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I granduchi Medici spalancano i forzieri

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I granduchi Medici spalancano i forzieri

di Cristina Acidini
Davvero non saprei immaginare un migliore avvio per la stagione delle mostre presso i musei del Polo Museale, che aver aperto il 25 marzo – Annunciazione, Incarnazione, inizio della primavera, antico capodanno fiorentino – una mostra tanto raffinata quanto godibile, dedicata a "pregio e bellezza" delle gemme antiche e moderne collezionate dai Medici. Il nostro «Anno ad Arte» nell'edizione 2010, condivisa come nel passato da Firenze Musei ed Ente Cassa di Risparmio di Firenze, comincia dunque dal Museo degli Argenti, cuore prezioso della reggia di palazzo Pitti.
Attraverso un selezionato numero di pezzi di eccezionale qualità, provenienti dai più importanti musei italiani e stranieri, la mostra illustra la complessa storia del tesoro, a partire da Cosimo e Piero de' Medici. Ai cammei e agli intagli quest'ultimo riservò un posto di rilievo nel suo studiolo nel palazzo di via Larga, vera e propria camera delle meraviglie esibita con orgoglio ai visitatori illustri, dove le gemme furono custodite accanto a monete, medaglie, sculture, gioielli, vasi in pietre dure e codici miniati. La passione si trasmise al figlio Lorenzo il Magnifico, che non esitò a competere con pontefici, principi e cardinali, pronti a spendere cifre folli pur di aggiudicarsi il pezzo desiderato: infatti il collezionismo di gemme costituì uno degli aspetti più affascinanti del processo di riscoperta dell'antico che caratterizzò il Rinascimento. E gli artisti del tempo ne trassero feconda ispirazione per produrre gemme rinascimentali ma anche per trasporre in pittura e in scultura – perfino in architettura, nel cortile di Palazzo Medici Riccardi – le raffinate immagini che si scorgevano, talvolta con l'aiuto di una lente, su corniole, agate, ametiste.
Lorenzo Ghiberti, Donatello e Sandro Botticelli sono solo alcuni degli artisti che nelle diafane raffigurazioni delle gemme medicee trovarono importanti spunti creativi. In molti casi si tratta di fedeli traduzioni dei modelli iconografici prescelti, ma non mancano esempi più originali, in cui gli elementi desunti dalle pietre incise si arricchiscono di aspetti del tutto nuovi, come mostrano alcuni disegni di Leonardo da Vinci, Francesco Granacci e Lorenzo di Credi, artisti che nelle gemme non trovarono solo un fantasioso repertorio di forme e figure, ma anche una via per recuperare l'equilibrio proporzionale caratteristico dell'arte classica.
Fulcro di questa sezione sarà il Ritratto ideale di fanciulla di Sandro Botticelli. Che si tratti di Lucrezia Tornabuoni, madre del Magnifico, oppure di Simonetta Cattaneo, moglie di Marco Vespucci e amata ideale di Giuliano de' Medici morta giovanissima, la bellezza della ritratta è esaltata non tanto dall'incredibile architettura di chiome ingioiellate, quanto dall'eleganza austera del cammeo antico pendente dal suo collier, ispirato alla splendida corniola con Apollo, Marsia e Olimpo di proprietà di Lorenzo il Magnifico, oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, nota agli artisti e letterati del XV secolo anche con il nome di Sigillo di Nerone.
Il percorso espositivo prosegue illustrando la crescita e la dispersione della collezione medicea. Dopo che Margherita d'Austria vedova del duca Alessandro (assassinato nel 1537) portò una parte del tesoro in dote al nuovo marito Ottavio Farnese, da Firenze era partito un nucleo importante di gemme: basti pensare che la magnifica «Tazza» lavorata a cammeo con scene nilotiche e una Gorgone si ammira nel Museo Archeologico di Napoli, dove sono giunte le gemme farnesiane attraverso i Borbone.
Ma i Medici del Cinquecento, a partire dal duca Cosimo, si impegnarono a ricostituire un tesoro altrettanto prestigioso. E in virtù dell'incessante politica di acquisti portata avanti dai successivi Granduchi di Toscana e dai loro familiari, la rifondata raccolta medicea consolidò la propria fama a livello europeo, tanto da essere considerata dai molti viaggiatori del Grand Tour di inizio Settecento una delle principali meraviglie di Firenze. La sua notorietà fu favorita dalla riproduzione delle gemme più preziose nel campo dell'illustrazione libraria, che ebbe nell'impresa editoriale del Museum Florentinum guidata da Filippo Buonarroti e Anton Francesco Gori una delle sue massime espressioni, e dalla realizzazione di impronte in paste e zolfi colorati raccolte spesso in serie tematiche note agli artisti neoclassici, che a esse si ispirarono per le loro pitture e sculture.
I buoni progetti di mostra – e questo, di Ornella Casazza con Maria Sframeli e Riccardo Gennaioli, lo è certamente – partono spesso da vicino nello spazio e da lontano nel tempo. Da vicino nello spazio, perché nascono da suggerimenti espressi dalle collezioni stesse dei musei, raccogliendo e amplificando le schegge speciali di Storia ivi incastonate e risplendenti. Da lontano nel tempo, perché un'idea va messa a fuoco, verificata, approfondita e arricchita finché non diventa un programma espositivo vero e proprio, completo in ogni sua parte e sostenuto dalle competenze necessarie a ogni livello, dallo scientifico all'operativo. E negli anni, gli argomenti concrescono e si collegano incorporando occasioni ed eventi che per ragioni diverse entrano nello schema della mostra e vi immettono, come filati multicolori in un tessuto in corso d'opera, la bellezza sorprendente di motivi sempre nuovi. Di modo che, essendosi nel corso dei lavori preparatori riconosciuta una volta di più la centralità dello spettacolare dipinto su tavola di Sandro Botticelli di Francoforte, ed essendosi consolidato attorno alla grande mostra di Botticelli presso lo Städel Museum (2009-2010) un eccellente rapporto con quel museo anche in termini di reciprocità, il direttore Max Hollein e il curatore Andreas Schumacher hanno acconsentito al prestito del ritratto, mai esposto prima in Italia.
Ecco dunque che nel 2010, anno in cui cade il V centenario della morte di Sandro, la mostra che s'incardina su questa straordinaria testimonianza artistica diviene anche il nostro omaggio alla memoria di un grande pittore il quale, interprete del raffinato umanesimo laurenziano così come della drammatica religiosità savonaroliana, con la sua notorietà internazionale ha dato e dà un immenso contributo ad accrescere l'attrattiva di Firenze quale capitale dell'arte rinascimentale.
Con questo, e con altri motivati e perspicaci confronti fra arti figurative e glittica, viene comunicato e valorizzato dalla mostra il potenziale evocativo straordinario di cammei e intagli: creazioni da sempre riservate a sovrani e a potenti per pregio venale e squisitezza di lavorazione, nonché protagonisti della rinascita dell'antico che prese le mosse non solo dall'architettura imperiale romana o dai testi latini dell'età classica purificati dalla filologia, ma anche da questi piccoli capolavori depositari di immagini suggestive e di simbologie arcane.
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1«Pregio e bellezza, Cammei e intagli dei Medici», Firenze, Palazzio Pitti, Museo degli Argenti, fino al 27 giugno.
www.unannoadarte.it

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