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Lei frequenta molti milionari?
(Ride e arrossisce) «Lo spero! Scherzo. Ho diversi amici armatori ma mi diverto molto a lavorare con gli artigiani che restaurano le barche, un mestiere ormai in via di estinzione. Amo la campagna anche perché è un luogo dove sto in compagnia di persone semplici che mi aiutano a ritrovare il senso della realtà».
Il cliente più difficile?
«È il più ignorante. Me ne è capitato uno proprio di recente, anche se per fortuna succede di rado».
Il progetto a cui è rimasto più legato?
«Le barche sono come i figli, non si può dire qual è il favorito. Tuttavia rimango legato forse al Mirage, la prima barca che ho disegnato, a 16 anni. E allo Stealth di Gianni Agnelli, perché ha una linea pura. Navigare è una cosa semplice, eppure oggi si costruiscono barche piene di orpelli superflui».
Che cosa pensa di Cristina Kirchner?
«Niente di buono. Questo governo ha poche capacità intellettuali e ha prodotto molto risentimento. Con le risorse che ha, l'Argentina potrebbe essere un grande Paese. Purtroppo la classe politica non ha saputo rinnovarsi, il sistema giudiziario non funziona, la corruzione è endemica».
E del nostro Berlusconi?
(Ride) «Gracioso, divertente. È uno showman, un sinverguenza (senza vergogna, ndr). Perlomeno è capace di stimolare l'immaginazione degli elettori».
Lei ha uno studio anche a Milano. Come la trova rispetto a Buenos Aires?
«È un buon posto per vivere e lavorare, forse un po' provinciale. In Italia la gente ha molte protezioni, perciò non fa grandi sforzi per cambiare. Da noi, invece, la crisi ha risvegliato l'immaginazione e lo spirito di sopravvivenza».
Tra gli anni Venti e Quaranta l'Argentina ha vissuto un'epoca d'oro: è rimasto qualcosa di quei tempi?
«Credo di sì. Per esempio una certa allegria innata, una speciale forma di vivere».
Lei è stata vittima di un sequestro-lampo: non ha mai pensato di lasciare il Paese?
«Mah, è come un vaccino. Dopo che è successo, uno pensa che diminuiscano le probabilità che succeda ancora. Sì, l'ho pensato. Però ho un legame molto forte con la mia terra. Non penso che potrei vivere da espatriato».
Ha appena disegnato una linea di borse da barca per Valextra. Un lavoratore instancabile...
«Mi divertiva l'idea. Viaggio molto e vado molto in barca: è stata una sfida progettare una valigia "intelligente"».
Da pensionato come si immagina: a terra o in barca a vela?
(Arrossisce, ancora) «Non mi immagino».