ArtEconomy24

Roma, la Biennale dell'antiquariato e lo sforzo di vendere nonostante…

  • Abbonati
  • Accedi
In Primo Piano

Roma, la Biennale dell'antiquariato e lo sforzo di vendere nonostante le verifiche fiscali e la notifica

  • –di Stefano Cosenz

Guarda la photogallery

Contrariamente all'andamento delle altre fiere di antiquariato dove i grandi acquisti si decidono nella prima giornata, forse nella prima mezz'ora, la Biennale dell'antiquariato di Roma, dopo la preview per inviti della serata del 30 settembre che ha visto un pienone, tanto interesse, ma quasi nessuna vendita, ha goduto di un crescendo negli ultimi giorni, in particolare da sabato 4 a lunedì 6 ottobre, il giorno della chiusura. Nei sei giorni di apertura l'affluenza di visitatori paganti ha superato quota 10.000, praticamente la stessa della precedente edizione che era stata aperta per 10 giorni. La disposizione degli stand, grazie a un minor numero di gallerie partecipanti, offriva eleganza, grande spazio e maggiore facilità a una visita capillare della mostra, con angoli per sedersi e riposare lungo il cammino.

A detta dei galleristi, il pubblico era preparato, attento, ma cauto nelle decisioni, anche se alla fine la qualità delle opere è stata premiante. In particolare ciò che frena i collezionisti italiani è l'obbligo del gallerista di dichiarare all'Agenzia delle Entrate ogni acquisto superiore ai 3mila euro + Iva, anche se l'acquirente non ha nulla da nascondere subentra il timore delle verifiche fiscali. Continua poi a pesare la notifica da parte della Sovraintendenza dei Beni Culturali di molte antiche opere che troverebbero acquirenti stranieri, se potessero essere esportate, anche a prezzi tre volte superiori a quelli offerti: è il caso di una rara tempera dell'artista toscano Cennino Cennini (1370 – 1440), Madonna col Bambino con Angeli e Santi, proveniente da una collezione privata, proposta a 240mila euro dalla Galleria Moretti di Firenze. “Essendo un'opera notificata – spiega il direttore della galleria, Gabriele Caioni, - abbiamo dovuto rinunciare a un'offerta da parte di una coppia di collezionisti stranieri”. Moretti esponeva anche una splendida piccola tavola in ottime condizioni del bolognese Jacopo di Paolo (1371 – 1426), Santa Margherita di Antiochia imprigionata mentre il governatore Olibrio venera un idolo, proveniente dalla collezione Stramozzi di Crema. La tavola, di potenza stilistica, capace di reggere un dialogo con un'opera contemporanea, è stata offerta a soli 100mila euro, pur valendo probabilmente tre volte di più, proprio perché notificata.

Nello stand della galleria romana di Carlo Virgilio ha trionfato la scultura: ben quattro opere sono state vendute con un range di quotazioni tra 20mila e 70mila euro. Si tratta di un ritratto in terracotta raffigurante Canova, opera di Amedeo Lavy, scultore e medaglista torinese, del 1830; una testa in bronzo alta 91 cm raffigurante l'artista Giuseppe Bossi (da una versione in marmo del Canova) con fusione di Luigi Manfredini della prima metà del XIX secolo; un maialino in bronzo a grandezza naturale di Antonio De Val, scultore napoletano del Novecento, presentato alla Biennale di Venezia nel 1934; una composizione in bronzo e ferro, alta più di un metro, realizzata nel 1968 da Umberto Mastroianni sul tema del “Torso del Belvedere”, la celebre opera in marmo, purtroppo mutilata, dello scultore ateniese Apollonio conservata presso i Musei Vaticani. In ambito pittorico, la stessa galleria ha un'opzione in corso con una fondazione bancaria per la vendita di due grandi opere del 1790 circa di Stefano Tofanelli.

