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Maxifurto d'arte in diretta

di Marina Mojana

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21 maggio 2010

Non c'è pace per i musei d'arte in Francia. Ieri è toccato al Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris, da cui sono stati rubati cinque capolavori di Picasso, Modigliani, Matisse, Braque e Léger. Lo scorso dicembre era stato trafugato un Degas dal Museo Cantini di Marsiglia e nel giugno 2009 una cartella con 33 disegni autografi di Picasso (valutata da uno a tre milioni) era sparita dal Musée Picasso di Parigi. E ancora: nel febbraio 2007 erano stati rubati dall'abitazione parigina di Diana Widmaier-Picasso, nipote del padre del Cubismo, la Maya à la poupée (1938) e il Ritratto di Jacqueline (1961), tele stimate sui 50 milioni di euro e recuperate dalla polizia un anno e mezzo dopo. Mentre nel gennaio 2004 una sua Natura morta era stata sottratta al Museo George Pompidou di Parigi e recuperata tre mesi più tardi. C'è da augurarsi che la Brb francese (la Brigata per la repressione del banditismo), incaricata dell'inchiesta, chiuda anche questa indagine con successo.

Certo è che Picasso, con i suoi 106 milioni di dollari battuti da Christie's a New York lo scorso 4 maggio per l'olio su tela Nude, Green Leaves and Bust (1932), non è solo il pittore più caro del mondo, ma anche il più trafugato. Fa gola a molti, ma alla lunga si rivela un boccone indigesto: tutte le polizie internazionali sono allertate e refurtiva del genere è davvero difficile da smerciare. A meno che il mandante del furto non sia un collezionista capriccioso oppure un capo clan deciso a trasformare alcune opere d'arte in un lasciapassare. Marino Mannoia ha confermato, ad esempio, che è stata la mafia a sottrarre a Palermo, nel 1969, la Natività di Caravaggio. Così come un'altra mafia, quella del Brenta capeggiata da Felice Maniero, ha messo a segno nel 1992 il furto di opere di Velàzquez, Correggio, El Greco e Guardi nella Pinacoteca Civica di Modena, poi restituite in cambio del patteggiamento della pena.

Il furto di mercoledì, però, è stato fatto con eleganza d'altri tempi e da una sola persona; le telecamere di sorveglianza hanno ripreso un uomo vestito di nero e con un passamontagna, mentre entra nel museo rompendo il vetro di una finestra (non collegato al sistema d'allarme) segando un'inferriata e forzando un lucchetto con le pinze. Il colpo è avvenuto poco dopo la chiusura del Palais de Tokyo, nel quartiere del Trocadero che ospita il museo municipale, costruito a partire dal 1937 e inaugurato nel 1961. Nelle immagini l'uomo si aggira indisturbato nei corridoi e si impadronisce delle cinque tele tagliandole una a una con il classico metodo del taglierino, usato con perizia e cautela. Poi arrotola le tele e le infila in un borsone. Nessun allarme è suonato e del furto si sono accorti i custodi nel primo giro di ricognizione del mattino.

I cinque dipinti hanno un valore complessivo tra i 90 e i 100 milioni di euro. Si tratta di opere di maestri storici del Novecento, entrate in collezione attraverso donazioni o recenti acquisizioni. Le pigeon aux petits pois di Pablo Picasso, donato al museo dal dottor Girardin nel 1953, è un'opera cubista del 1911, stimabile sui 50 milioni di euro. L'olivier près de l'Estaque di Georges Braque, dipinta nel 1906, prima del suo percorso cubista con Picasso, fu venduta all'asta da Christie's New York, nel maggio 1998, per 4 milioni di dollari e oggi ne vale almeno il doppio. La pastorale di Henri Matisse (del 1905) risente della lezione di Cézanne e può essere quotata sui 5 milioni di euro, mentre la Nature morte aux chandeliers di Fernand Léger è un lavoro post-cubista degli anni 20 e quota sui 7-10 milioni di euro. Più costoso il bellissimo ritratto di donna con ventaglio di Amedeo Modigliani, dipinto nel 1919, poco prima della sua morte. La femme à l'éventail – uno dei capolavori del Musée d'Art Moderne di Parigi – ritrae Lunia Czechowska, amica e confidente dell'artista e riflette la sua ultima maniera influenzata dalla scultura.

21 maggio 2010
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