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Colori puri e diagonali: alla Tate Modern di Londra l'olandese Theo Van Doesburg

di Giovanna Canzi

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18 febbraio 2010

Inafferrabile da morto, come lo era in vita, Theo Van Doesburg e la sua vivace attività giunge a Londra per una grande mostra che la Tate Modern (www.tate.org.uk/modern) dedica a questo eclettico artista oscurato dalla fama del suo più famoso e celebrato collega Piet Mondrian. Una prima e unica occasione per il pubblico inglese - e per chi riesce a progettare mini gite culturali anche durante l’anno - di avvicinarsi a uno dei principali protagonisti dell’Avanguardia europea.

Pittore, poeta, filosofo, critico d’arte, editore, architetto, Van Doesburg sapeva attraversare con leggera nonchalance le discipline più diverse, talvolta assumendo un nuovo nome e indossando una diversa personalità (come poeta era I. K. Bonset, come filosofo Aldo Camini), talvolta conservando il suo nome più comune Van Doesburg, che comunque non gli era stato affidato alla nascita, ma si era scelto lui stesso all’inizio della sua carriera.

Il suo cammino prende il via con dipinti che prima della Guerra indugiano ancora su modelli tradizionali dell’Impressionismo della Scuola di Amsterdam, ma che ben presto risentono di influssi cubisti ed esprimono la ricerca per una nuova concezione della pittura. E’ l’estate del 1915 e Van Doesburg inizia a intrecciare relazioni con le personalità artistiche del tempo, ad avvicinarsi alla visione spirituale dell’arte suggerita da Kandinskij e a sentire il bisogno di un proprio organo di stampa che possa diventare veicolo dei suoi testi critici e delle sue opere letterarie. Dopo aver incontrato l’architetto  Pieter Oud e Mondrian fonda nel 1916 il gruppo Sphinx, mentre nel 1917 la rivista De Stijl, che fin dall’inizio volge lo sguardo alla stretta relazione fra arti figurative e architettura. Da quel momento in poi la sua produzione pittorica fu un tripudio di linee ortogonali, colori primari, giochi di prospettive fino a giungere ad elaborare nel 1924 una nuova teoria della pittura concepita come “radicale correzione delle idee neoplastiche”, che consente l’uso della diagonale per esprimerne le qualità dinamiche e tenta di realizzare una rappresentazione più definita del tempo nella sua opera. Una posizione non compresa da Mondrian che per l’insistenza da parte dell’amico di ostinarsi a usare l’elemento diagonale (ancora oggi qualcuno lo ricorda come “Mr. Diagonale”) esce da De Stijl e inizia a operare autonomamente.  Nel frattempo Van Doesburg, chiamato al Bauhaus, inizia a collaborare con l’architetto Cornelius van Eesteren, progettando strutture caratterizzate da un complesso sistema di rapporti di colore che legano interno e esterno, fino a dare vita insieme Hans e Sophie Teubner Arp alla celebre trasformazione del Cafè Aubette a Strasburgo, dove arte, architettura, pittura e scultura si intrecciano al ritmo di una melodia fantasiosa e dissonante per un progetto dove il colore trionfa e diventa protagonista assoluto.

Oggi in un percorso di più di 350 lavori, le opere dell’artista olandese e quelle di altre personalità del suo tempo - Jean Arp, Constantin Brancusi, László Moholy-Nagy, Piet Mondrian, Francis Picabia, Gerrit Rietveld, Kurt Schwitters and Sophie Taeuber - dialogano fra loro, dando vita a un affresco a tinte forti di un periodo di grande fermento, segnato da spinte ideali e dal desiderio di un profondo rinnovamento culturale.

 

 

Van Doesburg and the International Avant-Garde: Constructing a New World

Tate Modern

Fino al 16 maggio 2010

www.tate.org.uk/modern

18 febbraio 2010
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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