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Heinz Berggruen, ricordi di un collezionista

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Heinz Berggruen, ricordi di un collezionista

Heinz Berggruen
Heinz Berggruen

Heinz Berggruen è stato uno dei maggiori mercanti d'arte del XX secolo e un grande collezionista, che nel 2000 ha ceduto la sua collezione di 200 opere di Picasso, Klee, Matisse, Giacometti e altri ai Musei statalidi Berlino per 253 milioni di marchi - una cifra molto inferiore all'effettivo valore della collezione e un gesto di riconciliazione con il paese da cui era dovuto fuggire nel 1936 a causa nelle sue origini ebraiche.
Ma Berggruen è stato anche un giornalista e questo suo legame con la scrittura emerge chiaramente dalle pagine di “Ricordi di un mercante d'arte”, una sua raccolta di memorie pubblicata lo scorso settembre in italiano daSkira(144 pagine, 14,90 euro, traduzione di Enrico Arosio). Forse il titolo dell'edizione originale in tedesco, pubblicata nel 2001 - Berggruen è scomparso nel 2007 - rende meglio lo spirito del libro: “Die Kunst und das Leben”, l'arte e la vita. Si tratta, infatti, di una raccolta disordinata di episodi di vita, brevi aneddoti sparsi, in cui Berggruen racconta, con autoironia e senza alcuna preoccupazione di ordine cronologico o di completezza, l'infanzia e la giovinezza nella Berlino precedente al conflitto, la cartoleria dei genitori, gli inizi come giornalista, l'esilio in California, il ritorno in Europa come soldato americano, la passione per la letteratura, la galleria a Parigi, la nascita della sua collezione, il ritorno nella Germania democratica di oggi. Lo stesso Berggruen sottolinea questo suo ruolo: «Prima di tornare in Germania non conoscevo quasi l'espressione “Zeitzeuge”, testimone del tempo. Nel frattempo questa parola si è conquistata una posizione speciale nel mio vocabolario. Volendo esagerare, potrei probabilmente dire che essere testimone del tempo è diventata la mia professione principale».
I ricordi sono slegati tra loro, ma c'è un elemento ricorrente che è quello del suo rapporto con l'arte e con le grandi personalità dell'arte del Novecento. Grandi artisti come Picasso, Matisse e Frida Kahlo, ma anche illustri collezionisti come Gianni Agnelli, Estée Lauder, Heini Thyssen. Anche qui, Berggruen non fa un ritratto completo, ma narra alcuni episodi che trasmettono alcuni tratti del carattere del personaggio, con grazia e leggerezza, senza mai scadere nel pettegolezzo.
Per esempio racconta di quando è andato ad ammirare i Klee di Agnelli a St. Moritz e, inavvertitamente, ha fatto scattare l'assordante allarme antifurto, o dell'infatuazione e fuga a New York con Frida Kahlo, durata un mese, prima che lei diventasse il grande mito popolare (per questo motivo fu contattato dalla cantante Madonna, che voleva fare un film sull'artista, ma lui non accettò di raccontare). E di quando Heini Thyssen lo invitò a Villa Favorita a Lugano e dopo una serata abbondantemente innaffiata lo abbracciò, lo baciò sulle guance e gli diede del tu, per poi tornare al lei e alla stretta di mano la mattina dopo.
Ma anche della visita a Gertrude Stein e del suo disprezzo per i soldati tedeschi, di quando si prese mezzo valium per contenere l'emozione all'ingresso del barone Alain de Rothschild nella sua galleria (che acquistò un Picasso del 1906, del periodo rosa e se lo portò a casa in metropolitana), della solitudine di Dora Maar, del severo senso degli affari di Matisse contrapposto all'impulsività di Picasso - una presenza che ritorna continuamente nel libro - e dell'incontro con il grande poeta francese Paul Éluard. Fu lui che gli vendette il suo primo Picasso. Voleva 5mila franchi, che Berggruen, ancora agli inizi, non aveva. Si convinse quando, insieme al Picasso, Éluard gli offrì anche un disegno di Klee. Il caso volle che qualche giorno dopo Walter Feilchenfeldt, mercante di Zurigo ed ex-socio di Paul Cassirer, che all'epoca aveva venduto a John Hay Whitney il “Ragazzo con la pipa” di Picasso a 30mila dollari, poi battuto nel 2004 a oltre 100 milioni di dollari, gli fece visita e gli comprò proprio il Klee di Éluard a 5mila dollari, così che Berggruen potè saldare il suo debito e conservare il Picasso.
Oggi quell'opera, che Berggruen regalò a sua moglie, è al Museo Berggruen di Berlino, nel cosiddetto “Stülerbau”, dal nome dell'architetto Friedrich August Stüler che lo realizzò nell'Ottocento. Berggruen, a cui venne messo a disposizione un appartamento sopra alla collezione che gli era appartenuta, chiamava i dipinti “i suoi conquilini” e, a quasi 90 anni, così li descriveva:
“Sullo stesso piano del nostro appartamento sono esposti i Klee e i Giacometti. Con i Klee m'intendo a meraviglia. Quando passo davanti a loro dopo aver fatto la prima colazione, i quadri del mago bernese mi salutano con ritrosia, silenziosi, anche ironici, quasi volessero dire: prenda le cose come vengono, non si lasci confondere o irritare, specialmente da Picasso.
Con Giacometti è già un po' diverso. L'autore di queste splendide sculture era un solitario e così le sculture medesime. Ogni figura è isolata e sopporta a fatica le presenze altrui. Le figure, nel loro spazio vuoto, è come se andassero di fretta ognuna per la sua strada, senza degnarsi di uno sguardo. Il gatto vuole una cosa sola: scappar via.
Più emozionante è il piano principale del museo, dove sono i Picasso. Non appena si arriva davanti ai suoi quadri ha inizio un'intensa discussione, ora gioiosa, ora aspra. Non è sempre facile andarci d'accordo. Le sue figure sono quasi sempre provocanti, esprimono un'estrema impazienza. Sono spesso chiassose e minacciose. È facile entrare in relazione con loro? Certe volte è una gran fatica. Come adattarsi alle distorsioni, agli eccessi, all'intero vocabolario del cubismo? Come seguire in maniera sensata le piroette picassiane? Come accettare il Minotauro, in cui ci si imbatte di continuo? Poi però incontro le nature morte, che emanano tranquillità, radicate come sono nella classicità del Rinascimento; i paesaggi legati all'esuberante mondo mediterraneo; e i ritratti, che suggeriscono Ingres, ma anche Raffaello.
Giunto al pianterreno incontro Henri Matisse, il grande antagonista di Picasso. Il cromatismo vivace, la satura sensualità delle forme, tutto si tiene in sovrano equilibrio. Se Picasso non mi lascia andare via, Matisse mi trasmette una genuina sensazione di felicità. Ogni cosa irradia ciò che Matisse stesso ha chiamato Luxe, calme et volupté. Lusso, calma e voluttà.
Ebbene sì. Abito sopra la mia bottega, ma è una bottega da sogno, tanto è ricca e differenziata. Tutte le volte che esco dal nostro appartamento e attraverso la collezione avverto un senso di profonda gratitudine. E sarà così anche in futuro. Io amo la mia bottega. Con questi amici conquilini non potrei avere compagnia migliore”.


Titolo: Heinz Berggruen, Ricordi di un collezionista
Collana: StorieSkira
Editore: Skira
Argomento: Novità, StorieSkira
Lingua: italiano
Anno: 2017
ISBN: 885723510
Dimensioni: 14 x 21 cm
Pagine: 144
Rilegatura: Brossura
Prezzo: € 14,90

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