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La riscoperta di Felice Carena

di Silva Menetto

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28 marzo 2010

Chi ha ricordo di Felice Carena?
La domanda non è peregrina se si pensa che stiamo parlando di un maestro del realismo italiano, osannato dalla critica nazionale ed internazionale tra le due guerre, vincitore del premio Carnegie  di Pittsburgh nel 1922 e del gran premio della Biennale di Venezia nel 1940 (www.labiennale.org). Nel secondo dopoguerra Carena scontò una sorta di ostracismo critico e poi di oblio dettato dalla volontà di purificare l’arte da tutti i legami – veri o presunti – con il fascismo.

Oggi il pittore viene riproposto al giudizio del pubblico e della critica attraverso una ricca antologica che l’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti di Venezia gli ha voluto dedicare (www.istitutoveneto.it).

Mostra didascalica ed esaustiva (www.felicecarena.it), realizzata su proposta della Regione Veneto, da tempo impegnata in un progetto culturale di riscoperta e di riflessione su quello che fu il ruolo preminente di Venezia e del Veneto nell’arte della seconda metà del Novecento.

L’opera di Carena – piemontese di nascita ma veneziano per elezione -  viene proposta al visitatore in un percorso cronologico suddiviso in otto sezioni: dalle radici crepuscolari e simboliste di fine Ottocento agli echi dei fauve e di Cézanne; dal “realismo poetico” (con la Deposizione del 1940, eccezionalmente prestata dai Musei Vaticani) all’ultima stagione, quella veneziana, appunto.

La curatrice Virginia Baradel ha scelto proprio questa chiave interpretativa. “Felice Carena e gli anni di Venezia” recita il titolo dell’esposizione e mette in evidenza il valore simbolico e reale che la città lagunare ebbe nella vita e nell’arte del pittore torinese.

Venezia è la città più amata da Carena, fin dalla prima partecipazione alla Biennale del 1909. E’ qui che sogna di vivere; qui soggiorna per lunghi periodi e finalmente prende casa nel 1945 per trscorrervi gli ultimi 20 anni della sua lunga esistenza (1879-1966).

Anni appassionati e fertili, anche se tormentati, dove i temi religiosi prendono sempre più spazio e un’umanità dolente si fa avanti, quasi mistica e sublimata, come le figure di El Greco.
Il segno diventa compendiario, il colore sempre più pastoso e materico. E’ l’espressionismo cui il pittore approda alla fine del suo percorso, quello che ce lo fa sentire più vicino al gusto novecentesco e  meno legato ai canoni classici.

Passando tra le sale vi suggeriamo di cercare gli autoritratti del pittore, realizzati in epoche diverse,  che di volta in volta registrano i suoi mutamenti stilistici ed esistenziali.

Una particolare attenzione merita anche l’ottava sezione (l’unica monotematica) che è dedicata alle nature morte. Qui i colori ritornano chiari e brillanti, quasi perlacei, e ci riconciliano con la quiete della luce veneziana, in un continuo rimando e confronto con le nature morte morandiane.

Venezia insomma diventa il prisma attraverso cui rileggere l’intera storia della pittura di Felice Carena. I saggi del catalogo Marsilio aiutano poi a completare la rilettura del personaggio, dando il senso della continua ricerca che contraddistinse l’opera di Carena.

FELICE CARENA E GLI ANNI DI VENEZIA
Venezia, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti
27 marzo 2010 – 18 luglio 2010
Catalogo Marsilio
Info: 041 5334420
www.felicecarena.it

Galleria fotografica

28 marzo 2010
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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