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L'ombra di Kentridge all'opera

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L'ombra di Kentridge all'opera

di William Kentridge
Breathe e le due opere collegate, Dissolve e Return, nascono inizialmente per essere proiettate sul sipario frangifuoco della Fenice, il teatro d'opera di Venezia. Vengono mostrate mentre il pubblico entra nel teatro e l'orchestra accorda gli strumenti in attesa dello spettacolo della sera.
Il progetto per la Fenice è paradossale e impossibile. Qualcosa viene proiettato sullo schermo mentre la gente entra in teatro. Gente che è lì per vedere un'opera, non la proiezione. Questa, poi, esige oscurità, ma nel teatro c'è luce. Esige attenzione, ma proprio quando l'attenzione del pubblico si raccoglie nell'imminenza dell'opera, si interrompe. Esige una relazione con la colonna sonora che l'accompagna, ma mentre l'orchestra accorda gli strumenti secondo il proprio ritmo, e con grandi variazioni di sera in sera, non si può avere nessun controllo del suono in sala. Uno può saperne il tipo, ma non la punteggiatura. Persino la struttura minima dell'accordatura è inutilizzabile, perché il sipario frangifuoco viene sollevato prima che l'accordatura termini in una pausa, in un silenzio, in una nota specifica. L'unico motivo per intraprendere un progetto simile è il bisogno masochistico di vedere se in condizioni così avverse si possa salvare qualcosa (oltre al piacere di lavorare in quel luogo, su una tale dimensione). Il pubblico è venuto per vedere un'opera, ma tu gli mostri un lavoro completamente diverso.
Una delle opere che mi sono venute in mente è stata il Gianni Schicchi di Puccini (avevo pensato erroneamente che fosse una delle opere che sarebbero state eseguite mentre la proiezione è installata a Venezia). Ho menzionato la cosa a Philip Miller, il compositore di Johannesburg che sta creando la colonna sonora per la proiezione (ecco un'altra delle contraddizioni del progetto: l'opera è pensata per essere vista sul sipario frangifuoco mentre l'orchestra accorda gli strumenti, ma viene mostrata anche quando il teatro è chiuso e perciò non c'è nessuna orchestra. Di conseguenza, o si crea un'opera per il silenzio, oppure bisogna fornire un qualche equivalente dell'orchestra assente). Philip stava giocando con l'idea dell'accordatura o del preriscaldamento come base per la colonna sonora del film. L'accordatura dell'orchestra è uno dei suoni che precedono lo spettacolo in un teatro d'opera, ma ci sono anche eventi di scala minore.
Un trombonista che percorre fraseggi musicali in un corridoio. Un cantante che riscalda le corde vocali nel camerino. Un repetiteur che ripassa sezioni dello spartito. Un'intera, caotica preistoria sonora prima della squillante chiarezza dello spettacolo in sé.
Philip ha registrato diversi musicisti mentre si riscaldavano a Johannesburg e Città del Capo (avevamo comunque anche un nastro dell'orchestra della Fenice). Abbiamo quindi incontrato una montatrice, Catherine Meyburgh, per guardare diverse immagini e ascoltare diversi suoni che dessero nuovi impulsi al progetto.
Uno dei molti frammenti che Philip ha portato nella sala di montaggio era la registrazione di un'aria del Gianni Schicchi. Quando l'ha registrata, però, la cantante Kimi Skota era a Città del Capo, mentre lui era a Johannesburg, per cui l'aria è stata cantata in un cellulare. Questa strana registrazione – intesa inizialmente come una bozza preparatoria di una registrazione più consona – è diventata la base di Breathe. È un'aria familiare resa diversa dalla qualità della registrazione, dall'arrangiamento della musica – versioni trovate su YouTube –, dalle esecuzioni al pianoforte di Philip (con una tecnica che non sembra proprio eccellente), e dal trombone suonato nello studio ma registrato dal giardino.
Non ricordo se avessi iniziato a lavorare sulla tecnica di animazione "a confetti" il giorno prima di ascoltare la musica o se siano state le immagini a generare la tecnica. Non riesco nemmeno a ricordare come sia giunto a resuscitare la tecnica abbandonata dei pezzetti di carta e del vento. Ma quando abbiamo messo insieme la musica e i confetti nella sala di montaggio, la felicità della combinazione è risultata chiara. Credevo che avrei usato la disintegrazione solo al contrario, per costruire immagini, ma la particolarità della registrazione ha messo in evidenza il movimento avanti e indietro, l'inspirazione seguita dal più lento rilascio d'aria della linea del canto.

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