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Nicolas è la nostalgia di un'età, non di un'epoca

di Boris Sollazzo

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29 MARZO 2010

Laurent Tirard ha in mano, come a pochi altri è successo, l'immaginario della Francia più bambina e giocosa. Regista di buon talento e solide capacità - recentemente aveva mostrato una certa abilità in Molière, esercizio di stile transalpino nel cui cast figurava anche Laura Morante - si ritrova ad essere il depositario cinematografico dei capolavori di Renè Goscinny. Uno che, al di là degli sciovinismi dei suoi connazionali, ha saputo traghettare, al pari di Disney e Miyazaki, sia pur nel ruolo diverso e più specifico di sceneggiatore (e senza rapporti diretti col cinema, se non gustosissimi filmetti d'animazione sul grande Asterix), il fumetto verso il suo ruolo attuale, per molti, di "Nona arte". Tanto che molti personaggi "rivali", tra cui il mitico Tin Tin (presto in sala grazie a Steven Spielberg), alla sua morte, lo salutarono con deferenza.

"Il segreto del successo di Nicolas è soprattutto dovuto al talento dei suoi autori, Goscinny e Jean Jacques Sempé e la loro capacità di farci ricordare la nostra infanzia. Il piccolo Nicolas (prontamente riedito da Donzelli editore per l'Italia) è fatto sicuramente per i bambini, ma non solo, perché anche gli adulti si riconoscono nelle sue avventure. In esse c'è sicuramente poesia, ma anche tanta ironia, non c'è quello sguardo benevolente e paternalistico che si ha nel guardare i bambini dall'alto in basso, la storia viene racontata mettendosi al loro stesso livello". E Tirard l'ha fatto sul serio. Per non distaccarsi dallo spirito di Goscinny si è imposto una scelta molto difficile: nessun bambino attore professionista, "perchè tutti quelli che provinavo e avevano già esperienza di cinema o tv, risultavano troppo meccanici e poco spontanei".

Ne è uscito un film delizioso (anche grazie alla faccia da fumetto di Kad Merad, papà goffo e alla faccia da schiaffi del protagonista, Maxime Godart), un'opera elementare come la scuola che questi bimbi frequentano, ma divertente e pieno di ritmo. "E' stato come costruire la Tour Eiffel con i fiammiferi, riuscivano a stare concentrati al massimo quattro ore, ma il risultato lo trovo magico. Loro sono il frutto di una ricerca che ha coinvolto 8000 bambini. Anche mio figlio Virgile, a cui ho riservato un piccolo ruolo per evitare troppe pressioni su entrambi, ha passato un regolare provino, senza di me. L'unica agevolazione che ha avuto è che si è appassionato al film per aver visto molti filmati di aspiranti attori con me. E' stato bello lavorare insieme". Cinque milioni e mezzo di euro in Francia, un successo clamoroso e forse inaspettato fin dal primo giorno di programmazione, il 30 settembre 2009. E ora, dal 2 aprile 2010, la pellicola è in Italia, per Bim Distribuzione, in ben 250 copie. Niente male per un'opera d'altri tempi, come struttura e persino ambientazione fisica e temporale.

"Ci siamo chiesti se era il caso di adattare il film all'età contemporanea e abbiamo capito che gran parte del fascino del piccolo Nicolas è proprio nell'ambientazione, un'epoca in cui non c'è violenza, non c'è criminalità e tutto era molto più stabile, dalla società alla famiglia. Il pubblico degli anni cinquanta trovava già vintage le storie di Nicolas, ma la cosa fondamentale è che non si trattava di una nostalgia di un'epoca, ma di un'età, quell'infanzia vissuta in un mondo da favola in cui tutto è perfetto per un bambino. Gli anni Cinquanta si prestavano perché era un periodo successivo alla guerra in cui tutti erano pieni di speranza per il futuro, era l'infanzia del nostro "nuovo" mondo postbellico". Tirard, tanto placido quanto determinato, qui ha conquistato Anne Goscinny, figlia di Renè.

"Ci veniva spesso a trovare e si sfogava della pessima riuscita dell'ultimo film su Asterix. Era affranta e io la spingevo a pensare al futuro, a non rimuginare sul passato e sugli errori che pensava altri avessero fatto. Un giorno l'ha fatto, e ha pensato di dare a me l'onore e l'onere di raccontare la prossima avventura del guerriero gallo. Impossibile dire di no, un film di questa portata, in costume, con l'eroe dei fumetti che amo di più. Sono molto eccitato al pensiero di lavorarci, e vorrei rivoluzionare stile del racconto e cast. Siamo agli inizi, inizierò a lavorarci seriamente fra qualche settimana, ma potrei fare un pò di sorprese. Neanche Depardieu è al sicuro". Stiano tranquilli gli appassionati, però, Tirard è rigoroso: con lo stesso Nicolas, pur avendo inventato una nuova storia per il cinema- "i racconti letterari sono brevi e aneddotici, qui ci voleva qualcosa di più corposo: l'arrivo di un nuovo fratellino e la paura dell'abbandono mi sembrava abbastanza forte come tema"- ha anche fatto molte citazioni che piaceranno ai puristi.

"Come la foto di classe all'inizio e alla fine: ad essa è legata la prima storia del piccolo Nicolas e a mio parere è l'immagine con cui si inquadra la voglia degli adulti di cristallizzare l'infanzia". Un desiderio che forse ha anche questo cineasta dalla faccia gentile. Perchè alla fine confessa che ha "girato il piccolo Nicolas perchè ciò che mi manca di più dell'infanzia è quella consapevolezza che tutto è possibile. Oggi purtroppo so che non è così". Anche se un bravo regista ci prova (e ci crede, almeno un pò) sempre.

29 MARZO 2010
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