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Priscilla Tea vince il Club Gamec Prize 2017

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premi e concorsi

Priscilla Tea vince il Club Gamec Prize 2017

Priscilla Tea, Islands of space, 2017, Courtesy Priscilla Tea and Neumeister Bar-Am
Priscilla Tea, Islands of space, 2017, Courtesy Priscilla Tea and Neumeister Bar-Am

È Priscilla Tea la vincitrice del Club Gamec Prize 2017, un premio promosso dall'associazioneClub Gamec per il secondo anno consecutivo nell'ambito di varie iniziative ideate a sostegno della giovane arte contemporanea e del museo bergamasco. È stata scelta tra quattro candidati dalla giuria composta da Giacinto Di Pietrantonio (direttore GAMeC), Stefano Raimondi (presidente The Blank), Angiola Scandella (consigliere Club GAMeC), Pippo Traversi (consigliere Club GAMeC) e Davide Giannella (curatore della prima edizione del Club GAMeC Prize). Una sua opera verrà acquistata dall'associazione ed entrerà a far parte della collezione della Gamec.
«La carriera di Priscilla si sta sviluppando rapidamente» commenta il suo gallerista Barak Bar-Am, co-fondatore della galleria di Berlino Neumeister Bar-Am, che la rappresenta dall'agosto dello scorso anno dopo averla scoperta in una mostra presso lo spazio berlinese The Composing Rooms nel 2014. «È un'artista unica nel panorama artistico italiano e il suo lavoro recentemente è stato ampiamente riconosciuto e apprezzato. È un grande momento per la sua carriera, siamo molto ansiosi di vedere quello che accadrà». Di certo la vedremo nella collettiva intitolata «Dawn» che la galleria organizza nei suoi spazi quest'estate, a cura dello stesso gallerista e dell'italiano Domenico de Chirico, curatore anche della mostra del Club Gamec Prize 2017. Tea, che è nata a Milano nel 1983, realizza opere di grandi dimensioni in cui mira a «descrivere gli spazi nel loro momento di mezzo», come si legge nel comunicato del premio. Attraverso una pittura a cavallo tra tecniche digitali e regole analogiche, propone «nuove prospettive, spazi metafisici ed estensioni meditative in bilico tra reale e virtuale». È rappresentata anche dalla galleria parigina Éric Hussenot e i suoi prezzi vanno da 6.000 a 12.500 euro.

I partecipanti in gara. Gli altri artisti candidati al premio erano Riccardo Baruzzi, Matteo Callegari e Giulia Cenci. Baruzzi, nato nel 1976 in provincia di Ravenna, utilizza la pittura e il disegno per indagare le possibilità della rappresentazione tra figuratività e sintesi astratta. «Riccardo lavora da quasi 20 anni e la sua ricerca si è sempre concentrata su una pittura gestuale rientrando in quella che spesso viene definita 'provisional Painting'» dichiarano i galleristi Fabrizio Padovani e Alessandro Pessotti diP420 di Bologna che lo rappresentano dal 2014, quando lo è stato incluso nella collettiva «Le leggi dell'ospitalità», curata da Antonio Grulli. «Il suo trascorso come assistente del fotografo Guido Guidi ha sicuramente formato il suo sguardo. Accanto alla pratica pittorica l'artista ha sempre portato avanti anche una sperimentazione sonora e performativa che si coglie nei suoi dipinti. Infatti Baruzzi non utilizza mai il 'classico' pennello, ma strumenti creati da lui che esaltano la gestualità della sua pratica artistica». La galleria bolognese ha portato Baruzzi in diverse fiere internazionali da quando lavora con lui, offrendo le sue opere a prezzi che vanno dai 2.500 € per i disegni ai 20.000 € per i grandi formati. Pur essendo questa la sua galleria di riferimento, Baruzzi collabora anche con la galleria Arcade di Londra, ha partecipato recentemente ad una collettiva da Goma a Madrid e ad agosto avrà una personale alla galleriaJaqueline Martinsdi San Paolo. Inoltre a novembre avrà una mostra personale al museoVilla Crocea Genova ed è in arrivo il suo primo catalogo edito da Cura con testi di Davide Ferri, Alessandro Rabottini e Luca Bertolo.
Matteo Callegari, invece, nato in provincia di Udine nel 1979, parte da un immaginario figurativo di matrice classica per arrivare ad una pittura “sdrammatizzata ed essenziale”, caratterizzata da un impatto cromatico intenso e volta a creare spazi immersivi. Dal 2013 lavora in esclusiva con la galleria Federico Vavassoridi Milano, che lo ha scoperto attraverso una visita nel suo atelier a New York, città in cui vive. Chi sarà nella Grande Mela in autunno avrà l'occasione di visitare una sua personale nello studio di Ugo Rondinone, una gigantesca chiesa sconsacrata ad Harlem. Già la sua prima mostra è stata nella vetrina-progetto dell'artista svizzero nel Lower East Side,39 great jones, subito dopo il diploma all'Hunter College nel 2011. Si sono susseguite, poi, personali e collettive in gallerie e istituzioni internazionali come Ramiken Cruciblea New York, Eva Presenhuber a Zurigo, Palais de Tokyo a Parigi, Sommer Contemporarya Tel Aviv,And Now a Dallas. L'anno scorso Vavassori gli ha dedicato il suo intero stand a Liste e Basilea ed è uscita una monografia edita da Flash Art Books in collaborazione con Front Desk Apparatus. Il suo price range è 4.000-16.000 euro.
Infine, Giulia Cenci, nata a Cortona nel 1988, parte da oggetti solitamente trascurati o degradati per rianimarli, e articola la sua ricerca in una dimensione che è in bilico tra visibile e invisibile. «In questo ultimo anno è stata invitata a molte mostre, soprattutto all'estero» dichiara il suo gallerista Giuseppe Alleruzzo della galleria di Pistoia SpazioA che la rappresenta in esclusiva dal 2013. L'anno prima l'artista era stata selezionata per la residenza alla Fondazione Ratti a Como e allo Hiap di Helsinki. Poi si è trasferita in Olanda per il master alla St.Joost Academydi Den Bosch e la residenza al De Ateliers di Amsterdam, dove ora vive e dove si è appena conclusa la mostra di fine corso. Il suo price range va da 3.000 a 18.000 euro.
Fino al 18 giugno le opere degli artisti candidati al premio e della vincitrice sono esposte nella mostra «Concretizing the uninhabitable» a cura di Domenico de Chirico presso l'associazione culturale Magus di Bergamo in Via Camozzi, 144.

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