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Il sogno sfuggente dell'atto paneuropeo

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30 novembre 2009

Paolo Pasqualis ha un sogno: l'atto autentico europeo. Un atto notarile con validità continentale, un altro indispensabile mattone della costruzione europea. Quasi un bisogno dei tempi. «Ad esempio – dice Pasqualis, notaio a Portogruaro – riconoscere i diritti di una coppia olandese dello stesso sesso, in un atto di donazione di una proprietà su un'isoletta greca». Oggi, per i due olandesi, sarebbe un bel problema.
La verità, ammette Pasqualis, che è membro del gruppo di lavoro sull'atto autentico europeo presso il Cnue, il consiglio dei notariati d'Europa, è che non si tratta di un sogno irraggiungibile. Ma difficile da raggiungere, sì.
Per cominciare, il sogno di una legislazione europea si infrange su un grande divario culturale: al contrario della civil law del mondo latino, la common law del mondo anglosassone (nella Ue Irlanda, Regno Unito, Svezia, Danimarca, Finlandia e Cipro) non prevede l'esistenza dei notai. «Né i public notaries di Londra – tutt'altra figura professionale – possono arginare il divario», osserva Pasqualis. In Europa, la partita è 21 contro 6. Ma è difficile da vincere.
«Poi c'è da mettere a disposizione gli atti esistenti e creare sistemi per renderli compatibili», fra le diversità dei sistemi tecnologici, delle legislazioni e delle consuetudini. Gli stessi notariati europei (il prossimo presidente del Cnue sarà
italiano: Roberto Barone) non sono d'accordo fra di loro.
Ma il sogno vive e – come ammetterebbe quella fantomatica coppia olandese – è pure legittimo. Una soluzione provvisoria, dice Pasqualis, da anni al lavoro sul tema, sarebbe quella di cominciare ad armonizzare le regole sulle interconnessioni. Prima di avere un atto notarile europeo digitalizzato come quello nazionale, ci vorrà del tempo.

30 novembre 2009
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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