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In asta la più grande raccolta d’Arte Precolombiana direttamente dal Museo Barbier-Mueller

  • –di Antonio Aimi

La cifra del Museo Barbier-Mueller d’Arte Precolombiana che Sotheby’s metterà all’asta il 22 e 23 marzo non è tanto la presenza di alcuni capolavori ma l’equilibrio. Un equilibrio classicheggiante, che forse è il risultato della passione per la poesia rinascimentale di Jean Paul Barbier. Un equilibrio di volumi, forme, colori, materiali, tipologie, aree culturali e culture che è il risultato di una lunga ricerca del pezzo “giusto”, del pezzo, cioè, che per le sue valenze estetiche, archeologiche o etnografiche può aprire uno squarcio sull’America preispanica. In questa collezione, infatti, tutto si tiene e ogni opera rinvia alle altre. Ed è evidente, quindi, che la sua dispersione è una perdita irreparabile, perché priva ciascuno degli oggetti del valore aggiunto rappresentato dal filo che lo legava a tutti gli altri. Naturalmente, gli acquirenti, non potranno comperare questo valore aggiunto, tuttavia potranno portare a casa un altro bene immateriale, che caratterizza questa vendita come non si era mai visto in nessun’altra asta del passato e che si è unito in modo indelebile agli oggetti: il loro curriculum espositivo e collezionistico. E, naturalmente anche questo bene immateriale, secondo una tradizione che si è andata consolidando negli ultimi anni, ha un prezzo.

Tuttavia i prezzi delle 313 opere che saranno messe in vendita, il cui valore preasta oscilla tra 13 e 17 milioni di euro, sono, nel complesso, abbastanza ragionevoli e non sembrano il risultato di una lievitazione generalizzata legata al prestigio della collezione. Si può, però, osservare che, a volte, essi presentano oscillazioni più o meni marcate, sia verso l’alto che verso il basso, rispetto alle tipologie di riferimento. Soprattutto, almeno da quanto emerge dai tre volumi del catalogo, sembra che le stime siano state fatte ignorando totalmente ogni ricerca sulla tematica delle attribuzioni e senza esplicitare, a parte pochi casi, i riferimenti alla gerarchia delle opere. Ed è evidente che queste assenze sono alquanto sorprendenti per una collezione costruita, tra l’altro, anche con un’esplicita e rivendicata attenzione per la qualità estetica delle opere.

In ogni caso è evidente che se il museo fosse stato messo in vendita cinque anni fa, prima della crisi ma dopo il boom, le stime sarebbero state molto più alte.

In occasione dell’evento Sotheby’s e la casa editrice 5 Continents Editions di Milano hanno realizzato un grande cofanetto (costo 150 euro) che comprende il catalogo vero e proprio, in cui i pezzi della collezione sono suddivisi secondo le tre sessioni dell’asta, e due splendidi volumi, che rappresentano l’inventario generale della collezione, dove i pezzi sono presentati per aree geografiche e sono accompagnati da saggi e macro schede di diversi specialisti.

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