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Scudo a ostacoli per l'opera d'arte

di Marilena Pirrelli

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25 ottobre 2009

L'arte non tornerà in Italia con lo scudo fiscale. Se emergerà, il rimpatrio giuridico sarà l'unica strada percorribile. Molti tecnici e operatori condividono questa ipotesi: tornare in Italia, infatti, può costare la "nazionalizzazione" delle opere, sottoponendole ai vincoli di circolazione dei beni culturali e di notifica ben noti.

Le strade dello scudo
Lo scudo sana situazioni in cui le opere d'arte detenute all'estero al 31 dicembre 2008 possono aver dato luogo a violazioni delle norme sul monitoraggio, se acquistate tra il 2004 e il 2008 con fondi non dichiarati o se sfruttate economicamente, per esempio prestate a mostre dietro compenso. Lo scudo prevede due strade: regolarizzazione e rimpatrio. La gran parte dei tecnici suggerisce di inserire nella dichiarazione riservata il valore d'acquisto. Con la regolarizzazione, possibile solo dai paesi aperti allo scambio d'informazioni, il collezionista se vuole può lasciare i beni all'estero, si autodenuncia (perde l'anonimato), versa il 5% a un intermediario – banca, sgr, fiduciaria, sim – che funge dietro compenso da sostituto d'imposta e comunica all'agenzia delle Entrate il nominativo fiscale e il rientro del denaro.
In caso di rimpatrio (unica soluzione per i paesi della black list) il collezionista non perde l'anonimato. Ma il rimpatrio fisico, così come la regolarizzazione con il trasporto al seguito, sono fortemente sconsigliati per due ragioni. Ci sono aggravi relativi all'Iva sull'importazione in Dogana; dai paesi extra Ue, come Svizzera e Stati Uniti, è pari al 10%, rettificata fino al 20% da alcune dogane (Milano e Firenze), come denunciato dall'Associazione nazionale gallerie d'arte moderna e contemporanea, a conoscenza di diversi contenziosi in corso con i mercanti d'arte, poiché le dogane richiedono un attestato "di opera d'arte" dalla Sovrintendenza.

Il rientro difficile
«A parte l'Iva, il vero deterrente al rientro di un'opera in Italia sono le normative sulla circolazione dei beni culturali e sulla notifica, il vincolo all'esportazione per opere con oltre 50 anni, molto spesso ragione della fuga e, probabilmente, del futuro mancato rientro», precisa l'avvocato Giuseppe Calabi. Nessun incentivo dallo scudo per ridurre questi limiti che hanno reso l'Italia un mercato minore, dove un Fontana o un Morandi, proprio per la potenziale notifica, rischiano di valere un terzo di quanto quoterebbero a Londra.
La via dell'arte – da Canaletto a Picasso – passa da Chiasso per proseguire verso Zurigo e il porto franco di Ginevra – da maggio privo di riservatezza sull'identità, valore e proprietario delle opere – perché collezionare significa anche poter aggiornare e scambiare i pezzi della propria raccolta. Non resta dal più grande museo privato a cielo aperto (la Svizzera), così come dal Principato di Monaco e dal Liechtenstein, che la strada del rimpatrio giuridico.

Il rimpatrio giuridico
Ma come? «Abbiamo individuato due modalità operative», spiega Fabrizio Vedana, direttore area legale e relazioni esterne di Unione fiduciaria: «trasformiamo l'opera in titoli intestabili alla fiduciaria (cartolarizzazione o società di capitali estera) o prevedendo la custodia e l'amministrazione del bene. La società fiduciaria non si intesta le opere, ma i titoli che ne rispecchiano il valore e li scuderà sanando l'omessa dichiarazione del cliente».

I costi
E i costi? «Per cartolarizzare un'opera o una collezione da un milione di euro la costituzione del veicolo SPV (Special Purpose Vehicle) può costare circa 20mila euro, più in media 35mila euro per la gestione annuale, oltre, ovviamente, al versamento del 5% del valore delle quote da scudare: si arriva a 105mila euro, più le commissioni annue sulla massa amministrata dalla fiduciaria ed eventuali costi accessori». Se, invece, si opera attraverso un contratto di custodia e amministrazione di beni per conto terzi stipulato con la fiduciaria, bisognerà tener conto dei costi di deposito assicurato del bene presso caveau climatizzati (60 franchi svizzeri al mq) e le commissioni fiduciarie. Infine, il rimpatrio con la costituzione da parte del collezionista di una società di capitali di diritto estero cui sono conferite le opere – intestando i titoli alla fiduciaria – prevede, oltre ai costi di costituzione, le commissioni annue calcolate sulla massa amministrata dalla fiduciaria.

25 ottobre 2009
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