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Dieci trailer per una funky filmografia essenziale

di Francesco Prisco

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2 aprile 2010

Saranno pure film commerciali, quasi sempre low budget, spesso zeppi di luoghi comuni, iperviolenti e piuttosto pecorecci. Ma è inutile nasconderlo: a guardarli a distanza di circa quarant'anni dalla loro produzione viene nostalgia. Nostalgia per tempi in cui nel cinema sopravviveva uno spirito di genuino artigianato e persino l'ultimo dei teatri di periferia, nel fine settimana, si riempiva all'inverosimile di una folla schiamazzante. Nostalgia per quelle colonne sonore funky che facevano da perfetta spina dorsale alla narrazione. Per chi volesse approfondire, proponiamo di seguito una galleria di trailer dei titoli più celebri.



1970
They call me mister Tibbs!

Il capostipite del genere in realtà è un sequel: le vicende narrate in «They call me mister Tibbs!» del 1970 (in italiano «Omicidio al neon per l’ispettore Tibbs») fanno infatti seguito a «In the heat of the night» («La calda notte dell’ispettore Tibbs») uscito tre anni prima. Entrambi i film sono tratti dai romanzi noir John Ball, hanno al centro l’investigatore nero Virgil Tibbs i cui panni vengono magistralmente vestiti da Sidney Poitier. Il secondo, però, è diretto da Gordon Douglas e se possibile riesce più cupo, violento e funky del primo. In pratica siamo all’origine della specie. Provare per credere.
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1971
Sweet Sweetback's baadassss song

Senza dubbio uno dei capolavori del genere, scritto, diretto, montato e interpretato da Melvin Van Peebles, «Sweet sweetback's baadassss song» narra la storia di un ragazzo nero cresciuto in un bordello che, divenuto adulto, finisce in galera perché accusato di omicidio. Dietro le sbarre difende un militante delle Pantere Nere dalle aggressioni dei carcerieri e si trasforma, più o meno consapevolmente, in un eroe rivoluzionario. Evaso dal carcere, dopo innumerevoli peripezie, si metterà in salvo oltre confine. Sweetback incarna il prototipo dell'antieroe nero vittorioso che tornerà spesso nella filmografia blaxploitation. Non a caso le Black Panthers ne consigliavano la visione ai loro iscritti. Altro punto di forza, la colonna sonora funky di cui è autore lo stesso Van Peebles (pure questo ha fatto!). Gli interpreti? Nientemeno che gli Earth Wind & Fire, all'epoca ancora sconosciuti.
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1971
Shaft

Altra perla uscita in sala nell'anno di grazia 1971: «Shaft», diretto da Gordon Parks e interpretato da Richard Roundtree, è forse il film più noto del genere. Al centro delle vicende di questo violento poliziesco c'è il detective privato di colore Shaft (nome con immancabile doppio senso: shaft è «mazza» in inglese e, come recitava lo slogan promozionale, «Shaft è il suo nome, la mazza è il suo gioco») che non le manda certo a dire quando si tratta di sgominare il crimine in giro per Manhattan. Fu il primo film blaxploitation finanziato da una major hollywoodiana (la Metro Goldwyn Mayer) e un successo commerciale senza precedenti per il genere: la produzione costò poco più di un milione di dollari mentre gli incassi superarono i 12 milioni. Fiore all'occhiello, la colonna sonora funky di Isaac Hayes. La sequenza iniziale del film poi, con Shaft che passeggia per la New York dei primi anni Settanta, oggi riesce persino commovente.
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1972
Superfly

Suo padre, Gordon Parks, grazie a «Shaft» era appena diventato il caso cinematografico del 1971. Ecco allora che Gordon Parks Jr. prova a seguirne le orme con «Superfly», altro must del genere blaxploitation che esce esattamente un anno dopo il capolavoro di papà. Il plot ruota attorno alla figura di Priest (un sensualissimo Ron O' Neal), spacciatore che vuole cambiare vita ma, prima di lasciare il business della cocaina, decide di mettere a segno un ultimo, fatale colpo da trenta chilogrammi. L'impresa si rivelerà tutt'altro che agevole. Memorabile la sequenza del locale nel quale si esibisce Curtis Mayfield alle prese con il tema di «Superfly». Che groove!
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1973
Black Caesar

Il 1972 è l'anno del «Padrino» di Francis Ford Coppola, romanzo cinematografico di formazione di un boss della mafia italoamericana. Nel 1973 la blaxploitation risponde a suo modo con «Black Caesar. The Godfather of Harlem» (ossia: «Cesare Nero, il padrino di Harlem»), un gangster movie diretto da Larry Cohen e interpretato da Fred Williamson. A essere sinceri si tratta del remake di «Little Cesare», film noir degli anni Trenta, con l'aggiunta di un bel po' di violenza e… di un protagonista coloured. Miracoli dell'età dell'oro della blaxploitation. Miracoli tutto sommato scontati, se consideriamo che la colonna sonora porta la firma del padrino del soul James Brown. E allora, come recitava la locandina, «Hail Caesar!»
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1973
Cleopatra Jones

