Dal web al web. Oksana Domnina e Maxim Shabalin vedono un video in Rete con una danza aborigena. Agli Europei di Tallin interpretano quel ballo: costumi sgarganti, foglie e simboli disegnati sul corpo, volti dipinti. Vincono e il web li porta in Australia. Scoppia il caso diplomatico: Bev Manton, presidente del New South Wales Aboriginal Land Council, insorge. «La danza e i costumi aborigeni sono sacri: strappando la nostra arte non si rappresenta la nostra cultura». Gli atleti russi chiedono scusa, come aveva fatto l'Australia nel 2000: ad accendere il fuoco sacro di Sydney fu Cathy Freeman, aborigena orgogliosa e vincente. Non si sa ancora se a Vancouver Oksana e Maxim pattineranno sulla via dei canti. Per par condicio, potrebbero interpretare la storia di Inukshuk, il totem dalle sembianze umane costruito con pietre piatte che gli organizzatori dei Giochi hanno scelto come logo: date agli eschimesi ciò che è degli eschimesi.