ILSOLE24ORE.COM > Notizie Cultura e Tempo libero ARCHIVIO

L'America, la pace e quattro passi

di Gianni Riotta

Pagina: 1 2 di 2 pagina successiva
commenti - |  Condividi su: Facebook Twitter|vota su OKNOtizie|Stampa l'articoloInvia l'articolo|DiminuisciIngrandisci
14 Marzo 2010
La pace e quattro passi (Foto Afp)

Da una finestra dell'Isola di San Giorgio, il professor Charles Kupchan scruta il Canal Grande, le glorie e il passato della Repubblica di Venezia, grandi guerre e grandi commerci. I nemici di un tempo, i musulmani di Mustafa Pascia che scorticano vivo Marcantonio Bragadin a Cipro (la sua povera pelle è custodita pietosamente poco lontano, nella chiesa di Giovanni e Paolo) sono oggi amici, molti di loro dibattono con Kupchan nelle vicine sale, ospite l'Aspen Institute. Ma come possono gli uomini, da feroci avversarsi che si lacerano in battaglia, diventare amici capaci di conversare a pranzo, deposte le armi? È il tema dell'ultimo libro di Kupchan, How enemies become friends, ancora inedito negli Usa. È stato Kupchan – studioso della Georgetown University, saggio del Council on Foreign Relations, consigliere di Bill Clinton –, a spiegare agli americani la nascita dell'Unione europea e l'avvento dell'euro, tra non poche polemiche. Ora prova a capire come nasce e si radica la pace, perché giapponesi e americani non combattono più, come italiani, francesi e tedeschi, mentre tra israeliani e palestinesi è guerra continua, che perfino nelle austere aule di Aspen corrode la discussione in rissa.

«Abbiamo creduto a lungo», spiega Kupchan tra i ritratti corrucciati dei Dogi «che per far pace occorra la democrazia. È utile certo, ma non indispensabile. Il dittatore Suharto era quel che voi italiani chiamate "un figlio di..." eppure contribuì a fermare le guerre nel Sud-est asiatico. Il Congresso di Vienna del 1815, con Austria, Russia e Prussia, non era animato da ideali democratici. Eppure concluse la stagione delle guerre di Napoleone».
Serve dunque, obietta Kupchan, «una strada a quattro corsie. Si parte da un'offerta unilaterale, per vedere se il nemico accetta. Lo sta facendo il presidente Obama con l'Iran, lancia un ramoscello d'ulivo che per ora Teheran non raccoglie». Già lo fecero, scommettendo sul sì cinese, Nixon e Kissinger: funzionò.
Dopo il primo passo ne occorre un secondo, perché dal sangue si passi al dialogo, «Moderazione reciproca: qualche primo, modesto, trattato commerciale, intese di cooperazione dove prima c'era rivalità». Negli anni dopo il 1945, gli europei, stanchi della guerra civile 1914-1945, varano la Ceca, Comunità del carbone e dell'acciaio, e condividono le risorse su cui avevano sperperato il sangue di tre generazioni. Nelle sale al piano di sotto, il ministro Tremonti e la sua collega francese Lagarde, rimpiangono quella visione.

