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Private banker a caccia di milionarie

di Monica D'Ascenzo

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In Gran Bretagna il sorpasso è già avvenuto. In Italia, nonostante il trend sia in crescita, il numero delle donne milionarie resta ancora inferiore a quello degli uomini. Oltremanica nelle nuove generazioni, nella fascia d'età tra i 18 e i 44 anni, le milionarie sono più dei milionari e le stime indicano che entro il 2025 le donne deterranno il 60% delle ricchezze personali britanniche. In Italia è complesso avere una fotografica precisa, ma è una certezza che le donne, che gestiscono ricchezze familiari oltre i 500mila euro, hanno superato la soglia delle 100mila. Secondo i dati elaborati dall'Associazione italiana private banking (Aipb) per Il Sole 24 Ore, oltre il 20% dei clienti del private banking è rappresentato da nuclei familiari con un patrimonio finanziario superiore ai 500mila euro, in cui chi prende le decisioni sugli investimenti è una donna. Insomma, anche questo settore, storicamente dominato da clientela e operatori maschili, sta cambiando pelle. «Le donne oltre ad avere aspettativa di vita maggiore hanno cominciato, in numeri assoluti, a detenere posizioni di prestigio nei diversi settori industriali e dunque a controllare maggiori porzioni di ricchezze. In particolare stanno aumentando le loro ricchezze a seguito di divorzi più frequenti e per motivi successori e hanno influenza crescente anche perché assumono ruoli manageriali nelle imprese e nella gestione dei patrimoni familiari» commenta Bruno Zanaboni, segretario generale dell'Aipb.

Le grandi banche non ignorano il fenomeno e hanno messo all'opera i propri dipartimenti di analisi quantitativa per studiare i "comportamenti finanziari" e le esigenze femminili in modo da poter offrire loro prodotti e servizi mirati. «C'è una forte differenza tra uomini e donne – spiega Zanaboni – nella propensione al rischio e nel profilo finanziario. Se da una parte gli uomini hanno un buon interesse verso temi finanziari, propendono per un coinvolgimento in prima persona nella gestione degli investimenti e si lasciano attirare da prodotti evoluti e innovativi quali hedge funds e fondi immobiliari. Le donne, invece, sono più interessate a un servizio di consulenza finanziaria, che abbia la capacità di comprendere le esigenze prioritarie, di comunicare in modo chiaro, la buona padronanza del dossier del cliente e le capacità professionali dimostrate nel dare buoni consigli». Ma non solo, perché le donne sono «meno politicizzate» e sono «più stabili anche nelle decisioni e nelle scelte strategiche».

Una mappa, quella disegnata da Aipb, che evidenzia ancora forti differenze fra le diverse aree geografiche: «Leggendo i dati della distribuzione geografica delle clienti private, le donne si concentrano nel nord e soprattutto nei centri piccoli, mentre gli uomini nel nord-est e nei centri metropolitani» spiega Zanaboni. La maglia nera va alla Campania dove meno del 5% dei clienti private è donna, ma anche la Lombardia nonostante il record di 174.800 clienti conta solo il 13,8% di investitrici. Ben sopra la media nazionale, invece, il Friuli Venezia Giulia (31%), la Liguria (28,6%) e al sud la Puglia e la Sicilia con "quote rosa" oltre il 21 per cento.

Al contrario della Gran Bretagna, in Italia sono più numerose le donne facoltose oltre i 44 anni, circa il 21,8% dei clienti contro solo il 16,3 per cento. «Le clienti hanno un'età media di 55 anni, superiore rispetto a quella maschile e una massima propensione alla delega» spiega Zanaboni, aggiungendo poi che «le banche si stanno attrezzando per avere prodotti con maggiore appeal per le donne, non tanto basati sulla strategia, quanto basati sulla tattica e sull'obiettivo finale da raggiungere. Anche il recruiting di private banker donne per clientela femminile è un modo di fare tattica. Alcuni credono che le donne abbiano maggior talento degli uomini nell'analizzare i bisogni finanziari, attitudine che deriva dalla capacità ancestrale delle donne di gestire la famiglia».

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