CULTURA &TEMPO LIBERO

 
 
 
I nostri primi 25 anni
 
HOME DEL DOSSIER
10 pezzi di storia
10 libri
10 film

Sogni e disillusioni d'America

di Giovanni Pacchiano

commenti - |  Condividi su: Facebook Twitter|vota su OKNOtizie|Stampa l'articoloInvia l'articolo|DiminuisciIngrandisci
27 aprile 2003

A proposito di Melania G. Mazzucco, oggi al suo quarto romanzo con Vita, c'eravamo fatti l'idea di una scrittrice un po' troppo prolissa: di quelle dotate, sì, di capacità di creare storie, ma anche portate a incagliarsi nei meandri e nelle laboriose lungaggini delle trame. Tutto questo, appunto, fino a Vita. Che è tutt'altra cosa: certo, un romanzo di lunga portata, con le sue 396 pagine stampate fitte fitte (e però alla fine vorremmo che il libro continuasse: ottimo segno), ma anche di grandissima tenuta, senza nulla di superfluo. E, soprattutto, bella e commovente saga epico-lirica: forse, ci sia permesso un azzardo, il meglio, assieme a La storia di Elsa Morante, che la narrativa italiana al femminile (e magari non solo al femminile) abbia prodotto in Italia negli ultimi trent'anni.
Romanzo anche insolito e coraggioso nell'argomento. Attraverso le figure, e le vicende, di due ragazzini, poco più che bambini, due cugini - Diamante, dodici anni, e Vita, nove, arrivati a New York nel 1903, soli in mezzo alla folla di un enorme piroscafo, per raggiungere <lo zio Agnello>, il padre di lei, uno che si arrangia facendo mille mestieri ma è sempre alle prese con la povertà - ecco un campione della storia degli emigranti italiani in America nell'ultimo secolo. Le loro disavventure (più che le avventure), i problemi, le condizioni di vita, i troppi guai. Gente sdoppiata fra la nostalgia della vecchia patria e del paese e il tentativo di assimilarsi come può a un nuovo mondo. Chi per cercare di mettervi radici (e riuscirà a Vita: sposa di un altro); chi per far qualche soldo e tornare indietro. Destini. Che il libro racconta parlandoci di Diamante e di Vita, del loro affetto (o è amore?) fanciullesco; dell'attaccamento, l'uno all'altro, di due bambini soli nonostante la (miserabile) casa brulicante di parenti o supposti tali in cui sono capitati, a Prince Street. Un amore destinato nel tempo, e attraverso le peripezie della sorte, a perdersi per poi ritrovarsi, e, infine, forse perdersi per sempre, quando, nel 1912, l'ormai ventunenne Diamante decide di tornare in Italia. Ha fatto molti lavori umili ma non ha ottenuto nulla: no, l'America non fa per lui. Se non fosse che, prima dell'imbarco, una notte d'amore con Vita, a lungo cercata, finalmente ritrovata, gli fa sperare che lei lo raggiungerà.
Ma il libro ha più strati cronologici e più storie. Quella, ad esempio, per cui il figlio di Vita, Dy, militare nell'esercito americano in Italia nel 1944, si ostina a cercare nel piccolo paesetto di Tufo, in Campania, semidistrutto dalla guerra, e poi a Roma, le radici della sua famiglia e lo zio Diamante. Lo zio che porta il suo stesso nome: Diamante Mazzucco (l'autrice ci spiega che la storia narrata affonda realmente nell'autobiografia della sua famiglia). O l'altra, perturbante, dolorosa storia di questo romanzo costruito con intelligenza: che vede, nel 1950, una piccola donna <vestita di nero>, un'"americana", a Roma per l'udienza col Papa. Ma, in verità, smaniosa di riincontrare Diamante: rimasta vedova, Vita gli vuol portare finalmente il suo amore. Lo ritroverà, ma altro ha deciso la sorte... Di fatto, c'è molto di picaresco ma insieme di amaro nel romanzo: energico affresco psicologico e sociale, a suo modo dickensiano, dove, attorno ai due protagonisti, tante vite e tanti caratteri si affacciano, si compongono, scompaiono, testimoniando l'irrilevante fragilità di ogni destino individuale. Così la pallida Lena, la donna americana di Agnello (lui, sposatissimo in Italia); così il bel ragazzo Rocco, il più dolce di tutti, ma insieme il più pronto a scegliere la strada più breve: tirapiedi e killer al servizio di un mafioso italiano. Così, per contro, il cupo e laborioso cugino Geremia, che, unico superstite nell'incendio di una miniera, ha due fortune: i 7.000 dollari del l'assicurazione e la mano di Vita, che lui ama alla follia. Lei lo sposerà, per compassione, per tenerezza o per solitudine, chissà; o per lasciarsi alle spalle un esistere costellato di fatiche e di piccoli espedienti, di sbagli, anche amorosi (è stata l'amante di Rocco). Anche se il suo cuore è altrove.
É, dunque, Vita - si diceva - nobile saga epico-lirica; ma è, anche, e questo altrettanto ci colpisce, regesto profondamente esistenziale di illusioni, speranze, disinganni del cuore. Tutto se ne va, le parole dette e quelle taciute, i volti amati, il calore di mani che - come quelle dei piccoli Vita e Diamante, sul molo di New York - non si stringono più. Ombre che solo l'archivio della memoria può eroicamente far rinascere - sembra dirci l'autrice -, ma a che prezzo?

Melania G. Mazzucco, Vita
Rizzoli, Milano 2003
pagg. 298, 16,00.

RISULTATI
0
0 VOTI
Stampa l'articoloInvia l'articolo | DiminuisciIngrandisci Condividi su: Facebook FacebookTwitter Twitter|Vota su OkNotizie OKNOtizie|Altri YahooLinkedInWikio

L'informazione del Sole 24 Ore sul tuo cellulare
Abbonati a
Inserisci qui il tuo numero
   
L'informazione del Sole 24 Ore nella tua e-mail
Inscriviti alla NEWSLETTER
Effettua il login o avvia la registrazione.
 
 
 
 
 
 
Cerca quotazione - Tempo Reale  
- Listino personale
- Portfolio
- Euribor
 
 
 
Oggi + Inviati + Visti + Votati
 

-Annunci-