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progetto olandese

Nel quartiere più smart del mondo controllo sulle risorse (dati compresi)

Dalle sfide di chi costruisce il grattacielo più alto del mondo, ai primati legati alla sostenibilità con il contenimento dei consumi piuttosto che con la produzione di energia attraverso gli edifici. Siamo nell’era “smart” e non poteva mancare il “quartiere più intelligente del mondo” in fase di studio nei Paesi Bassi, nella cittadina di Helmond, su progetto di UNStudio, e della sua start up UNSense.

Lo studio olandese guidato da Ben Van Berkel ha svelato il concept per il cosiddetto Brainsport Smart District dove i residenti produrranno le proprie risorse e controlleranno, a loro vantaggio, l’uso dei propri dati, dando vita ad «un sistema – racconta lo stesso Ben Van Berkel – dove saranno proprio i dati a rafforzare le community che coopererà a favore di iniziative sostenibili e legate alla circolarità dell'economia, migliorando contestualmente la salute e il benessere pubblico e promuovendo la coesione sociale».

Si parte con un’operazione sperimentale di 100 case, un Living Lab, ma l’obiettivo è arrivare a 1.500 nei prossimi 10 anni, in un’area complessiva di 155 ettari, non con un masterplan predeterminato, «ma con una griglia flessibile – spiegano dallo studio di Amsterdam – sviluppata in coordinamento con la domanda di utenti e cittadini».

L’idea fondante il progetto considera che i modelli di business digitali siano particolarmente redditizi per i big della tecnologia e, possano diventarlo per le singole comunità locali e per le imprese, tramite un’attenta offerta di servizi digitali, legati ad esempio ai trasporti, alla produzione di energia congiunta o alla vendita al dettaglio, ma anche alla produzione o distribuzione alimentare.

Ecco che nel distretto intelligente di Helmond, UNSense è impegnata in questi mesi nella definizione dello studio di fattibilità e nella costruzione di un primo consorzio per dare vita ad un centinaio di alloggi, abitati da cittadini scelti con il criterio della massima trasversalità.
Per passare dal test alla realtà, UNSense dovrà concentrarsi sia sul fronte degli “edifici” che dei “dati e servizi”.

«A parità di condizioni tra residenti, fornitori di servizi locali e municipalità, si andranno a definire nuovi standard e regolamenti che potranno generare modelli di business locali innovativi». Ecco che urbanistica e architettura diventano l’occasione per approfondire nuove visioni di sviluppo, tenendo insieme le opportunità offerte dalla tecnologia, traendo profitto dalla riduzione di costi e proponendo soluzioni di efficienza collettiva, proprio attraverso lo scambio dei dati.

Il cosiddetto “Living Lab” è parte della visione più generale di UNSense volta a dare vita a città che siano sane, sia a livello sociale che a livello ambientale, città che rimangano permeabili e accessibili a tutti gli individui. Più in generale l'impegno di UNSense è finalizzato ad identificare soluzioni sistemiche, scalabili, da replicare in altre città e altri contesti.

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