In genere i galleristi partecipanti alla Biennale romana vedono nella stessa uno strumento per ampliare la propria clientela, in particolare del Centro e Sud Italia, anche se non sono mancati collezionisti di altri paesi europei ma anche dal Giappone e dai paesi arabi. “Collezionisti soddisfatti della visita” ha confermato Roberto Centrella, di Art Decoratif di Fiumicino, che presentava e ha venduto splendidi vetri del Novecento, con quotazioni di alcune decine di migliaia di euro. L'arte decorativa di ogni epoca ha goduto un buon successo di vendite. Così la galleria romana di Alberto di Castro ha disperso vetrinistica con un range di quotazioni tra 5mila e 30mila euro. La galleria Dario Ghio di Montecarlo ha venduto a un commerciante una testa in avorio dell'imperatore Adriano del XVII secolo, modello di una grande testa in marmo conservata agli Uffizi, offerta a 25mila euro. La galleria romana di Alessandra Di Castro ha venduto un mosaico di mattonelle disegnate da Giò Ponti per l'Hotel Parco dei Principi di Villa Borghese a Roma nel 1964-68 offerto per 20mila euro (la stessa galleria che si sta aprendo al XX secolo, ha venduto nei primi giorni un decollage di Mimmo Rotella del 1962, anno in cui l'artista elabora un linguaggio più specificatamente Pop, con un valore che si aggira intorno ai 100mila euro). Nella sua sede di Piazza di Spagna sono esposte due bellissime tele di Ippolito Caffi dedicate alla luce, Eclissi di sole a Venezia del 1842 e Carnevale di notte in via del Corso: I “Moccoletti” del 1840 circa che stanno richiamando molti visitatori. La galleria d'arte Russo di Roma, specializzata in artisti del Novecento e contemporanei, di un importante artista italiano emerso nella prima parte del XX secolo, Duilio Cambellotti, ha venduto un bronzo del 1924, Vaso Equites, 30 x 28 cm per 23mila euro, mentre nel contemporaneo un olio su tavola di Tommaso Ottieri del 2013, Teatro San Carlo di Napoli, 212 x 200 cm per 18mila euro e un olio su tela del 2014 di Massimo Giannoni, Biblioteca Teresiana, 150 x 200 cm per 19mila euro.

Indubbiamente il design del XX secolo ha goduto maggiore interesse rispetto alla Biennale di due anni fa. È il parere di Mattia Martinelli della Galleria Robertaebasta di Milano che ha incontrato nei giorni della Biennale molti nuovi collezionisti, preparati, che investono sul mobile del Novecento. Per ora ha concluso trattative per oggetti con un range di quotazioni tra 10mila e 20mila euro, come per un'importante credenza francese del 1935 attribuita ad Andrè Sornay con un sistema a scomparsa che rileva due piani formanti una scrivania a “L” e una lampada da tavolo francese del 1970 in bronzo esploso e quarzo di Claude Victor Boeltz.

L'arte moderna continua a godere grande interesse da parte dei collezionisti, anche se la alte quotazioni rallentano le trattative. Roberto Casamonti, della galleria Tornabuoni Arte – Arte Antica di Firenze è soddisfatto della Biennale, “esposizione eccellente, ben organizzata ed elegante, indubbiamente una vetrina di prestigio che ci ha permesso di rivedere importanti collezionisti romani e di aprire nuovi rapporti. I momenti attuali di mercato non sono facili, ma questa manifestazione offre segnali di ripresa. Il nostro stand ove sono state esposte opere di Campigli, Balla, Morandi, Kandinsky, Lempicka e Picasso, è stato considerato dalla commissione della mostra come uno dei migliori. Abbiamo venduto un'importante opera di de Chirico, Piazza d'Italia, offerta intorno a 500mila euro”. Successo del moderno anche presso la Galleria Robilant+Voena: un'opera di Lucio Fontana è stata ceduta sopra il milione e mezzo di euro ad un cliente straniero.

Guarda la photogallery

© Riproduzione riservata