ECONOMIA &LAVORO

 
 
 
Lezioni per il futuro
 
HOME DEL DOSSIER
21 Giugno
20 Giugno
19 Giugno
18 Giugno
17 Giugno
16 Giugno
14 Giugno
TUTTI GLI INTERVENTI

Italia senza veti, rivoluzione pacifica

di Corrado Passera

Pagina: 1 2 3 4 di 4 pagina successiva
commenti - |  Condividi su: Facebook Twitter|vota su OKNOtizie|Stampa l'articoloInvia l'articolo|DiminuisciIngrandisci
21 giugno 2009

«... PAGINA PRECEDENTE
Come fare per arrivare a 250 miliardi di investimenti che possono creare milioni di posti di lavoro e rafforzare il nostro paese sul piano mondiale? Non vogliamo destinare a un progetto del genere l'1% della spesa pubblica da recuperare attraverso la riduzione degli enormi sprechi ancora presenti? Così facendo si possono recuperare 40-50 miliardi di risorse nel quinquennio. Non vogliamo poi destinare lo 0,5% all'anno del patrimonio pubblico per la realizzazione di infrastrutture? Sono almeno altri 50 miliardi a disposizione. Non vogliamo destinare il 10% della vergognosa evasione fiscale che continua a resistere in tanti settori? Anche da lì forse possono giungere altri 50 miliardi. Tutti sappiamo che non è per nulla facile mobilitare somme del genere, ma se c'è una forte volontà di affrontare quest'emergenza nazionale, l'obiettivo dei 250 miliardi in cinque anni è alla nostra portata.

Se vogliamo rilanciare la crescita attraverso un grande piano di rafforzamento strutturale di un sistema paese che può contare su una presenza equilibrata di industria, agricoltura, turismo e servizi, il problema più difficile da risolvere non sono però i soldi, ma il sistema decisionale, di fatto bloccato sia a livello istituzionale, sia a livello di pubblica amministrazione, sia a livello giudiziario. Anche se avessimo pronti 50 miliardi da investire ogni anno non riusciremmo a spenderli ed è questo il paradosso.

Su questo punto cruciale tutti dobbiamo concentrarci e non aver più pace fino a quando non verrà migliorato e risolto. Se non correggiamo l'attuale situazione, il nostro paese muore. Cinque livelli istituzionali tutti più o meno inefficienti dal punto di vista decisionale a causa di una confusa sovrapposizione di competenze e responsabilità; una miriade di altre entità che possono dire la loro su tutto; necessità di "concerto" su ogni decisione; potere di veto per tutti; procedure lunghissime e sempre impugnabili; nessuna responsabilizzazione né sulle decisioni né sui divieti. Ogni passaggio decisionale è defatigante e lentissimo. Tutto ciò blocca l'occupazione e la crescita, impedisce i necessari recuperi di produttività, facilita la corruzione, tiene lontani gli investimenti esteri e mette inutili zavorre alla competitività delle imprese, fa perdere tempo prezioso alla vita degli individui e delle famiglie.

Qui sta la riforma delle riforme: che non costa nulla, anzi che fa risparmiare e crea ricchezza e occupazione. È una riforma fatta di competenza e buon senso, che troverà gli ostacoli maggiori in coloro che confondono la democrazia con l'irresponsabilità e che vogliono mantenere il diritto di "dazio" su tutti i passaggi. È una riforma che produce il più prezioso dei capitali sociali, la fiducia. Semplificazione, certezza della norma, certezza della titolarità della decisione, accorciamento della catena decisionale, applicazione integrale del principio di responsabilità, riduzione drastica della possibilità dei veti incrociati a priori, ma rigorosa valutazione oggettiva dei risultati conseguiti, modernizzazione spinta degli strumenti di gestione e ascolto e molto altro che non peserebbe più di tanto sul bilancio dello stato e delle istituzioni, ma agirebbe da catalizzatore dinamico del sistema.
Il credito: oggi il credito è l'unica variabile positiva che ancora cresce. Le banche, come tutti gli altri attori, possono e devono fare di più. Ci vuole più coraggio a fare credito oggi rispetto a due anni o anche solo un anno fa: ma dove l'imprenditore ha il coraggio di investire, anche la banca lo deve avere. Non creiamoci però aspettative ingiustificate: il credito finanzia soprattutto fatturati e investimenti, ed entrambe queste grandezze sono in forte calo: il trend del credito non è una variabile indipendente.

Siamo al minimo dei tassi sugli impieghi e al minimo dei margini bancari, anche a causa del costo della raccolta bancaria a medio termine oggi ancora ai massimi. Siamo ai massimi delle perdite su crediti e siamo ai massimi dell'imposizione fiscale.

È un'equazione, quella dei bilanci bancari, che dovrebbe preoccupare tutti; se le banche commerciali dovessero indebolirsi oltre un tanto, il sistema intero ne risentirebbe pesantemente. Le banche italiane sono, per opinione unanime - fuori d'Italia - quelle che hanno maggiormente evitato la finanza fine a se stessa - anche grazie a buone regole e buona supervisione - e che sono maggiormente impegnate nei finanziamenti alle imprese. Ma ripeto: anche le banche sanno di dover ulteriormente migliorare e sono pronte a svolgere una parte importante del lavoro che rilancerà il nostro paese.

In sintesi, senza uno sforzo eccezionale rischiamo una recessione ancora lunga e grave o, nella migliore delle ipotesi, di perdere il prossimo treno. Il nostro paese può crescere di più, ma ha bisogno di un piano pluriennale che lo rafforzi strutturalmente e nel breve necessita di uno shock positivo che blocchi lo scivolamento. Negli ultimi mesi sono stati presi molti provvedimenti utili ad affrontare l'emergenza. Ora possiamo lavorare per costruire una nuova fase di crescita.
  CONTINUA ...»

21 giugno 2009
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Pagina: 1 2 3 4 di 4 pagina successiva
RISULTATI
0
0 VOTI
Stampa l'articoloInvia l'articolo | DiminuisciIngrandisci Condividi su: Facebook FacebookTwitter Twitter|Vota su OkNotizie OKNOtizie|Altri YahooLinkedInWikio

L'informazione del Sole 24 Ore sul tuo cellulare
Abbonati a
Inserisci qui il tuo numero
   
L'informazione del Sole 24 Ore nella tua e-mail
Inscriviti alla NEWSLETTER
Effettua il login o avvia la registrazione.
 
 
 
 
 
 
Cerca quotazione - Tempo Reale  
- Listino personale
- Portfolio
- Euribor
 
 
 
Oggi + Inviati + Visti + Votati
 

-Annunci-