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Biennale Firenze, un diario tra premi, promesse e polemiche

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Musei e Biennali

Biennale Firenze, un diario tra premi, promesse e polemiche

  • –di Marina Mojana

La XXIX edizione di BIAF - Biennale Internazionale dell'Antiquariato di Firenze ha chiuso i battenti domenica scorsa con un incremento del 45% dei visitatori rispetto all'edizione del 2013 e con oltre 32.000 presenze nei dieci giorni di apertura. La Biaf firmata da Fabrizio Moretti ha puntato sullo spettacolo della bellezza e della qualità delle opere in vendita e sullo sforzo degli 88 espositori di dare vita a una kermesse di capolavori, premiato dall'apprezzamento internazionale della manifestazione.
Da Pietro Cantore di Modena , ad esempio, erano proposte tutte opere inedite, provenienti da collezioni private, tra cui una piccolissima tavoletta con l'«Adorazione dei Magi» del Morazzone offerta a 70.000 €; versione ancora più fragrante di quella su tela conservata alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano

Ha registrato vendite significative la galleria di Carlo Orsi , presidente dell'Associazione Antiquari d'Italia , in particolare il gesso Ganimede con l'aquila di Bertel Thorvaldsen (Copenaghen 1770 - 1844) di circa 134 cm di altezza.
Nello stand di Robilant + Voena troneggiava l'imponente «Ratto d'Europa» di Luca Giordano (1675), una tela milionaria ritenuta dal New York Times il quadro più bello della fiera. Non però dalla giuria interna che, per l'edizione 2015, premiava a buon diritto un «San Giovanni Battista nel deserto» molto caravaggesco, appartenuto al marchese Vincenzo Giustiniani. Del dipinto, eseguito a Roma verso il 1623 da Nicolas Régnier, si erano perse le tracce. Era poi entrato negli anni 60 del secolo scorso nella collezione del coreografo e ballerino russo Léonide Massine, che lo aveva portato nella sua splendida villa ridisegnata da Le Corbusier sull'isola de Li Galli, tra Capri e Positano. È merito del gallerista Porcini http://www.porcinigallery.com/ di Napoli l'averlo ritrovato nello storico Palazzo Confalone di Ravello e proposto a Firenze per una cifra a sei zeri.

Piva ha confermato che la scultura ha avuto un ruolo importante in Biennale, la galleria nel suo stand ha venduto un gruppo di otto rilievi in marmo raffiguranti profili di imperatori romani filosofi dello scultore Giovanni Bonazza. Mentre Salomon ha affermato di aver venduto arte per 500mila euro e si aspetta altri deal.
Nei primi giorni della preview molti rappresentanti delle più importanti case d'aste e fiere del mondo si aggiravano per gli stand accanto a direttori di prestigiosi musei come Till Holger-Borschert (Memling Museum di Bruges), Jean Patrice Marandel (curatore del County Museum di Los Angeles), Keith Christiansen (Dipartimenti Arte Europea del Metropolitan Museum di New York), Eike Schmidt neo direttore della Galleria degli Uffizi. Tra gli ospiti anche i rappresentanti del Museo di Capodimonte, dell'Accademia di Brera, del Groeninge Museum del Belgio, del Boston Fine Arts Museum, del J. Paul Getty Museum, del Jacquemart André di Parigi.

Molti i collezionisti statunitensi invitati a Firenze da Nicholas Mullany , dell'omonima galleria londinese, mentre Giovanni Pratesi concludeva la trattativa con alcuni privati per un importante dipinto di Ridolfo del Ghirlandaio e per alcune sculture barocche. La Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze era interessata a un dipinto del fiorentino Domenico Puligo (1492-1527), offerto da Enrico Frascione , mentre la Galleria Giacometti Old Master Paintings segnalava una richiesta di prelazione da parte del Polo Museale della Campania per l'opera «L'eruzione del Vesuvio» del 1631 del pittore napoletano Domenico Gargiulo, noto come Micco Spadaro (1610- 1675), a trattare era direttamente il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. L'antiquario Paolo Antonacci , due giorni dopo l'inaugurazione, aveva già venduto sette opere, due delle quali a importanti collezionisti americani, mentre Tiziana Sassoli di Fondantico di Bologna esibiva un interessante olio su tavola di Giorgio Vasari raffigurante il «Compianto sul Cristo morto», databile al 1547, davanti al quale si fermava a lungo anche Dario Franceschini. La stima va oltre i 500.000 €.

Tra gli stand si vedeva molta pittura del Seicento e soprattutto molta scultura dal XVI-XIX secolo. Tra tutte spiccava la statua di Leopold Kiesling, il magistrale artista austriaco (1770-1827) che nel 1808 scolpiva nel marmo bianco di Carrara l'allegoria de «Il Genio delle Arti che svela la Natura come Diana Efesina», in vendita da Carlo Virgilio di Roma per oltre 150.000€. Mentre Vittorio Sgarbi è entrato in polemica con il vetting della fiera che aveva accettato l'attribuzione di una delicata «Natività» al grande bergamasco Giovan Battista Moroni (1521-1578). Riferita alla fase giovanile del pittore (1540-1545) da un articolato e convincente studio di Francesco Frangi, l'opera era in vendita da Matteo Lampertico / per 250.000 €. Secondo Sgarbi si tratterebbe, invece, di una prova accademica di Luca Mombello (1520-1588), detto il Pittore delle Monache e, come il Moroni, allievo del Moretto. Certo, se l'opera fosse del Mombello, come suggerisce Sgarbi, non quoterebbe più di 20.000 €.

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