ArtEconomy24

In Biennale il successo moltiplica i valori

  • Abbonati
  • Accedi
In Primo Piano

In Biennale il successo moltiplica i valori

Quest'anno senza le gallerie la 54ª Biennale di Venezia non si sarebbe potuta inaugurare. E non è un caso che il direttore Bice Curiger abbia dovuto incontrare moltissimi galleristi per riuscire, in molti casi, a produrre le opere degli 83 artisti di ILLUMInazioni esposti all'Arsenale e al Padiglione Centrale ai Giardini. Budget ridotti per i tagli del governo hanno costretto a fare fund raising e a qualche scelta obbligata: meno artisti e moltissimi giovani, meno costosi. La luce ha guidato la scelta della Curiger tra i giovani talenti come Gintaras Didžiapetris portato dalla giovane galleria Tulip & Roses di Parigi e Giulia Piscitelli rappresentata da Fonti di Napoli, che ha coprodotto le sete candeggiate di «Spica» all'Arsenale (i valori vanno per la pittura tra 12-18mila, per i video tra 7-10mila e per le foto tra 3.500 a 7.500). Lisson Gallery ha dieci artisti in Biennale: «Sosteniamo pienamente gli artisti anche attraverso i costi di produzione se necessario». C'è chi tra i galleristi ha dovuto finanche fare un mutuo per produrre le opere in Biennale, che si presenta per collezionisti e direttori di musei ricca di opportunità d'acquisto. Poiché in laguna – anche dopo la chiusura nel 1973 dell'Ufficio vendite gestito da Ettore Gian Ferrari voluta proprio dai mercanti – si è sempre continuato a vendere attraverso i galleristi, basta leggere le courtesy.
Ma dove sono finite le opere esposte in passato? Per alcune i destini sono celebri, ma non ancora noti, come per l'installazione di specchi di Michelangelo Pistoletto del 2009 acquistata dopo la 53ª Biennale dal MoMA di New York, «che riprodurrà la performance nel 2012» racconta Lorenzo Fiaschi della Galleria Continua. Così com'è finita in una collezione privata italiana l'opera «Human Being 2007-2009» di Pascale Martin Tayou portata all'Arsenale da Continua nel 2009. Anche la video istallazione di Candice Breitz del 2005 «Mother + Father» dopo Venezia è finita nella collezione Guggenhiem, racconta Francesca Kaufmann e oggi i valori dell'artista arrivano fino a 200mila euro.
Tutto grazie alla scintilla scoccata in Biennale. «Addirittura nel 2009 ancor prima dell'inaugurazione – ricorda Giò Marconi – la grande installazione di Nathalie Djurberg fu acquistata dalla collezionista tedesca Ingrid Goetz e, dopo la nostra mostra a Milano, da Miuccia Prada». La Biennale ha incrementato i valori della giovane artista svedese, Leone d'argento? «Sono saliti del 20% circa» conclude Giò Marconi. Oggi il valore dei suoi video è circa 25mila euro. Anche la collezione di François Pinault è ricca di opere viste nelle Biennali: nel 2007 acquistò tutta l'esposizione del Leone d'Oro Sigmar Polke («Axial Age», 2005-2007) e nel 2009 l'installazione «3 Heads Fountain» 2005, di Bruce Nauman, esposta nel Padiglione Usa, oggi a Punta Dogana. Sempre dopo la Biennale del 2009 le tre video installazioni di Fiona Tan (Padiglione Olanda) sono state vendute a musei e collezionisti, spiegano dalla galleria londinese Frithstreet: «Disorient» alla Galleria di arte Moderna di Glasgow, «Rise and Fall» all'Art Gallery di Vancouver e a collezionisti privati e «Provenance» 2008 è entrata in una collezione privata. Le video installazioni della Tan si aggirano tra i 20 e i 100mila euro. Dalla Galleria Massimo De Carlo confermano il successo dopo Venezia 2009 del duo Elmgreen & Dragset con «The Collectors» al Padiglione danese e dei paesi nordici: «la Biennale è stato un momento importante, tanto da condizionare la loro produzione successiva». Ma non tutte le opere finiscono in gloria, alcune site specific vengono smontate e altre finiscono in cantina. Non sempre il contenitore è garanzia di successo!
E quest'anno? La gara all'acquisto è già partita: «Nel Padiglione Italia – spiega Valentina Costa, direttore della Galleria Massimo Minini, – portiamo una tela gessata di Paolo Icaro e alcuni scatti di Luigi Ghirri, cui sono interessati molti giovani collezionisti». I pezzi unici vintage print degli anni 70 del fotografo vanno da 12mila a 14mila euro. ARTantide di Verona, spiega Paolo Mozzo: «ha curato la partecipazione di tre artisti al Padigione della Repubblica araba siriana. Di Beppe Bonetti e Bernard Aubertin abbiamo seguito i progetti e tutta la produzione. Una delle due sfere giganti "Variazioni su un errore di Parmenide" di Bonetti è stata acquistata per 40mila euro dall'industriale Stefano Landi di Reggio Emilia, che ha anche comprato una delle sette installazioni "Unlimited" di Aubertin, del valore di 10mila euro, altre quattro sono state opzionate da imprenditori e professionisti del nord». Nessun mistero, la Biennale vende, eccome!
© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione riservata