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I collezionisti cinesi comprano la loro arte antica

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I collezionisti cinesi comprano la loro arte antica

  • –Di Giovanni Gasparini

Quattro diverse aste di oggetti selezionati rappresentati il meglio della produzione artistica e artigianale cinese hanno chiuso la lunga settimana d'aste proposta da Sotheby's ad Hong Kong.
I risultati hanno confermato il buon momento per l'arte cinese, ma non è stato registrato nessun clamoroso "tutto venduto" come nel caso delle vendite d'arte moderna e contemporanea.
In totale le vendite hanno scambiato per 198,7 milioni di $ (i risultati sono approssimati in dollari americani al cambio corrente e includono le commissioni, a differenza delle stime).
L'asta di oggetti ricavati da corna di rinoceronte provenienti dalla Collezione Chow, 26 selezionatissimi pezzi, ha visto un solo oggetto invenduto (lotto 2719), il quale però riportava una delle stime più alte (2,3-3,2 milioni di $); nonostante questo, sono stati raccolti 16 milioni di $, di cui 2,4 milioni di $ provenienti dall'oggetto più caro (lotto 2705) e solo 100mila $ dal meno caro (lotto 2725).
Risultati contrastati invece per la seconda collezione offerta, la Meiyintang, 77 lotti di porcellana cinese di provenienza imperiale di qualità museale, di cui però 20 sono rimasti invenduti e due sono passati di mano solo a trattativa privata dopo l'incanto (lotti 15 e 56).
In totale, l'asta ha fruttato 88,3 milioni di $, al di sotto della stima pre-asta di 91-137 milioni di $, di cui 51,2 milioni di $ durante l'asta, a cui vanno aggiunti 25,6 milioni di $ per il lotto 15, un elegante vaso del periodo Quianlong (stima a richiesta) e 11,5 milioni di $ per il lotto 56, una ceramica bianca e blu Chenghua.
La performance peggiore è stata però quella dell'incanto di oggetti di origine imperiale, 40 lotti di cui solo 18 venduti per un totale di 19,4 milioni di $, di cui ben 8,3 milioni di $ grazie al solo lotto 2817, un sigillo di giada bianca del 1796; l'offerta comprendeva anche oggetti più abbordabili, quali un esempio di calligrafia tradizionale su foglio passato di mano a "soli" 80mila $ (lotto 2815).
Risultati discreti, infine, per la vendita numericamente più corposa, ben 342 lotti di ceramiche cinesi e oggetti d'arte di diversi periodi e provenienze, di cui 238 aggiudicati per un totale di 75 milioni di $.
Oggetto principale del desiderio un vaso rosa di periodo Quianlong (metà del ‘700), la produzione più richiesta in questo momento (il record è detenuto da un vaso dello steso periodo venduto per 43 milioni di sterline da una casa d‘aste minore inglese nel 2010): il lotto 3072 ha raggiunto 9 milioni di $.
Nella stessa asta sono stati venduti oggetti ben più comuni, quali una placca di giada del 18° secolo per 8mila $, dando anche a collezionisti meno facoltosi la possibilità di portare a casa un pezzo di storia.
Nonostante il peso dei lotti invenduti, si tratta di risultati impressionanti che confermano la forte domanda per oggetti di provenienza imperiale, soprattutto quelli di grande qualità.
In effetti, il successo delle vendite è strettamente legato a due fattori concomitanti che spiegano la crescita del mercato cinese: una rapida accumulazione di ricchezza nelle mani dei "nuovi capitalisti" cinesi e un forte sentimento nazionalista alimentato dalla leadership del partito ed indirizzato al reimpatrio delle vestigia fuoriuscite più o meno forzatamente dal paese durante gli anni delle imprese coloniali dell'800.
In sostanza, facoltosi industriali cinesi e governo stanno congiuntamente comperandosi il passato.

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