«A questo punto» osserva Kupchan «arriva la stagione dell'integrazione tra le società. Le elites viaggiano e dialogano, gli artisti condividono scuole, le barriere economiche e politiche si rilassano». E pensiamo agli artisti francesi e tedeschi che dopo essersi sparati addosso nella Prima guerra mondiale lavorano insieme in pittura e architettura, al filosofo austriaco Wittgenstein che va a studiare con l'ex nemico inglese Russell a Cambridge, ai primi viaggi di Calvino e Arbasino in America dopo la Liberazione, mentre Hollywood si trasferisce in massa a Cinecittà. La vera «pace» arriva con «la generazione della nuova narrativa e identità». Sono i ragazzi di Erasmus, di casa ovunque in Europa, quelli della Fulbright che studiano in America, gli asiatici che arricchiscono Silicon Valley. Quando la musica nera, jazz e rap, è inno globale, la pizza va negli Usa e l'hamburger in Europa, tutti soffriamo per il calcio, vestiamo blue jeans, abbiamo cravatte di Como, leggiamo Dan Brown, Harry Potter e Coelho, allora pace è fatta.
«Gli esempi sono tanti» elenca Kupchan «ma poco studiati, perché, come dice Thomas Hardy "La guerra fa scrivere storie fragorose, la pace annoia". Uno studioso come Karl Deutsch – che ha provato a documentare il passaggio verso la comunità tra ex nemici – è ancora in gran parte inedito». E leggiamo dunque dei formidabili guerrieri Irochesi che nel XVI secolo, dopo avere combattuto per anni tra i boschi di quel che è oggi lo Stato di New York, decisero di federarsi con un patto nel villaggio di Onondaga. Erano uomini ben diversi dai cavallereschi indiani dei film anni 70, filosofi alla Piccolo Grande Uomo o vittime alla Soldato blu. Quando prendevano un prigioniero lo scorticavano vivo – come il povero veneziano Bragadin – e lo divoravano con la tribù. Il patto di Onondaga avvia la pace tra gli ex cannibali, che dura fino all'arrivo degli europei. Così tra Stati Uniti e Gran Bretagna, Svezia e Norvegia, Cina e Giappone.
Non mancano i fallimenti e Kupchan li ricorda con amarezza: «Inghilterra e Giappone provano ad aprirsi all'inizio del '900 e finiscono poi in guerra; Cina e Urss si scontrano sul fiume Ussuri; i paesi del Golfo Persico tentano di aggregarsi e poi combattono. Storia di successo è l'unificazione italiana tra Stati già ostili. In certi casi l'equilibrio si spezza, vedi la guerra civile americana del 1861».

La tentazione è usare il termometro storico di Kupchan per misurare la nostra febbre. Quante volte abbiamo visto il primo passo, la sfida di aprirsi, tra ebrei e palestinesi, senza vedere mai integrazione economica e politica? Quante speranze dopo il 1979 tra Iran e Usa e che tensione oggi davanti alla corsa nucleare? E quanto in fretta, alla vigilia dell'attacco del presidente Bush all'Iraq, abbiam visto Usa ed europei darsi addosso, come di nuovo in questi giorni di crisi economica? Al di là del cortile quieto, il governatore centrale israeliano Fischer, il commissario europeo Almunia, la signora Lagarde – dritta come la campionessa di nuoto sincronizzato che era – e Posen, della Bank of England, provano con Tremonti a evitare la marcia indietro temuta nel saggio di Kupchan: non è detto che ci riescano.
  CONTINUA ...»

14 Marzo 2010
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Pagina: 1 2 di 2 pagina successiva
RISULTATI
0
0 VOTI
Stampa l'articoloInvia l'articolo | DiminuisciIngrandisci Condividi su: Facebook FacebookTwitter Twitter|Vota su OkNotizie OKNOtizie|Altri YahooLinkedInWikio


L'informazione del Sole 24 Ore sul tuo cellulare
Abbonati a
Inserisci qui il tuo numero
   
L'informazione del Sole 24 Ore nella tua e-mail
Inscriviti alla NEWSLETTER   
Effettua il login o avvia la registrazione.
 
   
 
 
 

-UltimiSezione-

-
-
7 maggio 2010
 
Aguilera ambasciatrice contro la fame
La consegna dei David di Donatello
Man Ray a Fotografia Europea
Elegante e brutale. Jean-Michel Basquiat alla Fondation Beyeler di Basilea
"World Press Photo 2010". Fotografie di autori vari
 
 
dal 21 al 24 Maggio 2020
1 Gli anni più belli 4822786   
2 Bad Boys for Life 882212   
3 Il richiamo della foresta 680273   
4 Parasite 5142949   
5 Sonic. Il film 2194723   
6 Odio l'estate 7339961   
7 Cattive acque 263009   
8 La mia banda suona il pop 240521   
9 Dolittle 4522635   
10 Birds of Prey (e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn) 348839   
tutti i film nelle sale » tutti i dettagli »

Trovo Cinema

Scegli la provincia
Scegli la città
Scegli il film
Tutti i film
Scegli il cinema
Tutti i cinema
 
 
Oggi + Inviati + Visti + Votati
 

-Annunci-