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Fiera Milano investe nel mercato dell'arte del Sud Africa e crea un dialogo…

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Fiera Milano investe nel mercato dell'arte del Sud Africa e crea un dialogo con l'Italia- Foto

  • –di Silvia Anna Barrilà


Può sembrarci lontana dalla nostra realtà, eppure la Cape Town Art Fair, la fiera dell'arte contemporanea di Città del Capo che si è svolta dal 26 febbraio all'1° marzo, è un'impresa tutta italiana, nata nel 2013 per iniziativa di Fiera Milano e giunta ora alla quarta edizione.

“In Sud Africa sta crescendo una classe sociale con sempre maggiori disponibilità economiche che privilegia consumi nuovi, in grado di testimoniare lo status sociale raggiunto: oggetti per la casa, moda e arte.” Così Francesco Santa, country manager di Fiera Milano per il Sud Africa, spiega ad ArtEconomy24 le motivazioni che hanno spinto Fiera Milano a lanciare l'evento in Africa. E continua: “Nel 2014 Cape Town è stata anche scelta come capitale mondiale del design. Nel 2015, terza edizione, abbiamo realizzato un fatturato triplo rispetto alla prima edizione. E le potenzialità sono enormi. Basti pensare che nel 2016-17 verrà inaugurato proprio a Cape Town uno dei più grandi ed importanti musei di arte contemporanea del mondo, il Museo Zeitz di Arte Contemporanea Africana”.

Per agevolare il dialogo tra l'Italia e il Sud Africa, Fiera Milano l'anno scorso ha invitato tre gallerie africane a partecipare alla fiera milanese MiArt. Erano Brundyn+, SMAC Art Gallery e Whatiftheworld. Quest'anno ha fatto il contrario: “Abbiamo deciso di continuare a perseguire il progetto di 'contaminazione' Italia-Sud Africa - ha spiegato Francesco Santa - ma non più portando l'Africa da noi, bensì l'Italia in Africa, per cui abbiamo deciso di invitare, fornendo lo spazio a titolo gratuito, tre importanti gallerie italiane. L'idea è che possano fare da apripista e da volano per la partecipazione di altre gallerie italiane ed europee negli anni futuri”.
Le tre gallerie erano Galleria Continua di San Gimignano - una galleria da sempre improntata ad un discorso sull'arte globale; Primo Marella di Milano, che pure ha sempre lavorato con artisti extra-europei; e A Palazzo di Brescia, galleria che rappresenta l'artista angolano vincitore del Leone d'Oro all'ultima Biennale di Venezia, Edson Chagas.

Ed è proprio lui che la galleria ha presentato in fiera a Città del Capo, in particolare con la serie fotografica “Oikonomos” in cui l'artista si fotografa con in testa sacchetti e borse di prodotti di massa che comunicano un senso di depersonalizzazione nell'età del consumismo globale. Accanto a lui la galleria bresciana ha presentato il ghanese Ibrahim Mahama con un lavoro fotografico che è incipit ed estensione delle sue grandi installazioni. Ciascun lavoro quotava 5.000-6.000 euro. “I nostri artisti sono già molto conosciuti per cui abbiamo consolidato rapporti già esistenti con le istituzioni e i principali collezionisti” ha spiegato una delle due galleriste di A Palazzo, Chiara Rusconi. Riguardo alla scelta di partecipare alla fiera, Rusconi ha riferito che una parte importante della loro ricerca è rivolta all'Africa. “Il mercato dell'arte nel continente si sta sviluppando molto velocemente - così Rusconi -, pur con differenze legate alle singole tipicità ed economie di ciascun paese. In Sud Africa c'è una grande apertura e il mercato è nelle sue fasi iniziali, c'è molto lavoro da fare e quindi è un ottimo luogo per poter istituzionalizzare la cultura contemporanea. L'interesse verso l'arte africana è esploso e attrae l'attenzione dei musei di tutto il mondo e delle più grandi collezioni. Possiamo parlare di collezionisti internazionali, più che esclusivamente locali”.

Anche secondo Primo Marella il mercato si sta sviluppando bene: a livello internazionale interessa la fascia di collezionisti più aperti e anticipatori delle nuove tendenze. In Africa c'è più curiosità per l'arte locale, ma c'è anche attenzione nei confronti dell'arte internazionale. In fiera Marella ha portato opere di artisti africani che rappresenta: Abdoulaye Konaté del Mali, Vitshois Mwilambwe Bondo del Congo, Joël Andrianomearisoa del Madagascar, Soly Cissé del Senegal e Cameron Platter del Sud Africa. I prezzi andavano da 2.000 a 18.000 euro. “Il pubblico ha reagito molto bene, i nostri artisti sono piaciuti molto” ha commentato Primo Marella. La scelta di partecipare alla fiera è derivata dal fatto che, dopo essersi rivolta per anni all'arte dell'Oriente, da cinque anni la galleria sta approfondendo la conoscenza dell'arte africana e intende implementarla. “Ci interessa anche raggiungere con la nostra proposta il pubblico, peraltro crescente, interessato agli artisti di quest'area” ha spiegato Primo Marella. E ancora: “È la prima volta che partecipiamo alla fiera, bisogna insistere. Abbiamo venduto qualche opera ma svilupperemo i contatti pervenuti e ci aspettiamo una crescita nei rapporti con i collezionisti che stanno guardando all' Africa come arte alternativa”.

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