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Casse all'opera sulla stabilità

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Mercoledí 16 Ottobre 2013

Le Casse di previdenza dei professionisti hanno vinto la scommessa lanciata dall'ex ministro del Lavoro, Elsa Fornero, e quasi tutte sono riuscite a riformarsi per garantire la stabilità a cinquant'anni. Un successo importante che nessuno ha avuto il tempo di festeggiare. I problemi da affrontare sono ancora troppi per dirsi soddisfatti dei risultati.
Adeguatezza
La prima grande preoccupazione riguarda ora l'adeguatezza delle prestazioni. La questione interessa soprattutto quei professionisti che andranno in pensione con il calcolo contributivo e va risolta oggi per non diventare un grave problema sociale domani (i professionisti in Italia sono più di un milione e mezzo).
Le Casse ne sono consapevoli e non sono state a guardare. Lo ha fatto, a esempio, la Cassa dei Dottori commercialisti, tra le prime, dieci anni fa, a deliberare il passaggio al sistema di calcolo contributivo consapevole che nel lungo periodo il sistema non avrebbe tenuto. L'obiettivo era di ridurre, almeno in parte, la forbice tra vecchi e nuovi iscritti, attraverso l'introduzione di un contributo di solidarietà per i pensionati e un calcolo meno vantaggioso sul retributivo già maturato. Una scelta dettata dalla necessità di calmierare in parte i vantaggi di cui godevano le vecchie generazioni; alcuni iscritti "anziani" però non hanno accettato di buon grado questi interventi e si sono rivolti alla magistratura. Queste scelte si sono scontrate con l'opposta interpretazione dei tribunali del comma 763 della legge 296/2006. Forse la soluzione a questo problema arriverà con l'approvazione della legge di stabilità per il 2014.
Il passaggio al contributivo è stato poi seguito da molti altri enti per rispettare la stabilità a cinquant'anni. Interventi al rialzo sono anche stati fatti sui contributi e sull'età pensionabile. Ma non è sufficiente. Servono risorse per aiutare i giovani ad avviare la professione, fondi per tutelare i lavoratori autonomi nei momenti di crisi o nelle situazioni contingenti (come calamità o malattia), più risorse per il welfare.
È difficile però, e i presidenti di tutte le Casse lo sanno bene, studiare strategie di medio-lungo periodo per mettere in sicurezza i conti, far fruttare il capitale pensionistico di ogni iscritto, e creare un welfare forte quando quotidianamente ci si trova a dover combattere sempre nuove battaglie e a difendere il proprio patrimonio.
Tassazione dei rendimenti
Tra gli annosi problemi la cui soluzione sembra lontana ricordiamo l'eccessiva pressione fiscale sui rendimenti, tassati al 20% come se si trattasse di un qualunque investitore privato (un trattamento diverso viene invece adottato sui fondi integrativi). Vien quasi da sorridere se si pensa che fino al 2011 la tassazione dei rendimenti finanziari era del 12,5% e molti politici erano favorevoli (almeno a parole) ad abbassarla all'11% come per i fondi pensione del secondo pilastro.
L'elenco Istat
C'è l'elenco Istat che mette spesso gli enti privati in difficoltà. Una storia che ha radici lontane: le Casse di previdenza privata rientrano nell'elenco Istat delle pubbliche amministrazioni che concorrono alla formazione del conto economico dello Stato, e vi rientrano perché EuroStat – l'ufficio statistico dell'Unione europea – include anche la previdenza, che però in Italia è in parte privata. Il legislatore negli ultimi anni ha preso l'abitudine di rimandare all'elenco Istat ogni qual volta è intervenuto con una norma relativa alla Pubblica amministrazione, creando non poche difficoltà alle Casse.
A questo proposito però una recente novità, un emendamento alla legge di conversione del Dl 101 approvato dal Senato l'8 ottobre, fa ben sperare. Per la prima volta, infatti, il ministero dell'Economia ha approvato l'esclusione delle Casse private dalla stretta sulle spese per le consulenze prevista per la Pa. Una presa di posizione tardiva rispetto alla prima spending review (Dl 95/2012, convertito in legge 135/2012) costata alle Casse circa 12 milioni di euro di risparmi finiti allo Stato, ma che rilancia indirettamente l'importanza di un rafforzamento del welfare delle professioni destinandogli eventuali ulteriori risparmi (articolo 10-bis Dl 76/2013 convertito, con modificazioni, dalla legge 99/2013).
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Mercoledí 16 Ottobre 2013
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