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GOVERNANCE / Generali e la lista del cda

di Riccardo Sabbatini

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13 febbraio 2010


L'attenzione finora è stata monopolizzata sul nome del futuro presidente o Ceo del Leone. Ma non è soltanto quello il motivo di interesse dell'assemblea di fine aprile delle Generali. Quelle nomine, naturalmente, rivestono la maggiore importanza per il futuro del gruppo assicurativo. Ma, formalmente, non verranno decise dagli azionisti nel corso del meeting ma dal nuovo Cda appena insediato. Piuttosto è proprio nei criteri di elezione del board che è in arrivo il principale cambiamento. Nelle Generali per la prima volta debutteranno le nuove regole di legge (risalgono al 2006) per assicurare attraverso il voto per lista la presenza delle minoranze in consiglio. Lo stesso meccanismo aveva fatto la sua comparsa due anni fa per il rinnovo del collegio sindacale della compagnia, dando luogo ad una significativa dialettica tra gli azionisti "minori" (ne fu protagonista anche l'hedge fund di Davide Serra). Ma, in questa occasione, la posta in gioco è ancora più importante.
Lo statuto del Leone è molto "democratico", riserva alle minoranze ben tre posti (mantenendo invariate le 20 poltrone dell'attuale board) che verrebbero indicati dalla seconda lista classificata. Chi prenderà parte al gioco? Su questo punto è da segnalare un'atipicità del gruppo triestino che ha riservato anche al Cda uscente la possibilità di presentare una sua lista. Come, del resto, è sempre avvenuto in passato. Non è chiaro se tutto ciò sia completamente allineato al nuovo contesto normativo. Il Testo unico della Finanza impone agli statuti di prevedere la elezione per liste determinando «la quota minima di partecipazione richiesta per la presentazione di esse». Ora, a ben guardare, un Cda non possiede azioni e, pertanto non potrebbe esporre quel requisito richiesto dalla legge. Anche due anni fa furono gli amministratori a prendere l'iniziativa della lista ma, per i sindaci, la normativa è diversa e non compare esplicitamente il requisito del possesso azionario. Allo stesso tempo, sul piano sostanziale, c'era una sentenza della corte di Cassazione che vietava ai controllati (Cda) di scegliersi i controllanti (sindaci). La Consob pose un quesito alle Generali che rispose affermando la piena legittimità del suo statuto. Ora la questione potrebbe ripetersi. In teoria la lista del Cda potrebbe promuovere una dialettica nuova emancipando il management da un eccessivo condizionamento dei soci forti. Ed è singolare che trovi un ostacolo in una disciplina pensata per tutelare le "minoranze".

13 febbraio 2010
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