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Lanterne rosse / di Dario Ricci
 

Phelps centra l'ottavo oro ed entra nella storia

di Dario Ricci

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18 agosto 2008

Michael Phelps (Foto AP)PECHINO - «Ho sempre ammirato e apprezzato Mark Spitz. Ma prima di tutto ho cercato di essere Michael Phelps, non Mark Spitz». Arriva qualche ora dopo essere entrato nell'Olimpio, quel lampo di orgoglio e umanità che da Michael Phelps magari non ti aspetti. Perché il ragazzone di Baltimora, otto ori e sette record del mondo a Pechino, record assoluto in una sola edizione dei Giochi, ha fatto del basso profilo una ragione di sopravvivenza, e di vita. Ed è facile capire il perché: basti osservare i circa duecento giornalisti americani che ne seguono quotidianamente ogni passo qui a Pechino, cercando di catturarne avidamente ogni sibilo, ogni respiro. Normale quindi che il nuovo eroe dello sport moderno preferisca, appena possibile, tuffarsi in piscina…

E allora Michael e Mark adesso non sono più l'uno l'ombra dell'altro, il sosia, lo specchio, il riflesso. Phelps adesso è davanti a tutti: merito suo, e dei suoi compagni di squadra, che nell'ultima giornata del programma del nuoto al Water Cube gli regalano l'oro da leggenda dominando la 4x100 misti a suon di record mondiale (3.29.34). Ultimo frazionista (dopo Peirsol, Hansen e lo stesso Phelps: praticamente una staffetta fatta solo di primatisti mondiali…) quel Jason Lezak che già ha dato un bel contributo al record di Phelps, "salvando" in rimonta su Bernard l'oro nella 4x100 stile libero. Stavolta Lezak ha controllato la rimonta di Eamon Sullivan, ultimo staffettista di un'Australia arrivata seconda, ma con l'onore delle armi (anche i canguri hanno infatti abbattuto il precedente primato mondiale). I boato del pubblico del Water Cube e gli occhi pieni di ammirazione di Kobe Bryant e LeBron James, seduti in tribuna, sancivano il momento epocale dello sport a cinque cerchi.

«Adesso voglio passare qualche giorno di vacanza con la mia famiglia. Cosa mi ha detto mia madre dopo la vittoria? Ci siamo scambiati poche parole, poi le ha cominciato a piangere, anch'io piangevo, le mie sorelle piangevano…Voglio ringraziare i miei compagni, che mi hanno portato all'oro e al record, e che qui a Pechino mi hanno regalato momenti bellissimi, che resteranno per sempre nel mio cuore..Il mio primato, ogni record è fatto per essere battuto. Quello che ha fatto Spitz resterà comunque sempre nella storia, malgrado il mio primato, inattesa che qualcuno lo superi…»: la sintesi del Phelps – pensiero evidenzia equilibrio e saggezza, doti che faranno certamente comodo nel prossimo futuro a Michael. Intanto lo aspettiamo ai Mondiali di Roma 2009: «Sarà bello averlo in Italia – ha spiegato il presidente del comitato organizzatore dei mondiali romani Giovanni Malagò, presente in tribuna a Pechino – sarà lui il protagonista assoluto, ma spero che le nostre Federica Pellegrini e Alessia Filippi possano rubargli un po' del palcoscenico…».

Nella vasca azzurra è tempo di bilanci, ma anche di frecciate, discussioni, confronti per capire perché la squadra ha ottenuto meno di quanto ci si poteva aspettare alla vigilia. «Ho solo tre rimpianti – spiega il cittì Castagnetti -: i 400 stile libero sbagliati da Federica Pellegrini, la staffetta 4x200 stile libero e la final mancata da Filippo Magnini nei 100 stile libero. Per il resto siamo andati bene, molto bene: basta fare il confronto con le altre "grandi" europee per capirlo». Filippo Magnini però ha qualche sassolino nella scarpa da togliersi: «Non ero in forma e ho sbagliato a interpretare la semifinale dei 10 stile libero, su questo non c'è dubbio – riconosce il pesarese -, ma è anche vero che sono arrivato qui senza aver mai provato il programma olimpico con le gare al mattino, e senza aver risolto la vicenda supercostumi se non nell'immediata vigilia dei Giochi. Eppoi in staffetta sono stati fatti delle scelte sbagliate, di cui è il cittì a dover dare spiegazioni. Insomma, la marcia di avvicinamento a Pechino non è stata delle migliori….». Osservazioni che Castagnetti respinge al mittente senza mezzi termini: «Quando le cose non vanno, ogni atleta cerca delle giustificazioni per tirarsi un po' su…», chiosa il cittì, che preannuncia un ricambio generazionale in campo maschile con il lancio dei talenti provenienti dalle nazionali giovanili.

L'ultima giornata del programma di nuoto ha regalato – oltre Phelps, naturalmente – altri duelli entusiasmanti: nel giorno dei primati e delle leggende, Grant Hackett, siluro australiano e capitano dei canguri del nuoto – si è visto negare dal tunisino Mellouli (riabilitato dopo la vicenda doping che lo portò alla squalifica e fuori dal podio ai Mondiali di Melbourne, a vantaggio del nostro Colbertaldo) il terzo oro olimpico consecutivo, mentre per un solo centesimo di secondo la tedesca Steffen (dopo aver vinto i 100) ha bruciato la 41enne Torres sui 50 stile libero, negandole la gioia del primo oro olimpico individuale, pur alla quinta partecipazione olimpica. Scena che si è pressoché ripetuta in maniera identica all'arrivo della 4x100 misti, vinta dalle australiane proprio sulle statunitensi, con la Trickett che stampa proprio in faccia alla Torres il nuovo record mondiale (3.52.69) che vale l'oro.

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