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Dorazio reticoli rivalutati

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Dorazio reticoli rivalutati

La crisi registra un paradosso sul mercato dell'arte: sono privilegiati gli autori che costano molto con una solidità internazionale e una buona liquidità. Ma esistono anche artisti riconosciuti dalla critica e non ancora valorizzati dal mercato. La caccia a questi autori per chi vuol coniugare investimento e passione per l'arte è aperta, proprio perché oggi le loro opere si muovono ancora in range di prezzo interessanti per una successiva rivalutazione. Piero Dorazio (1927-2005) nome fondamentale del gruppo Forma, «offre le migliori opportunità d'investimento a prezzi contenuti rispetto all'importanza che ha nella storia dell'arte» afferma Michele Casamonti della galleria Tornabuoni di Parigi. «Mentre Lucio Fontana e Alberto Burri hanno raggiunto valori elevati, anche se possono salire ancora, oggi si può guardare con fiducia a Dorazio, Ceroli e Dadamaino» prosegue il gallerista, che in controtendenza proprio tre giorni dopo il crack Lehman nell'ottobre 2008 firmò il contratto per aprire la galleria parigina e oggi non se ne pente: «So di aver fatto la migliore scelta, il mio lavoro è radicalmente cambiato» commenta. Ma quale periodo scegliere di Dorazio?
«Nei primi anni 60 quando la ricerca artistica diventa principalmente concettuale e materica, Dorazio, partecipando al gruppo Forma, sviluppa la propria indagine riflettendo su una nuova idea di pittura giocata sul colore e sulla luce» prosegue Casamonti. Qual è la sua cifra innovativa? «Sono straordinari i reticoli degli anni 1959-63 e poi i grandi quadri scenografici giocati sulla policromia e sui contrasti tra i colori degli anni 60» prosegue Casamonti. Nel 2001 il reticolo blu «Vedere oltre» del 1962 a New York è stato scambiato da Christie's a 232.288, nel 1999 il reticolo smeraldo «Combien?» 1960 passava per 23.843 € a Milano da Christie's. La rivalutazione è evidente, oggi queste tele partono da 100mila euro. L'opera di Dorazio contribuisce a superare la pittura figurativa del Novecento italiano introducendo un linguaggio che, per costruzione e metodo, è alternativo alla fugacità del gesto di Vedova e Afro, alla lacerazione del taglio di Fontana e all'estemporaneità delle combustioni di Burri. Dorazio emerge tra gli artisti del gruppo Forma e costruisce relazioni internazionali. «Tracce del suo lavoro vi sono oltre confine – conclude Casamonti, suo collezionista –, già a fine anni 40 Dorazio frequentava a Parigi Magnelli, Mirò, Matisse, Sonia Delaunay, Nina Kandinsky e molti altri, in seguito entra in relazione negli anni 60 con gli americani Willem de Kooning, Barnett Newman e Robert Motherwell, in Europa con Yves Klein e Hans Hartung. Nel 1961 a Berlino, partecipa all'attività del Gruppo Zero. È tutta da riscoprire la ricerca di Dorazio che nel 2012 Tornabuoni esporrà a Parigi.
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