere, c'è qualcosa nello stile della Huidobro che impedisce di avvincere fino in fondo il lettore, di farlo sentire davvero al centro di quella tragica storia.

A metà tra romanzo e autobiografia è La bambina della casa dei conigli, scritto (in francese) da un'argentina esiliata a Parigi dall'età di dieci anni. L'autrice, Laura Alcoba, racconta la sua storia dalla prospettiva della bambina di sette anni che era lei stessa alla fine degli anni Settanta. Figlia di due militanti montoneros, Laura vive un'esistenza clandestina e segregata, tra identità finte e segreti da non rivelare, tra arresti e scomparse, in una casa semiabbandonata che, sotto la copertura di un allevamento di conigli, nasconde la sede di un giornale clandestino. Un'infanzia difficile. E tuttavia, da rivendicare: «Molti dicono», afferma la Alcoba, «che questa è la storia di un'infanzia rubata. Io non lo credo. Penso sarebbe osceno e inaccettabile rimpiangere la mia infanzia perduta quando così tanta gente ha perso invece la vita. Fu violenta, ma fu pur sempre un'infanzia».

Giovinezza del tutto diversa quella di Elvio Guastavino, figlio di un militare torturatore, protagonista della graphic novel di Carlos Trillo e Lucas Varela. All'epoca del ritorno alla democrazia, ormai orfano e uomo fatto, Elvio ricorda ancora le bambole con cui il padre si allenava agli "interrogatori" e le prigioniere che si portava a casa per violentarle. Eppure, per Elvio, la sua infanzia si è svolta nel seno di una famiglia esemplare e suo padre è un eroe che ha lottato per imporre i princìpi dell'Occidente cristiano. Oggi, comunque, Elvio è innamorato di una bambola di porcellana austriaca e risparmia fino all'osso per comprarla; oggi è uno psicolabile profondamente segnato da ciò a cui ha assistito. Poi, una di quelle ragazze del passato torna in patria grazie all'amnistia e improvvisamente si fa viva... Un libro sarcastico e al contempo dolente, che sembra volerci dire che l'eredità malata della dittatura è tanto profonda e perversa da ferire torturatori e vittime, colpevoli e innocenti, marcando a fuoco un'intera comunità.

- Elsa Osorio, «Sette notti d'insonnia», traduzione di Roberta Bovaia, Guanda, Parma, pagg. 144, euro 13,50;
- Norma Huidobro, «Il luogo perduto», traduzione di Maria Cristina Secci, nottetempo, Roma, pagg. 248, euro 16,50;
- Laura Alcoba, «La bambina della casa dei conigli», traduzione di Valeria Pazzi, Piemme, Milano, pagg. 120, euro 13,50;
- Carlos Trillo, Lucas Varela, «L'eredità del colonnello», traduzione di Giulia Barbera, Coniglio editore, Roma, pagg. 94, euro 14,00.

20 febbraio 2010
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