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Hanno licenziato l'Uomo Ragno

di Giovanna Mancini

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03 marzo 2010

Hanno licenziato l'Uomo RagnoPassi che Lehman Brothers o City Group dichiarino bancarotta. Passi pure che il Washington Times o il New York Times licenzino parte dei propri dipendenti. Ma che anche il Daily Bugle, lo storico quotidiano newyorkese per cui lavora Peter Parker (meglio noto alle cronache come alter ego dell'Uomo Ragno) si trovi costretto a licenziare il nostro supereroe in abiti borghesi, è proprio un boccone difficile da digerire.
Eppure è così: i venti di crisi che hanno travolto l'editoria statunitense negli ultimi due anni non hanno risparmiato neppure il mondo della fantasia e l'attualità, fatta di licenziamenti e scatoloni da riempire in fretta per liberare la scrivania, è entrata nei fumetti, dritta fino ai piani alti dei supereroi. Nell'ultimo numero dell'edizione americana di Amazing Spider-Man, in uscita oggi negli Stati Uniti, il giovane Peter, fotoreporter free-lance per il Daily Bugle, viene licenziato in tronco («You're fired», titola la copertina), come del resto sta capitando a milioni di suoi connazionali.

Una nuova sfida si apre per lui che, smaltito il lavoro notturno contro i criminali metropolitani su e giù per i grattacieli della Grande Mela nei panni dell'Uomo Ragno, di giorno dovrà affrontare la battaglia contro la disoccupazione, a caccia di un nuovo impiego. Un'avventura prosaica, forse, ma non per questo meno difficile: «Continuerà a combattere per la salvezza della città, mentre a stento può permettersi un tetto sopra la propria testa», ha commentato Steve Wacker, senior editor della Marvel Comics, la casa editrice che pubblica il fumetto. E le prove da superare saranno ancora insidiosissime: arrabattarsi per pagare le bollette e procurarsi i materiali per la sua tela e per rattoppare il costume da supereroe. E purtroppo nel curriculum, quando si presenta ai colloqui, non potrà scrivere tra le competenze: «arrampicata su qualunque superficie, forza superumana, salto in lungo...».
«Non dubitiamo che ce la farà anche questa volta – rassicura Marco Marcello Lupoi, direttore editoriale di Panini Comics, che distribuisce in Italia i fumetti Marvel –. Del resto la Marvel si è sempre distinta, sin dagli anni 60, per la forte presenza dell'attualità nei suoi racconti. Anzi, in quegli anni fu proprio il tratto distintivo dei suoi supereroi rispetto a quelli della concorrente Dc Comics (Superman, Batman, Flash...ndr), indistruttibili e tutti di un pezzo». La chiave del successo di Spider-Man sta proprio nel carattere così umano di Peter Parker, sfortunato come tutti noi, alle prese con problemi sentimentali ed economici, con drammi come la malattia e la morte. In buona compagnia con altri personaggi come lui, a cominciare dai Fantastici Quattro, che anni fa si videro costretti a dichiarare bancarotta e vendere la sede della loro Corporation per ripianare i debiti.

Un «supereroe con superproblemi», insomma, che si è conquistato con le sue disavventure la simpatia di milioni di ragazzi, oggi adulti, che in lui si sono sempre identificati. All'inizio (il fumetto fu creato da Stan Lee e Steve Ditko nel 1962) era uno studente che si arrangiava tra mille lavoretti per pagarsi gli studi. Poi, crescendo, ha trovato lavoro nel prestigioso quotidiano newyorkese vendendo (facile esclusiva!) le foto dell'altro se stesso in azione. Ora il licenziamento. «Una nuova sfida da affrontare a livello umano – dice Leo Ortolani, disegnatore italiano e papà del comicissimo Rat-Man, antieroe per eccellenza –. Questo è Spider-Man e lo è sempre stato. Grazie alla fantasia di Stan Lee, che ha sempre voluto calare il suo supereroe in un mondo normalmente pieno di problemi. Nel nostro mondo, insomma. E nel nostro mondo Peter Parker, a parte i superproblemi con i supercriminali, ha sempre avuto tutti i normali problemi che abbiamo noi comuni mortali: con lo studio, con le ragazze, con i soldi per l'affitto, con la zia malata, con l'amico che parte per il fronte (all'epoca il Vietnam, ndr), con l'amico vittima della droga».

Ma come sarà accolta dai lettori la storia del licenziamento? Almeno nella fantasia, forse, vorrebbero sognare, dimenticare la crisi, la disoccupazione, le rate del muto insostenibili. «Non credo ci saranno molte proteste – dice Simone Bianchi, 37 anni, lucchese ma copertinista con contratto in esclusiva per la Marvel –: è un fatto che più i personaggi dei fumetti sono sfortunati, e più piacciono, così come piace l'ingresso anche prepotente della realtà nelle storie, una tendenza sempre più evidente tanto all'interno della Marvel, quanto della Dc». Basti pensare al successo di copie che, poco più di un anno fa, premiò il numero di Spider-Man in cui il protagonista incontrava nientemeno che il presidente Obama durante la cerimonia di insediamento».
In Italia la situazione è un po' diversa. È vero che abbiamo fumetti come Diabolik, che ha affrontato tematiche quali l'omosessualità, la questione dell'immigrazione e le cause animaliste, tuttavia, nota Lupoi, «le storie italiane sono ambientate in un eterno altrove, dalla Londra di Dylan Dog alla "Città Est" di Nathan Never». L'attualità, la cronaca sono delegate piuttosto ai graphic-novel e alla satira.

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03 marzo 2010
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