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L'unica risposta che possiamo dare alla domanda iniziale nasce da una decisione: se vogliamo che l'umanità diventi migliore o ci rassegnamo al fatto che resti nello stato di abiezione di cui abbiamo indibbiamente tante testimonianze. La fiducia nella possibilità di essere buoni e che questo atteggiamento si diffonda non è cieca, perché si fonda su evidenze, sia pure limitate. Ma è soprattutto efficace, e in modo esponenziale. L'altro a cui ci rivolgiamo con questa fiducia ne è (o quanto meno ne può essere) contagiato. La vita stessa di chi crede nella bontà possibile risulta più soddisfacente, e ciò lo conforta a seguitare sulla stessa strada. Se questa fiducia arriva a diventare un principio di vita, senza alcun fanatismo, ovvero senza alcuna pretesa che una comunità del bene sia di fatto disponibile, è difficile che possa essere modificata da prove contrarie – prove che in ogni caso potranno sempre essere smentite da «controprove» ugualmente convincenti.
Mi rendo conto che possono esserci percorsi di vita che per ragioni psicologiche personali o per la gravità degli eventi, privati e pubblici, a cui si è stati esposti, restano refrattari a questa fiducia. Rappresentano quote di infelicità dolorosa e forse non redimibile, e un ostacolo al diffondersi della fiducia. Il massimo impegno dovrebbe essere impiegato da parte delle persone fiduciose per sostenere chi si trova schiacciato da tali forme di infelicità. Questi sforzi possono non essere coronati da successo, tuttavia sono alimentati dalla persuasione che la stessa infelicità non è riportabile mai soltanto a una radice oggettiva ma dipende, forse in misura decisiva, dalla prospettiva che si assume nel vivere la propria situazione più o meno disgraziata. Se dovessimo attenderci la felicità dalla realtà delle cose, allora sì che essa sarebbe rigorosamente impossibile.
Carlo Banfi
Madre Teresa di Calcutta era altruista o era per guadagnare la felicità eterna? Sono d'accordo che alle azioni meschine/negative si dà più importanza. Per fare il bene bisogna deciderlo, le azioni negative e gli errori vengono quasi automatiche, per qualcuno quelle meschine sono le più sincere perché più istintive, non controllate. Allora tu fai dieci azioni nobili, poi cadi su una negativa ed è quella che conta. Non è automatico che chi aiuta è poi aiutato, è vero il contrario, è vero anche che essere altruisti da senz'altro una possibilità in più, sempre tenendo presente di amare il prossimo come noi stessi ma non di più. Allora ben venga il "vivere in gruppo" che favorisce una convivenza migliore attraverso regole condivise e alla visibilità dei comportamenti. Dice bene la Montalcini, quando afferma che il nostro cervello è ancora quello di decine di migliaia di anni fa e dobbiamo ancora farne di strada. Quindi creare condizioni che favoriscano il progredire, non nel senso di un PIL sempre più alto, e che, visti i tempi che corrono, impediscano il regredire a stadi primitivi. Non so se siamo egoisti o altruisti, senz'altro meno istruiti e con maggiori difficoltà economiche cose che, messe insieme, rischiano di favorire l'egoismo.
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