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La Lituania fa squadra e vince il Leone con una performance lunga sei mesi

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la marcia verso la biennale

La Lituania fa squadra e vince il Leone con una performance lunga sei mesi

Rugile Barzdziukaite, Vaiva Grainyte, Lina Lapelyte, Sun & Sea (Marina), opera-performance, Biennale Arte 2019, Venice © Andrej Vasilenko.
Rugile Barzdziukaite, Vaiva Grainyte, Lina Lapelyte, Sun & Sea (Marina), opera-performance, Biennale Arte 2019, Venice © Andrej Vasilenko.

Tra i vicoli labirintici di Venezia a nord dell'Arsenale si apre, in un'area ignorata dai flussi turistici, il Padiglione Lituania, a cui è andato il Leone d'Oro di questa 58. Biennale di Venezia grazie all'opera-performance“Sun & Sea (Marina)”, realizzata dalle tre artiste lituane Rugilė Barzdžiukait, Vaiva Grainyt e Lina Lapelytė e curata da Lucia Pietroiusti. Ancora una performance, come nella scorsa edizione, che aveva visto ottenere il prestigioso premio dal Padiglione Germania con il “Faust” di Anne Imhof, che se per certi versi presenta caratteri comuni – i performer compiono azioni ignorando il pubblico – differisce radicalmente per tutto il resto, dall'estetica al tema trattato.

Una spiaggia che canta la questione ambientale
Nei giorni appena successivi al conferimento dei Leoni d'Oro abbiamo assistito al proliferare sui social di numerose immagini che ritraggono la spiaggia di “Sun & Sea (Marina)”. Come per ogni performance, l'impatto visivo di una fotografia non può certamente rendere il lavoro. La performance-installazione rapisce, suscita meraviglia, incanto. Ci porta in un altrove, visivo e sonoro. Una spiaggia artificiale – “ con 35 tonnellate di sabbia dalla Lituania!”, recita un post del 25 aprile alla pagina Facebook del progetto –, su cui sono adagiati teli da mare, gonfiabili, secchielli, formine di plastica, libri, riviste, box per spuntini, ipad, ecc. E animata da decine di persone abbigliate da spiaggia, di ogni età e corporatura. Non poteva certo mancare anche un cagnolino al guinzaglio. Tutto appare studiato nel dettaglio per restituire un'immagine armoniosa, eppure ambigua. Lo stesso si può dire per la componente sonora: brani che si rifanno a forme operistiche “anti-monumentali”, musicati e cantati in modo delizioso da oltre venti cantanti lirici, trattano alcune tra le più urgenti questioni ecologiche dei nostri tempi. Ogni personaggio, cantando, rivela le proprie preoccupazioni: si va dai discorsi frivoli da spiaggia sul rischio di scottature alle paure per imminenti catastrofi ambientali. I bambini giocano, gli adulti ascoltano musica, dormono, leggono, mangiano. Noi, pubblico, osserviamo e ascoltiamo quanto accade su quella spiaggia dal ballatoio che corre lungo tutto il piano soprastante, separarti dalla scena come se fossimo i visitatori di uno zoo nelle cui gabbie, però, ci siamo proprio noi.

Tre artiste e una curatrice, tutte under 40
“Sun & Sea (Marina)” è realizzata da tre artiste con specializzazioni diverse: Rugilė Barzdžiukaitė (1983), filmmaker e regista di cinema e teatro; Vaiva Grainytė (1984), scrittrice, drammaturga e poetessa; Lina Lapelytė (1984), artista e musicista, già vista in Italia al Padiglione dei Paesi Baltici alla Biennale di Architettura del 2016, daAlbumArte, nel 2017, con la performance “Yes. Really!” e a Centrale Fies, l'anno scorso, con “Candy Shop – the Circus”. La curatrice Lucia Pietroiusti (1985), italiana da molti anni a Londra, dal 2018 cura General Ecology allaSerpentine Galleries, per cui già dal 2013 ha organizzato la serie annuale di eventi e performance “Marathon” e “Park Nights”. Tutte intorno ai 35 anni, con formazioni e carriera individuale in ambiti diversi. L'incontro tra le tre artiste, che risale già al periodo dell'adolescenza, ha portato, nel 2013, al loro primo lavoro insieme, l'opera “Have a good day!”, che l'anno scorso ha vinto il Borisas Dauguvietis al Golden Cross Awards in Lituania per l'originalità e l'innovazione, ed è stata portata in oltre 20 festival internazionali. L'incontro con la curatrice è avvenuto cinque anni fa: “Lina è un'amica – dice Lucia Pietroiusti – collaboriamo da anni. Nel 2014 l'ho invitata a fare una performance per la Serpentine Galleries, al progetto Park Nights. Lina è conosciuta nel mondo della musica sperimentale, era una musicista e compositrice prima ancora di studiare arte”.

