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«Il paesaggio delle rive della Senna» di Renoir ritorna al Baltimore Museum of Art

  • –di Sara Dolfi Agostini

"Paysage Bords de Seine" (1879) è un dipinto del pittore Pierre-Auguste Renoir. È poco più piccolo di un foglio A4 e rappresenta una natura lussureggiante ai bordi del fiume che tanto ispirò gli impressionisti. Per 15 mesi è stato al centro della cronaca americana perché conteso tra il Baltimore Museum of Art e una privata cittadina, Martha Fuqua. La signora afferma di averlo acquisito al mercato delle pulci per 7 dollari nel 2009, spinta dalla madre appassionata di arte, e di averlo legittimamente proposto alla casa d'asta The Potomack Company di Alexandria nel settembre 2012, poco dopo la morte di colei che l'aveva consigliata. È allora che il dipinto è stato autenticato e stimato 75-100mila dollari per un incanto nel quale non è mai stato battuto. Infatti, il Baltimore Museum of Art, notificato della presenza dell'opera e proprietario di oltre 50 dipinti, stampe, sculture e disegni di Renoir, ha bloccato la vendita il giorno prima dell'incanto con un'ampia documentazione riproposta nell'aula del tribunale distrettuale della Virginia dall'avvocato Maria Diaz.
Anzitutto, la lettera con cui, nel 1935, la collezionista e mecenate Saidie A. May proponeva al Baltimore Museum of Art una serie di piccoli dipinti a olio che aveva precedentemente ceduto in comodato al Museum of Modern Art, offrendoglieli con la clausola che fossero assicurati. Nella lettera il dipinto è indicato per autore, titolo e valore commerciale (1.010 dollari). Un secondo documento, poi, con cui l'istituzione attesta il furto del dipinto il 16 novembre 1951, durante la mostra "From Ingres to Gauguin." Inoltre, per rinforzare il diritto alla restituzione del dipinto di Renoir, Diaz ha richiamato l'attenzione su un precedente risolto proprio in Virginia: una spada Tiffany dei tempi della guerra civile americana, rubata alla Brown University tra il 1974 e il 1977 e acquisita da una coppia presso un antiquario dell'Illinois nel 1992, è stata riconsegnata all'Università in seguito a una sentenza emessa proprio l'estate scorsa.
La questione del Renoir è complicata dal fatto che il Baltimore Museum of Art fu risarcito dalla compagnia assicurativa Fireman's Fund Insurance Co con 2.500 dollari ai tempi del furto: tuttavia, l'azienda, che avrebbe potuto rivendicare l'esclusiva proprietà dell'opera, ha fatto un passo indietro nel corso del processo, attribuendo il proprio diritto al Baltimore Museum of Art. Restava, dunque, da capire se il museo avesse diritto alla restituzione e il giudice Leonie M. Brinkema durante l'udienza di ieri, 10 gennaio, non ha lasciato ombra ai dubbi: "non c'è neanche una scintilla di evidenza che potrebbe persuadere una giuria a lasciare il dipinto nelle mani della signora Fuqua" ha affermato cancellando il procedimento processuale. E ha aggiunto, rivolgendosi all'avvocato difensore della privata cittadina: "lei non sta contestando il solido principio che la proprietà di un bene rubato non può essere passata da un ladro a un acquirente in buona fede; e in più c'è un'importante evidenza che questo dipinto è stato rubato". Il riferimento, naturalmente, era ai documenti presentati dal museo e al fatto che la signora Fuqua non aveva alcuna prova della compravendita. Il dipinto, che Renoir avrebbe realizzato su un tovagliolo in tessuto per la sua amante, conservato attualmente nei magazzini del FBI, tornerà dunque al Baltimore Museum of Art, dove sarà esposto già a marzo in un allestimento speciale. "Ci sono talmente tante storie e misteri intorno a questa opera" ha commentato la direttrice Doreen Bolger: "il pubblico la trova intrigante e spero che quando verrà a vederla sarà attratto anche dal resto della nostra collezione".

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