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Piccoli: puntare sulle nuove leve

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Sabato 24 Ottobre 2009

Angela Manganaro
VENEZIA. Dal nostro inviato
«In questi anni ho cercato di far conoscere la professione al mondo e di far entrare il mondo dentro il notariato. Spesso mi chiedono: che consiglio darebbe a un collega? Io rispondo: parla come mangi».
Paolo Piccoli sta per lasciare la presidenza del notariato dopo sei anni. A febbraio si vota, a maggio cederà il posto al nuovo eletto. Fa il bilancio in una pausa del congresso nazionale. «Lascio un notariato forte e vivo, la linea del dialogo ha pagato: mi è stato riconosciuto dal ministro della Giustizia l'altro ieri e dagli altri parlamentari. Chi si chiude in una cittadella muore, sempre: per fame, stanchezza o perché gli altri sono più forti».
La tentazione è venuta spesso in questi sei anni: le liberalizzazioni Bersani, i frequenti richiami dell'Antitrust, le sottrazionI di competenze (passaggi di proprietà delle auto, cancellazione delle ipoteche, cessioni di quote di Srl), le campagne di stampa. «Da quando sono diventato notaio, a 38 anni, ho sempre sostenuto che questa professione doveva comunicare di più. L'ho scritto in una lettera al presidente di allora, Lodovico Barassi, non sapevo che dopo 20 anni quelle cose le avrei fatte io. Le precedenti esperienze mi hanno aiutato». Piccoli è diventato avvocato a 27 anni ma dal 75 all'82 ha fatto il giornalista: radio Montecarlo, cronista parlamentare dell'Asca, addetto stampa dello zio, Flaminio Piccoli, capogruppo della Dc alla Camera dal 1972 al 1978. «Ero nelle stanze in cui avvenivano le discussioni tra Craxi, Altissimo, Berlinguer, Natta, Zaccagnini e Moro di cui ho seguito la vicenda. Ho imparato più in quei sei anni che nel resto della mia vita».
Ora dice: «Da presidente ho insistito sulla funzione sociale del notariato e sulla necessità di dialogare e agire nella società. Bisogna continuare così». Due esempi: «Prima le associazioni dei consumatori erano i nostri peggior nemici, adesso abbiamo un rapporto splendido. Oggi nello studio di un notaio entrano quattro extracomunitari al giorno: dobbiamo imparare anche il diritto della Macedonia». Mentre mondo e notai dialogano, giocare d'anticipo diventa una necessità: «Nel settembre 2006 abbiamo chiesto noi 1.000 sedi notarili in più». La risposta a una delle accuse storiche mosse ai notai: troppo pochi e tante sedi vacanti. «Nel giro di un anno e mezzo ci saranno 600 nuovi notai». Il decreto che aumenta i notai e ne manda molti al nord e pochi al sud è impugnato davanti al Tar. «Ho proposto al ministero della Giustizia di riscriverlo tenendo conto della grave crisi economica» dice Piccoli. Altro capitolo delicato: il concorso. «Bisogna che punti più alle capacità intellettuali e non mnemoniche ma già oggi la commissione ha cambiato criteri. È bene però che ci sia un concorso all'anno e non ogni due anni, anche se la qualità deve rimanere alta».
Il momento più difficile: «L'emendamento Lulli nel 2007 (che attribuiva i passaggi di proprietà immobiliari fino ai 100mila euro anche agli avvocati): da avvocato e da padre di avvocato dico che non era accettabile certi atti devono essere controllabili da un numero limitato di soggetti sottoposti a forti controlli come noi notai». La crisi, dice Piccoli, ha intaccato del 35% i guadagni. «Ma non siamo certo gli unici a sentirla » I notai chiedono il ritorno alle tariffe minime come stanno facendo gli avvocati: «È a tutela della qualità, il buon professionista soccombe senza tariffe». Identikit del successore. «Non ne ho. Dico solo che ora tocca ai 40-50enni e alle donne ma lascio un notariato forte e un testimone: se chi verrà dopo di me lo cambia o lo perde, perderà la staffetta».
E le pensioni? La previdenza «non è di mia competenza – risponde Piccoli - mi risulta però che 115 notai nel 2007 hanno ottenuto l'integrazione al reddito perché non hanno raggiunto il minimo di 34mila euro». E non è l'unico colpo ai conti della cassa dei notai. Nonostante l'aumento, da quest'anno, dell'aliquota contributiva dal 28 al 30% che garantisce la stabilità del sistema, i conti risentiranno del calo di fatturato delle entrate di repertorio (meno 30%) e della crisi del mercato immobiliare.
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Sabato 24 Ottobre 2009
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