Tutti in spiaggia per la performance

Rugil, Vaiva e Lina hanno scelto di non presentarsi con un nome collettivo e non hanno gallerie che le rappresentino. Quando collaborano si focalizzano soprattutto sulle relazioni tra documentario e finzione, realtà e poesia così come il sovrapporsi di discipline quali arte, teatro e musica: “Il nostro lavoro si finanzia soprattutto attraverso rappresentazioni istituzionali, borse di studio, fee per le performance, proiezioni, diritti” dice Lina Lapelytė. “Il modo in cui si finanziano opere teatrali, di live art, è attraverso il touring – spiega Lucia Pietroiusti –. Non vengono comprate; ogni tour sostiene gli artisti. Le opere che esistono anche nel contesto del mercato avrebbe senso che esistessero nella collezione pubblica di un museo. (...) Non abbiamo ancora pensato a un costo se un museo dovesse chiederci la performance. Abbiamo avuto molto interesse per un tour e vorrei tanto che quest'opera facesse del lavoro d'amore, che mettesse la gente insieme, che fosse presentata da varie istituzioni; vorrei che continuasse a fare questo lavoro, di cambiamento del modo in cui si fa un tour, si compra, o si colleziona la performance in generale”.

Originalità, sperimentazione e collaborazione con Venezia
La motivazione del conferimento del Leone d'Oro alla Lituania come miglior partecipazione nazionale, scelto tra le 89 proposte, fa leva sull'approccio sperimentale del Padiglione: “e il suo modo inatteso di affrontare la rappresentazione nazionale. La giuria è rimasta colpita dall'originalità nell'uso dello spazio espositivo, che inscena un'opera brechtiana, e per l'impegno attivo del Padiglione nei confronti della città di Venezia e dei suoi abitanti. “Sun & Sea (Marina)” è una critica del tempo libero e della contemporaneità, cantata dalle voci di un gruppo di performer e volontari che impersonano la gente comune”. L'opera è stata infatti realizzata al di fuori dell'area di Giardini e Arsenale, in uno spazio della Marina Militare, che porta a scoprire una parte della città ignota ai più, e ha impiegato professionisti locali sia come performer sia per la realizzazione del catalogo/vinile. La performance era già stata presentata in forma ridotta tre anni fa. “Nel 2016 abbiamo fatto una residenza alla Akademie Schloss Solitude dove è nata una prima bozza del pezzo, “Sun & Sea” – dice Lina Lapelyte –. Era più un test. Poi nel 2017 siamo state invitate a mostrare il lavoro al Sirenos Festival a Vilnius per il quale abbiamo scelto l'architettura della National Gallery. Per quest'occasione abbiamo elaborato una versione con un inizio e una fine chiari. A Venezia è una versione inglese e duratura del lavoro, per cui la musica e il testo sono stati tradotti e riscritti. Qui abbiamo anche lavorato con artisti locali per sviluppare i personaggi. “Sun and Sea (Marina)” ci ha portato oltre tre anni di lavoro. Volevamo parlare del cambiamento climatico senza un tono giudicante. La decisione di inscenare una spiaggia che viene osservata dall'alto ha permesso anche di pensare ai corpi e di tracciare un parallelo tra il corpo umano e il corpo della terra”.

