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HILLARY RODHAM CLINTON / Alla crescita sostenibile serve più trasparenza

di Hillary Rodham Clinton *

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17 Dicembre 2009

Il nostro mondo è avviato lungo una strada insostenibile, che minaccia non solo l'ambiente, ma anche l'economia e la sicurezza dei nostri paesi. È tempo di lanciare un ampio accordo operativo sui cambiamenti climatici, che ci consenta di imboccare una strada nuova.
Un accordo di successo dipende da una serie di elementi chiave, ma due in particolare stanno emergendo come essenziali: il primo è che tutte le maggiori economie devono adottare una serie di iniziative forti a livello nazionale e avere la ferma volontà di tradurle in pratica; il secondo è la necessità di accordarsi su un sistema che consenta una piena trasparenza e garantisca l'effettiva applicazione delle iniziative nazionali.
La trasparenza sarà l'elemento che garantirà che questo accordo possa diventare realtà operativa e non una semplice aspirazione. Dobbiamo tutti prenderci la nostra parte di responsabilità, tener fede ai nostri impegni e dire la verità, se vogliamo che un accordo internazionale risulti credibile.
I rappresentanti di oltre 190 paesi si sono riuniti a Copenhagen nella speranza di rispondere a questa sfida urgente per il pianeta. Se vogliamo davvero conseguire questo obiettivo, dovremo tutti sposare questi princìpi. Non è un segreto per nessuno che gli Stati Uniti per troppo tempo hanno chiuso gli occhi sui cambiamenti climatici. Ma ora, sotto la guida del presidente Obama, ci stiamo assumendo le nostre responsabilità e stiamo prendendo misure.
L'amministrazione Obama ha già fatto più di qualsiasi altro governo americano per promuovere l'energia pulita e affrontare i cambiamenti climatici. Stiamo investendo più di 80 miliardi di dollari nell'energia pulita e lavorando col Congresso per introdurre leggi generali ed esaustive su clima ed energia. Inoltre, abbiamo annunciato l'intenzione di tagliare le emissioni del 17% rispetto ai livelli del 2005 entro il 2020, e in ultima analisi in linea con la versione finale delle leggi sul clima e sull'energia.
Alla luce degli obiettivi del presidente, il percorso previsto in base alle leggi in discussione al Congresso estenderebbe questi tagli al 30% entro il 2025, al 42% entro il 2030 e oltre l'80% entro il 2050. Sono queste le iniziative necessarie per un accordo efficace.
Gli Usa sono anche impegnati per coinvolgere partner di tutto il mondo nella lotta contro i cambiamenti climatici: questo sforzo ha prodotto risultati concreti. Il presidente Obama ha lanciato il forum delle maggiori economie sull'energia e sul clima, dove si sono incontrati i paesi per discutere e giungere a un accordo. Ha incoraggiato un'intesa, prima fra i paesi del G-20 e poi fra gli stati dell'Apec (cooperazione economica Asia-Pacifico), per eliminare gradualmente i sussidi ai combustibili fossili. Questa iniziativa potrebbe riuscire a ridurre le emissioni di gas serra a livello globale del 10% o più entro il 2050.
Non dovrebbero esserci dubbi sul nostro impegno. Siamo pronti a fare i passi necessari per arrivare a un nuovo accordo, che getti le basi per una crescita economica sostenibile sul lungo corso.
Dovrà essere uno sforzo comune. Tutte le maggiori economie, sviluppate e in via di sviluppo, dovranno prendere iniziative trasparenti per ridurre le emissioni di anidride carbonica. Le azioni richieste ai paesi industrializzati e ai principali stati in via di sviluppo non saranno le stesse, ma tutti dobbiamo fare la nostra parte. L'aumento delle emissioni nei prossimi vent'anni verrà quasi interamente dai paesi in via di sviluppo: senza il loro impegno una soluzione è impossibile. Qualcuno è preoccupato che un'intesa forte sui cambiamenti climatici possa minare gli sforzi delle nazioni in via di sviluppo per costruire la propria economia, ma è vero il contrario. Questa è un'opportunità per trainare gli investimenti e la creazione di occupazione in tutto il mondo, portando servizi energetici a centinaia di milioni di poveri.
Gli Stati Uniti sono favorevoli a un accordo che integri e promuova lo sviluppo sostenibile, trasportando il mondo verso un'economia a basse emissioni. L'accordo che cerchiamo garantirà un sostegno finanziario e tecnologico ai paesi in via di sviluppo, in particolare a quelli più poveri e vulnerabili, per aiutarli a ridurre le emissioni e adattarsi ai cambiamenti climatici. Siamo pronti a unirci agli sforzi per mobilizzare fondi a intervento rapido, che saliranno fino a 10 miliardi di dollari nel 2012, a sostegno degli sforzi dei paesi che ne hanno necessità.
La via che è emersa da mesi di negoziati è sotto gli occhi di tutti: iniziative a livello nazionale, un accordo che internazionalizzi quegli impegni, assistenza per i paesi che sono più vulnerabili e meno preparati a far fronte agli effetti dei cambiamenti climatici e standard di trasparenza che forniscano credibilità a tutto il processo. Gli Stati Uniti sono pronti a percorrere questa strada e sperano che anche il resto del mondo giunga alla stessa decisione nel corso di questa settimana.

* Hillary Rodham Clinton è segretario di stato degli Usa
(Traduzione di Gaia Seller)
© 2009 the International Herald Tribune, distribuito da The New York Times Syndicate

17 Dicembre 2009
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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