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Cent'anni a Valle Giulia

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Cent'anni a Valle Giulia

Come per altri musei d'arte moderna italiani, dalla Galleria Internazionale di Ca' Pesaro a Venezia alla Galleria d'Arte Moderna di Palermo, l'origine della nostra maggiore raccolta dedicata all'Otto e Novecento (con una collezione di circa 4.400 tra dipinti e sculture; 13mila tra disegni e stampe) risale alle grandi esposizioni nazionali, la prima si tenne a Firenze nel 1861, e internazionali dell'Italia postunitaria, appuntamenti eccezionali dove si intendeva confrontare la produzione artistica dei diversi ambiti regionali per individuare un linguaggio comune, "nazionale", o confrontarsi con il resto d'Europa. Lo Stato o gli enti locali acquistavano le opere meritevoli, che meglio corrispondevano a questi requisiti, con cui poter fondare e alimentare, con successive campagne di acquisti, musei dedicati all'arte contemporanea.
La Galleria Nazionale d'Arte Moderna fu istituita nel 1883, quando, nell'occasione dell'Esposizione Internazionale di Belle Arti tenuta a Roma in quell'anno, venne acquisito un primo nucleo di opere destinate a quella che è stata la sua prima sede, il Palazzo delle Esposizioni in via Nazionale, progettato da Pio Piacentini. A partire dalla VI Biennale di Venezia la Galleria iniziò ad acquistare anche opere di artisti stranieri che entrarono in misura ancora maggiore in occasione della Esposizione Internazionale di Roma allestita a Valle Giulia nel 1911. A questa occasione risale l'ingresso di un capolavoro straordinario come Le tre età di Klimt che, insieme all'Arlesiana (acquistata nel 1962) e a Il Giardiniere di Van Gogh (acquisito nel 1989 per diritto di prelazione), è l'opera più popolare del museo. Il 1911 rimaneva un'occasione memorabile perché il bellissimo edificio realizzato da Cesare Bazzani per quella mostra verrà destinato a nuova, e definitiva, sede della Galleria lì trasferita nel 1915. Scelta che sembrò felice, nonostante non fosse così centrale come la precedente, per la eccezionale ubicazione. «È impossibile immaginare – commentò un alto funzionario dell'Amministrazione Antichità e Belle Arti – per una raccolta artistica sede più suggestiva. Immediatamente vicina alla più bella delle antiche ville principesche di Roma, circondata di vento, di profumi, di alberi, preceduta da un portico aperto ai voli delle rondini e a tutti i canti dell'aria».
Il fatto è che, anche perché gli acquisti continuavano dovendo un museo dedicato all'arte contemporanea alimentarsi e aggiornarsi continuamente, la Galleria appariva già satura al momento dell'apertura. A quella data si poteva ormai archiviare l'Ottocento, suddiviso dall'allora direttore Ugo Fleres in scuole regionali convergenti verso una lingua nazionale, mentre diverso rimaneva il problema del Novecento con cui vennero a scontrarsi tutti i direttori successivi sino alla leggendaria Palma Bucarelli, rimasta in sella più a lungo di tutti dal 1941 al 1975. Fu praticamente un'era caratterizzata da una coraggiosa volontà di aggiornamento in direzione delle avanguardie e delle espressioni più avanzate escluse dalle scelte convenzionali del ventennio, quando il raddoppio dell'area espositiva, realizzato nel 1933 da Bazzani, venne adibito dal 1937 al 1943 a "esposizione permanente" delle opere provenienti dalla Mostra della Rivoluzione Fascista.
I vari ordinamenti succedutisi nel tempo, da Roberto Papini nel 1938 a quello decisivo compiuto a tappe dalla Bucarelli dal 1944 al 1956, al successivo del 1987, cui seguiva una fase deprimente anche per la discesa vertiginosa dei frequentatori, sino al momento della rinascita segnato dall'ultimo allestimento, realizzato dal 1995 al 1999 da Sandra Pinto, sono stati certamente caratterizzati dalla personalità, dalla cultura e dalle diverse opportunità dei direttori, pur mantenendo in sostanza quella griglia cronologico-geografica che con l'assetto attuale è stata sostituita da nuovi percorsi tematici.
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