La performance in cifre
È un dato positivo che in manifestazioni come la Biennale di Venezia il mezzo della performance, che è ancora quello che riscontra maggiori difficoltà ad essere finanziato e commercializzato, riceva l'attenzione che merita, al pari degli altri media.
Il costo totale di questo Padiglione ammonta a 335mila euro. Le spese per ogni giorno di performance si aggirano intorno ai 2mila euro, a cui vanno sommate quelle dell'installazione e il lavoro volontario impiegato. Il Consiglio della cultura lituano e il Ministero della cultura della Repubblica di Lituania hanno elargito un finanziamento per un totale di 174mila euro;100mila euro sono stati reperiti con il foudraising attraverso enti, supporter, persone fisiche, sponsor (tra cui JCDecaux Lithuania, Lewben Art Foundation, The Momentary Art Center).
Per la ricerca dei 60mila euro rimanenti è stata creata una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Indiegogo, dove si è scelto di chiedere solo una parte del budget mancante, corrispondente a un'ipotesi verosimile (36mila dollari): “Per mantenere viva la spiaggia, abbiamo bisogno del tuo sostegno: più raccogliamo fondi, più a lungo la spiaggia canterà! (…) Abbiamo calcolato che un minuto dell'esecuzione dell'opera dal vivo “Sun & Sea (Marina)”, esclusi i costi di affitto del padiglione, manutenzione, assistenza tecnica e spese di preparazione, costa 3 $ (2,65 €). Se l'equivalente di un caffè si trasformasse in un supporto da parte di 12.000 persone, garantirebbe i compensi dei cantanti per tutta la durata della Biennale”. I performer impiegati sono cantanti lirici divisi in due cast, uno lituano e uno “con base a Venezia”; poi ci sono anche performer che non cantano (i bambini, ad esempio), ingaggiati per comporre la scena. Dal conferimento del Leone d'Oro su Indiegogo si è registrata un'impennata di donazioni. Attualmente, sono stati raccolti oltre 31mila dollari. Gli 800 cataloghi/vinile stampati e venduti presso il Padiglione (al costo di 28 euro) e sulla piattaforma di crowdfunding (a fronte di una donazione di 60 euro), sono andati esauriti già nel primo fine settimana di apertura. Realizzati grazie a Nicoletta Fiorucci Russo e Danutė Mallart, che hanno sponsorizzato l'operazione per circa 20mila euro, verranno ristampati a breve. “Ogni euro in più che riceveremo – dice Lucia Pietroiusti – sarà reinvestito nella performance. Ci siamo buttati dentro quest'idea con un budget gap che dobbiamo ancora colmare, abbiamo bisogno di molto altro per riuscire a cantare tutti i sabati come è intenzione fare. Se otterremo più soldi, attiveremo la performance non fino alla data che avevamo fissato al 31 ottobre, ma fino al termine della Biennale, e magari potremo anche aggiungere un giorno in più a settimana (attualmente, la performance si tiene ogni sabato, dalle 10 alle 18; gli altri giorni della settimana si può osservare l'installazione accompagnata da un “soundtrack” basato sul fondo musicale della performance, ndr). Quindi buttarsi in un progetto di questo tipo presuppone un certo ottimismo, devi assumerti il rischio. Ciò che mi rende più gioiosa di tutto questo successo è che forse ci aiuterà a finire il foundraising. Ora la campagna Indiegogo sta andando benissimo, mentre prima così così. Bisogna crederci.”

Come la Lituania sceglie la proposta per il suo padiglione
Il Padiglione Lituano alla Biennale di Venezia è “application-based”, ovvero il governo sceglie l'opera da presentare sulla base delle proposte ricevute. L'idea di applicare al bando è venuta a Lucia Pietroiusti: “Quando Juste Kostikovaite, Cultural Attaché della Lituania nel Regno Unito, mi ha raccontato della performance, che aveva visto a Vilnus, ho pensato che avremmo dovuto fare l'application per la Biennale. Così sono andata a Vilnus, dove ho conosciuto le altre artiste e abbiamo deciso di intraprendere questo viaggio insieme”. Il passaggio successivo è consistito nella ricerca di un committente, referente di una istituzione: “lo abbiamo proposto a Rasa Antanavičiuté, direttrice esecutiva della Nida Art Colony of Vilnius Academy of Arts, che ha accettato con entusiasmo. Abbiamo applicato una volta completato il team, che da bando deve essere composto da artisti, curatore, committente, istituzione di riferimento del committente, statement di interesse, foundraising per una piccola percentuale del budget. Un anno fa ci è stata comunicata la vittoria e abbiamo iniziato a lavorare. Da allora, il team è cresciuto di molte unità. Tanti sono i volontari. Per noi è un progetto d'amore”.

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