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Ai saldi il pensiero radicale

di Serena Danna

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10 Marzo 2010
Ai saldi il pensiero radicale. Nella foto Raj Patel

Del curriculum del pensatore radicale, a Raj Patel non manca niente. Plurilaureato nelle migliori università (da Oxford alla Cornell University), per alcuni anni al servizio della Wto e della Banca Mondiale, fondatore del movimento antiglobalizzazione e fautore di un certo "terzomondismo" che spazia dall'appoggio ai campesinos al visto negato dallo Zimbabwe per attività contro il regime di Mugabe.

Dopo vari testi di denuncia contro le politiche alimentari mondiali, nel nuovo libro Il valore delle cose (oggi in Italia con Feltrinelli) Patel affronta il tema dello squilibrio tra il costo delle merci e il loro reale valore, attaccando «il neoliberismo che ha portato alla crisi economico-finanziaria». Si dirà che Patel ha denunciato meccanismi sbagliati della distribuzione delle risorse anni prima che lo facesse la Fao. Fatto sta che nell'inferno del mercato impazzito, tra il girone degli economisti pentiti e quello dei demonizzatori d'avanguardia non c'è oggi molta differenza.

Il libro di Patel inizia con l'«ammissione di ignoranza» di uno dei più grandi redenti del capitalismo "duro e puro", Alan Greenspan. Il 23 ottobre del 2008, di fronte al Congresso, l'ex capo della Federal Reserve ammette il fallimento di un «paradigma di gestione del rischio».

Da qui il testo è un insieme di tesi classiche del pensiero radicale e atti di dolore provenienti dai «padroni dell'economia globale». Mentre gli economisti, Nouriel Roubini in testa, parlano di un ritorno delle bolle speculative, Patel è ancora alle premesse: «La nozione stessa di bolla si basa sulla premessa che quando la bolla scoppia tutto ritorna alla normalità». Allo stesso modo, tralasciando che in Francia c'è una commissione governativa che studia nuovi criteri per calcolare il benessere di una nazione, dice che il «il denaro, quanto il suo fratello maggiore Pil, costituiscono una misura inadeguata della felicità». Mentre il «sorry» di John Reed ex di Citigroup fa ancora eco, Patel torna sul documentario del 2003 The Corporation, atto d'accusa al sistema delle multinazionali. Nel mondo mainstream è in corso il dibattito sulla scuola di Chicago, con Richard Posner e Gary Becker che rinnegano la fiducia cieca, e intanto Patel "scopre" uno dei maestri di Chicago: «L'idea che i mercati siano efficienti ha trovato la sua apoteosi nell'ipotesi dei mercati sicuri formulata da Eugene Fama».
Il tutto è condito da salsa populista stile Tea Party: il team di Obama? «Tarzan della giungla economica». La felicità? «Non c'entra con il perseguimento della ricchezza». Giornalisti? Venduti.

Eppure c'è stato un tempo in cui pensatori radicali anticipavano cambiamenti e catastrofi. No Logo di Naomi Klein, le analisi sul neoliberismo di Noam Chomsky o le rivendicazioni ambientali del contadino José Bové davano spunti a chi non credeva o era fuori dalla dimensione di progresso dipinta dai governi. Oggi che Naomi Klein è diventata un'industria culturale, Chomsky un firmatario di appelli (spesso i giovanissimi ignorano che sia il più grande linguista vivente, in compenso sanno che è antiberlusconiano) e Bové siede al parlamento europeo – mentre gli economisti "ufficiali" sono paladini del pensiero critico – viene in mente il titolo di ieri dell'«Huffington Post» a proposito del moderato consigliere della Casa Bianca Paul Volcker: «Quando il più radicale è Paul Volcker vuol dire che abbiamo un problema». Oppure no?

Il dibattito sul capitalismo
La scrittrice
No global. Naomi Klein, 40 anni, è una giornalista, scrittrice, pubblicitaria canadese. È autrice del bestseller «No logo» (BaldiniCastoldiDalai editore, 2001), considerato il manifesto del movimento "no global", in cui ha analizzato la storia del "branding". Tra le altre pubblicazioni «Shock economy» (Rizzoli, 2007)

Il linguista
Teorico della comunicazione. Noam Chomsky nasce a Filadelfia nel 1928, è linguista, filosofo e fondatore della grammatica generativa. Tra i suoi libri ricordiamo «La fabbrica del consenso» (Marco Tropea editore, 1998) e «Il governo del futuro» (Marco Tropea editore, 2009)

Il contadino
Ecologista. Attualmente deputato europeo per la lista "Europe Écologie" dal 2009, José Bové è sindacalista e politico, esponente del movimento no global francese. Nato 56 anni fa nel sud della Francia, dove è allevatore, ha cavalcato molteplici manifestazioni di protesta contro la globalizzazione in agricoltura

Il valore delle cose
Raj Patel
€ 16,50 - 200 p.
Feltrinelli 2010



10 Marzo 2010
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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