Tutt'altro che credibile la trama di questo film diretto da Jack Starrett che sprizza sensualità da ogni centimetro di pellicola: l'agente segreto specializzato in arti marziali Cleopatra Jones, interpretato da Tamara Dobson, bellissima ragazza nera dalla capigliatura cotonata, ha la missione di distruggere tutte le colture di droga del mondo. Così finisce per urtare gli interessi della gangster Mommy (la bianca e ormai attempata Shally Winters) e si scatena una guerra senza frontiere. «Cleopatra Jones» fu un film fortunato, tant'è vero che due anni più tardi fu seguito da un secondo episodio («Cleopatra Jones and the Casino of Gold»). Oggi riesce a guardarlo soltanto chi ha un grande senso dell'umorismo. Non per niente nella saga di Austin Powers il personaggio di Foxxy Cleopatra è modellato sulla protagonista.
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1973
The Mack

A proposito di «The Mack», film diretto da Michael Campus, critici e storiografi si dividono. Secondo alcuni trattasi di uno dei più alti esempi di blaxploitation. Per altri, concordi con il giudizio del produttore Harvey Bernhard, l'etichetta del genere sta stretta a quest'opera che invece sarebbe il caso di ricondurre a categorie come il realismo. Se non altro, nessuno può negare che il plot di questo film interpretato da Max Julien e Richard Pryor sia affine a quello di molte altre pellicole blaxploitation: c'è uno spacciatore che esce di galera e prova a reinventare sé stesso… come pappone. Tutto intorno ruota una complessa galassia di belle ragazze, poliziotti bianchi corrotti, spietati capi clan e militanti delle Black Panthers. Un affresco dell'umanità decadente che abita i bassifondi delle grandi città occidentali, insieme. Un'opera che ancora oggi cattura.
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1974
Foxy Brown

«Foxy Brown», diretto da Jack Hill, ebbe il merito di consacrare come diva del genere blaxploitation l'attrice Pam Grier dopo il successo di «Coffy». E il plot non è neanche molto diverso dal precedente del 1973: un donna cerca vendetta dopo che un suo congiunto (stavolta trattasi del di lei partner, un agente federale) ha perso la vita a causa dei loschi traffici dei cartelli della droga. Notevole lo slogan di lancio («When Foxy Brown comes to town, all tha brotha get around»), il trailer nel quale venivano messe ben in evidenza le doti di combattente di arti marziali della protagonista e la colonna sonora di marca Motown (il tema del film è affidato alla voce di Willie Hutch). Omaggio esplicito al film è «Jackie Brown» che Quentin Tarantino, dirigendo la stessa Pam Grier, realizza negli anni Novanta.
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1974
Uptown Saturday Night

Esempio di rara quanto riuscita incursione del genere blaxploitation nella commedia classica. Tris di interpreti d'eccezione: Sidney Poitier, già ispettore Tibbs, Bill Cosby, destinato a diventare negli anni Ottanta il comicissimo papà de «I Robinson», e il cantante di Harry Belafonte, quello di «Banana Boat Song». Trama spassosissima: un operaio in vacanza (Poitier) e un amico (Cosby) di sabato sera si recano a un club a nord della città e subiscono una rapina. Il giorno successivo l'operaio scoprirà di aver vinto la lotteria, ma il biglietto fortunato si trova purtroppo conservato nel portafogli che gli è stato sottratto dai rapinatori. Il resto di «Uptowm Saturday Night» è un viaggio nel sottomondo newyorkese, tra criminali e prostitute, a caccia dell'importante refurtiva. I contemporanei lo salutarono come un capolavoro. La Warner Bros ci spese tre milioni di dollari ma incassò così tanto da riproporre l'accoppiata Poitier-Cosby nei successivi «Let's do it again» e «A piece of the action».
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1975
Mandingo

Quando a metà degli anni Settanta la blaxploitation era al suo apice, ciascun genere della cinematografia americana (dal poliziesco all'horror fino alla commedia passando per l'erotico) conobbe la sua particolare declinazione «nera». Non mancarono i film in costume: «Mandingo», diretto da Richard Fleisher e prodotto dall'italiano Dino De Laurentiis, rappresenta sicuramente il caso più celebre. La trama è tratta dall'omonimo romanzo di Kyle Onstott del 1957: nel 1840 in una piantagione di cotone della Louisiana il proprietario obbliga il figlio Hammons a sposare la cugina Blanche. Appreso che la moglie non è vergine, Hammons si prende un'amante nera e allora Blanche si concede a un poderoso schiavo della tribù dei Mandingo. Nasce un bambino nero che il medico sopprime. Andy Warhol lo giudicò il suo film preferito del 1975, Morando Morandini lo definì «un torbido e greve melodramma degli anni Cinquanta, ideologicamente aggiornato al liberalismo antirazzista dei Sessanta e in linea con la permissività sessuale dei Settanta». Forse non proprio un capolavoro, ma sicuramente un film importante.
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2 aprile 2010
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