Seduto come se stesse nel tinello di casa, Marco Bellocchio ha tenuto ieri la Lezione di cinema, un onore che il festival di Cannes riserva solo a grandi registi. Bellocchio ha raccontato la sua vita e il suo concetto di cinema alla platea internazionale di una sala gremita, che ha ricambiato la sua naturalezza con risate e applausi. Il regista di I pugni in tasca ha duettato con il critico cinematografico Simon Michel Ciment lasciando disoccupata la traduttrice, perché Bellocchio ha dimostrato una ferma padronanza del francese (senza le finezze di un accento appropriato, ma chapeu). Fra gli spezzoni delle pellicole che lo hanno reso famoso - i Pugni in tasca (1965) appunto, Nel nome del padre (1972), Il diavolo in corpo (1986), L'ora di religione (2002), Buongiorno notte (2003) e Vincere (2009) - sono apparsi anche bei bozzetti di disegni che raccontano le scene.

Ma il regista si è schermito facendo ridere la sala: «Non è niente di che. Siccome i tempi tra l'ideazione del film e il ciack sono elefantiaci, ho ingannato le ore con questi disegni». Nei bozzetti si intravede una figuretta che è Aldo Moro in Buongiorno notte, costretto in un loculo con il viso segnato dalla tristezza, o la bella di Il diavolo in corpo in atteggiamento meditativo. Bellocchio ha raccontato poi la sua vita da attore mancato: «Ho iniziato cercando di fare l'attore, ma ho capito subito che era troppo difficile recitare e mi sono buttato sulla regia». Poi sono venute le note più serie, quelle relative ai film. Vincere, sulla vita di Ida Dalser, la moglie segreta del duce, in particolare è stato oggetto di domande da parte di Ciment. La pellicola venne presentata in competizione l'anno scorso, ma nonostante il successo del pubblico non guadagnò nessun riconoscimento. «Ho pensato che la lezione fosse un modo per "riparare" ai mancati premi dell'anno scorso, perché il film è andato benissimo soprattutto in Francia. Non mi aspettavo nemmeno il David di Donatello per la regia a distanza di tanto tempo dalla sua uscita. E' stata una vera soddisfazione», ha spiegato il regista poco prima della lezione, rispondendo anche alle domande sul diniego del ministro della cultura Bondi di partecipare al festival per la proiezione fuori concorso di Draquila, di Sabina Guzzanti. «Non capisco perché Bondi non sia venuto. Oltre a Draquila c'era il film di Luchetti, di Frammartino e la mia lezione di cinema. Per quelli di destra la cultura e il cinema è una cosa da comunisti, da perditempo. Ma la sinistra è assente, non ha contatto con il territorio, dovrebbe esserci un ricambio totale dei vertici». E rifererendosi a Draquila: «Non l'ho ancora visto, ma comunque abbiamo capito tutti che negli anni pellicole che attaccano frontalmente una persona hanno l'effetto contrario. E comunque se il mio vincere l'avessi chiamato perdere la sinistra si sarebbe certamente riconosciuta».

Le lacrime di Juliette Binoche nel giorno dei grandi assenti
I monaci martiri di Beauvois commuovono Cannes (di Paola Casella)
Le lacrime di Juliette Binoche e le provocazioni di Wilson
Binoche e Schimell nella "commedia del rimatrimonio" (di Emiliano Morreale)
La mafia giapponese di Kitano tra violenza e qualche risata
Un regalo a pubblico e critica la commedia british Tamara Drew di Stephen Frears
Kitano delude, Inarritu spiazza, Bardem incanta (di Boris Sollazzo)
Ellen Barkin: «Capita a tutti di essere fuori fuoco»
Le quattro volte di Frammartino Un lavoro sulla semplicità (di Paola Casella)

 

Trovo Cinema

Tutti i film

Tutti i cinema

Database del cinema

Film

Artisti

Tutto

Shopping24