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Fotovoltaico, la corsa continua. Prevista una riduzione degli incentivi

di Giuseppe Caravita

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7 maggio 2009

VERONA _ l'Italia potrebbe essere uno dei primi paesi al mondo a sfondare la barriera della "grid parity" nel fotovoltaico. Ovvero di un costo dell'elettricità prodotta via celle solari quantomeno uguale ai prezzi di mercato. E da lì in avanti aprire una fase nuova, con un'industria dei pannelli solari auto-sostenuta, quasi senza incentivi pubblici e con una crescita distribuita, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno, le più favorite dal sole.

La previsione trova concordi un po' tutti gli esperti convenuti all'Italian Pv summit apertosi ieri a Verona. Un convegno internazionale piuttosto nutrito (presenti le maggiori aziende mondiali del settore, dalla Q-cell tedesca alla Suntech cinese, alla FirstSolar Usa) e proseguito oggi dentro il SolarExpo, la fiera fotovoltaica veronese che anche quest'anno farà segnare presenze record (circa 60mila visitatori attesi). In discussione non è la svolta ma piuttosto il quando. Per esempio Anton Milner, fondatore di Q-Cells (il numero uno mondiale per produzione di celle solari) l'anticipa persino al 2010 (con un paio d'anni di anticipo sulle previsioni correnti), e prevede che il battistrada mondiale della grid parity potrebbe essere proprio il settore residenziale italiano. E poi, dal 2012, con il calo dei prezzi dei pannelli fotovoltaici (che Milner stima del 50% al 2015 sia per le celle in silicio che per il film sottile) entreranno nella sfera della piena economicità gli impianti sui tetti commerciali e industriali del Sud Europa e infine, al 2015-2020, il fotovoltaico sarà a parità di mercato un po' per tutto il continente, tetti tedeschi compresi.

«E sulla Sicilia conto molto – dice Milner – dove abbiamo intenzione di investire anche in reti distributive, di istallazione e supporto». Certo, si tratta di previsioni di parte, scenari provenienti un grande produttore industriale, ma fondate sull'incrocio tra due curve che l'intera industria sta misurando. Da un lato, complice anche la recessione, il prezzo dei pannelli solari sta crollando, da fine 2008, almeno del 20-30%. «E l'evoluzione tecnologica consentirà al 2015 un abbattimento stimato al 50%, conferma Winfried Hoffman, presidente dell'Epia, l'associazione fotovoltaica europea». Dall'altro lato, specie per gli utenti domestici, l'assunto è che le tariffe elettriche tenderanno a salire, con la ripresa dei prezzi delle fonti fossili.

Un'opportunità, ma non priva di rischi. Oggi L'Italia è il paese più generoso al mondo in termini di tariffe incentivate sul fotovoltaico (oltre 45 centesimi per chilowattora, con il nuovo conto energia avviato nel 2007, contro 32 in Germania e altri paesi europei) e il mercato, di conseguenza, continua a impennarsi: «Soltanto nei primi tre mesi del 2009 siamo passati da 32 a 37mila impianti in esercizio - rileva Gerardo Montanino, direttore del Gse, il gestore elettrico che eroga gli incentivi del conto energia - e abbiamo segnali per migliaia di gigawatt di domande di interconnessione, almeno sulla carta. Abbiamo tariffe incentivate troppo alte che stanno generando un affollamento anche di attività speculative. E queste ultime finiscono per intasare anche il sistema delle autorizzazioni, già di per sé lento e variegato, Regione per regione».

Di questo passo entro la seconda metà del 2010, prevede Montanino, il tetto dei 1200 megawatt fotovoltaici incentivati dal conto energia sarà superato. E a quel punto, secondo la legge, le tariffe dovranno essere riviste. Una rimodulazione su cui sono già al lavoro gli esperti del ministero dello Sviluppo Economico e dell'Ambiente. «Seguiremo l'iter previsto dalla legge - spiega Luciano Barra, capo della segreteria tecnica della divisione energia del ministero dello Sviluppo Economico - Tra poche settimane cominceremo ad aprire un tavolo di discussione aperto. Non solo al Ministero dello Sviluppo Economico e dell'Ambiente, ma anche alle Regioni e alle associazioni del settore».

Una rimodulazione del conto energia, dal 2010, che nessuno, qui a Verona, si auspica troppo drastica. «Di sicuro dobbiamo evitare quello che è avvenuto in Spagna l'anno scorso _ spiega Gianni Chianetta, presidente di Assosolare - Ovvero il boom incontrollato dei grandi impianti fotovoltaici e generosamente incentivati (per vent'anni) che ha costretto il governo spagnolo a mettere un tetto riducendo a più di un terzo, di colpo, i finanziamenti, con il conseguente blocco degli investimenti e delle imprese».

Una cautela condivisa anche da Guidalberto Guidi, presidente dell'Anie. «La manovra sul conto energia va calibrata attentamente, sull'andamento effettivo dei costi industriali e con un quadro di riferimento certo per le imprese già da quest'anno – aggiunge Gert Gremes, presidente del Gifi-Anie». «In modo che gli investimenti che stiamo facendo nella nascente filiera fotovoltaica italiana non vengano messi in discussione», rileva Domenico Sartore, amministratore delegato di Estelux, azienda che si avvia a lanciare un impianto per la produzione di polisilicio (la materia prima base delle celle solari), dentro il petrolchimico di Ferrara, per alcune decine di milioni di euro di impegno. Quindi un sì da parte delle associazioni alla rimodulazione del conto energia, (magari assieme a un riordino del caotico regime delle diverse autorizzazioni regionali, via linee guida valide per tutti e da tempo attese). Per esempio, come ha proposto oggi al Solarexpo l'ex ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani, con una logica a scalini discendenti «già annunciati entro questo luglio». Proprio per non perdersi per strada un'industria nascente che finora, secondo stime del Gifi, ha già fruttato circa 15mila nuovi posti di lavoro. «E che potrebbe divenire una sorta di laboratorio mondiale del fotovoltaico a grid parity - conclude Luca Zingale, direttore scientifico del SolarExpo - con gli occhi di tutto il mondo puntati proprio sull'Italia, come sta avvenendo oggi qui a Verona».
  CONTINUA ...»

7 maggio 2009
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