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di Emanuele Bruno

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16 ottobre 2008


Alle nove del mattino del 15 ottobre è ufficialmente iniziato il processo di transizione dalla tv analogica a quella digitale terrestre. Nella zona dell'Ogliastra e in quella di Cagliari si sono spenti i primi 97 impianti in tecnologia tradizionale e ne sono stati accesi altrettanti in quella numerica. Quella in corso è la fase finale di un percorso iniziato a marzo dell'anno scorso nella parte meridionale dell'isola e che ha contemplato inizialmente il passaggio al digitale di Rai Due, Rete 4 e Qoob. Tra quindici giorni, dall'inizio di novembre, la Sardegna sarà la prima regione europea ‘all digital'. Nei prossimi mesi ed entro la fine del 2012 il processo dovrà essere replicato in tutte le regioni italiane. Il ministero dello sviluppo economico, sulla base del lavoro preparatorio effettuato dal Comitato Nazionale Italia Digitale, ha suddiviso il territorio in sedici aree tecniche e previsto un calendario che fissa i tempi del passaggio alla nuova tecnologia. A proposito delle aree tecniche, esse sono così definite: l'area 1 comprende il Piemonte occidentale con le province di Torino e di Cuneo; l'area 2 la Valle D'Aosta; l'area 3 il Piemonte orientale e la Lombardia; l'area 4 il Trentino Alto Adige; l'area 5 l'Emilia Romagna; l'area 6 il Veneto; l'area 7 il Friuli Venezia Giulia; l'area 8 la Liguria; l'area 9 Toscana e Umbria; l'area 10 le Marche; l'area 11 Abruzzo e Molise; l'area 12 il Lazio; l'area 13 la Campania; l'area 14 Basilicata e Puglia; l'area 15 Sicilia e Calabria; l'area 16 la Sardegna. L'agenda del governo prevedeva, come sta avvenendo, che entro il secondo semestre del 2008 fosse completata la transizione al digitale della Sardegna. Ora il prossimo obiettivo è la digitalizzazione della Valle D'Aosta, con la fine del processo prevista entro il primo semestre del 2009. Il calendario prevede inoltre il passaggio alla tecnologia numerica di Piemonte occidentale, Trentino Alto Adige, Lazio e Campania entro il secondo semestre del 2009; entro il primo semestre del 2010 toccherà invece a Piemonte orientale e Lombardia, mentre entro il secondo semestre dello stesso anno dovrebbe essere la volta, in maniera congiunta, di Emilia Romagna e Veneto e, quindi, di Friuli Venezia Giulia e Liguria. A due anni dal completamento dello switch-off si raggiungerebbe così la copertura del 70% della popolazione. La parte restante dovrebbe essere illuminata progressivamente nei mesi successivi. Nel primo semestre del 2011 è pianificato in maniera congiunta il passaggio dall'analogico al digitale di Marche, Abruzzo, Molise, provincia di Foggia e, quindi, di Basilicata, Puglia e delle province di Cosenza e Crotone. Nel primo semestre del 2012 toccherà a Toscana e Umbria, incluse le province di La Spezia e Viterbo, mentre nel secondo semestre del 2012 completeranno il quadro Sicilia e Calabria.

La copertura ed il gap filling satellitare
La Legge Gasparri chiamava i tre principali operatori di rete a cedere in locazione a condizioni di mercato a soggetti non riconducibili ai locatari il 40% della propria capacità sui multiplex.
Così la Rai, Mediaset e Telecom hanno dovuto comunicare all'Authority delle Comunicazioni la copertura dei propri ‘mux', rendere disponibile la quota di capacità prescritta, indicare il prezzo per megabit e per abitante raggiunto della propria offerta di spazio.
E' così emerso come i tre principali provider, che di fatto finiscono per mettere a disposizione la parte predominante e commercialmente più significativa della nuova infrastruttura, raggiungano con i loro impianti una copertura della popolazione che, a stare alle loro dichiarazioni, variava dal 70% del mux B della Rai, fino all'87,25% del mux Mbone di Telecom, passando per le coperture dell'81% e del 75% dei multiplex 1 e 2 di Elettronica Industriale per Mediaset.
Questa copertura dovrebbe crescere ulteriormente e migliorare nell'efficacia man mano che ci si avvicinerà allo switch off, ma non è comunque previsto che raggiunga la stessa capillarità e presenza della precedente illuminazione analogica. Nell'arco di decenni il segnale delle reti Rai e poi anche quello delle reti commerciali e delle locali aveva finito per pervadere quasi ogni angolo della Penisola, portando i programmi televisivi anche negli angoli più nascosti del territorio. Gli operatori di rete principali hanno invece deciso che per portare i programmi della tv digitale terrestre ad una copertura pressoché totale del Paese utilizzeranno un sistema più economico ed efficace di ‘gap filling'. Piuttosto che l'estensione totale della rete terrestre, hanno programmato una diffusione satellitare complementare gestita da un sistema consortile ‘aperto'. A partire dal 2009, a quanto pare dal mese di marzo, dovrebbe cominciare a essere operativa l'apposita società nata dall'accordo tra Rai, Mediaset e Telecom. La tv pubblica e il Biscione sono presenti con una quota paritaria del 48%, mentre il restante 4% è in mano a Telecom. Il consorzio opererà con due marchi, Tivù e Tivù Sat, e avrà il compito, oltre che di promuovere la piattaforma dtt, di lanciare sul satellite un'offerta gratuita costituita dai canali del digitale terrestre non a pagamento. Tivù, la cui reale operatività è soggetta all'approvazione dell'Antitrust e dell'Autorità per le garanzie nella comunicazione, apre a tutti i content provider disponibili e non solo ai propri soci lo spazio sui transponder della propria piattaforma satellitare. Rai, Mediaset e Telecom non avrebbero ancora deciso l'operatore satellitare che garantirà la copertura; il consorzio avrebbe rifiutato l'offerta di Eutelsat per la posizione a 9° est, diversa ma contigua a quella dei 13° da cui trasmette Sky. Sia che Tivù scelga Eutelsat sia che scelga il principale concorrente Astra, la decisione del consorzio è quella di utilizzare un proprio decoder, diverso da quello della pay di Rupert Murdoch, con sistema di criptaggio Irdeto.

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