Il Sole 24 Ore
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4 febbraio 2010

5 febbraio 1960: esce
«La dolce vita» di Fellini

di Marco Innocenti

"La dolce vita" compie cinquant'anni. Mostre e rappresentazioni in tutta Italia rendono omaggio al film di Fellini, indiscusso manifesto di un'epoca, uno dei pochi lavori cinematografici che siano assunti a metafora di un momento storico, cartina di tornasole di una condizione etica ed epocale.

Il 5 febbraio 1960 esce al cinema Capitol di Milano "La dolce vita", "splendido, amatissimo, rarissimo film" (Giuseppe Marotta), "testimonianza terribile, alta e tragica" (Gian Luigi Rondi), "ambizioso polpettone" (Giovanni Mosca). Si scatenano le polemiche, Federico Fellini, dopo la "prima", si prende del comunista e uno sputo in faccia. Il film batte ogni record di incassi e diventa un caso nazionale. L'opinione pubblica si schiera, il Paese si divide. Tutti ne parlano: critici, scrittori, politici, nobili, preti, gente qualunque. Un'opera immorale che si compiace di descrivere il male? O, invece, un capolavoro di coraggio e di attualità che denuncia le crepe morali e il vuoto della società?

Anita Ekberg
Il film, che segna il costume italiano, è un viaggio nei gironi di una Roma barocca, affascinante eAnita Ekberg in "La dolcevita" (Alinari) turpe. La scena di Anita Ekberg che s'immerge a occhi chiusi nelle acque gelate della Fontana di Trevi fa scalpore. La diva svedese, "the body", e Marcello Mastroianni diventano due irredimibili peccatori. L'"Osservatore romano" attacca il film con un articolo di fuoco intitolato "Basta": "Il vizio ostentato sullo schermo è un incentivo al vizio". La televisione si rifiuta di parlarne, la nobiltà romana lo contesta, ma Fellini vince la battaglia del pubblico e della critica. L'interpretazione più onesta è forse la sua: "Il film è una favola, con i suoi mostri, i suoi incantesimi, le sue streghe, ma anche le sue fate".

Roma by night
Ma, al di là delle fortune del film, cos'è "la dolce vita"? È la stagione della frivolezza, delle follie romane, dell'abbondante selvaggina principesca e cinematografica che si offre in pasto ai fotoreporter nottambuli che bivaccano in via Veneto con la fedele Rollei. Roma di fine anni Cinquanta diventa la palestra di ogni eccentricità, di rumorosi e futili romanzi d'amore, di stravaganti esibizioni mondane, di vite intime che si fanno clamorosamente pubbliche, di adolescenti dall'ambigua innocenza, di capricci, di protagonismi da copertina, di impudicizie da passerella. Di poveri ma belli in Mercedes, di paparazzi che scortano i divi come monatti con gli appestati, di soldi fatti e buttati, di un'atmosfera stravolta e incerta, volubile e irrequieta, apparentemente facile, in realtà angosciata e velleitaria: dolce fuori, con il vuoto dentro.

La café-society
La Ekberg, una bionda baccante che fa girare teste eccellenti, è l'emblema della café-society. "Fa chiasso - dice di lei Fellini - e attorno a sé vuole solo chiasso". Altri nomi del "giro": Rudy e Consuelo Crespi, Dado Ruspoli, Maurizio Arena, Elsa Martinelli, Raimondo Orsini, Piero Piccioni, Palma Bucarelli, Novella Parigini, Anna Maria Pierangeli, Linda Christian, Baby Pignatari, Walter Chiari, Belinda Lee, Sylvia Casablancas, il principe Massimo, Kim Novak e l'inseparabile ingegner Bandini. Tutti protagonisti della Roma notturna, tutti carichi di adrenalina.

Schiaffi in via Veneto
A Roma si fa di tutto. Si fa il bagno semisvestiti nella Fontana di Trevi, si scende scalzi dalle gradinate di Piazza di Spagna, si schiaffeggia sonoramente la moglie o l'amica in via Veneto, si tirano calci ai fotografi, si beve a oltranza e non si disdegna qualche additivo chimico, si vive come sul set del film di Fellini, dove la vita è dolce e agra insieme. La Roma archeologica funge da sfondo, una scenografia unica e silenziosa. E da lassù la luna romana guarda rassegnata e, paziente, accenna un sorriso.

4 febbraio 2010

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