Il Sole 24 Ore
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Va ora in banda larga il telefilm...

Daniela Roveda



Michael Hotz, matricola alla Brown University di Providence, l'Ivy League del Rhode Island, sale le scale del suo nuovo pensionato trascinando un pesante televisore. Lo guardano tutti con un misto di sorpresa e derisione: chi guarda ancora la televisione al college? Quasi nessuno. Per le nuove generazioni in America la tv - si intende l'apparecchio, non il concetto d'intrattenimento - è ormai un prodotto obsoleto: la tv infatti si guarda ormai quasi solo sul computer.
Un fatto talmente scontato che la stessa Brown University il primo giorno di lezioni consegna a tutti gli studenti un cavo ethernet per attaccare il proprio laptop alla rete di fibre ottiche del campus, un servizio che offre un mix di canali in chiaro (Nbc, Abc, Fox e Cbs) e via cavo come Cnn, Espn, Fox News, Mtv e Comedy Central.
Negli usi e costumi della popolazione, almeno quella più giovane, la transizione da tv a internet è ormai avvenuta. Ma ciò non significa che le nuove generazioni non guardano più la tele, anzi contrariamente a tutte le previsioni l'avvento di internet ha fatto salire, non scendere, il tempo trascorso a guardare la tv. Secondo i rilevamenti della Nielsen, nell'ultimo trimestre del 2009 l'americano medio ha guardato 151 ore di programmazione televisiva al mese, un record storico di cinque ore al giorno e un aumento del 3,6% rispetto all'anno precedente. Un aumento, bisogna sottolineare, dovuto al numero crescente di utenti che guardano la tv in internet su piattaforme mobili, ovvero su laptop, telefonini, iPad, console per videogiochi, eccetera.
Insomma gli americani continuano a guardare un sacco di televisione, quello che è cambiato è come la gente e soprattutto i giovani la guardano: o sul computer, oppure mentre usano in contemporanea tv e computer, quello che in gergo si chiama multitasking. Sempre la Nielsen conferma il trend con dati alla mano: i telespettatori americani usano simultaneamente tv e computer tre ore e mezzo al mese.
Internet in altre parole si sta rivelando un toccasana per il settore televisivo perché offre quello che la tv del salotto non potrà mai offrire: portabilità e flessibilità, ovvero la tv on demand a qualsiasi ora e in ogni luogo, quello che il consumatore moderno desidera, anzi esige. Sul carrozzone della tv on demand sono saltati di recente molti colossi dell'high tech, Apple, Google, Amazon.com, oltre a Netflix e Hulu (joint venture tra tre reti tv), tutti intenti a conquistare una fetta di uno dei settori più promettenti del momento.
Ma i loro sforzi si stanno scontrando con l'incredibile resistenza dei grossi produttori americani di show televisivi, gli studios hollywoodiani, determinati a frenare la transizione da tv a internet anche se tutti gli indicatori dimostrano che internet non danneggia anzi aiuta il settore televisivo. «La tv su internet è un concetto fantastico, ma se le case di produzione non riescono a vendere i loro prodotti a un prezzo sufficientemente alto da generare profitti, il modello non tiene», dice Craig Hunegs, responsabile delle nuove strategie di distribuzione digitale alla Warner Brothers, maggior produttore d'America di programmi tv tra cui Friends, ER, Three and a Half Men e Smallville.
L'allusione è alla Apple e al suo ceo Steve Jobs, che ha iniziato a vendere film e telefilm sul suo negozio virtuale iTunes nel lontano 2001, senza mai riuscire a sfondare proprio per l'ostruzionismo di Hollywood. Nonostante i titoloni e l'attenzione dei media, il mercato della tv online a pagamento in Usa ha ancora davanti una lunga strada: ha generato per ora la cifra di 395 milioni di dollari nel 2009 (di cui la Apple detiene una quota del 75%) su un totale di 15,6 miliardi. Per i produttori televisivi circa la metà del fatturato totale proviene dalla pubblicità in tv, l'altra metà dagli abbonamenti al cavo e al satellite e il 2,5% da internet.
«Prima o poi gli studios vedranno la luce e decideranno di allearsi con noi», ha detto Jobs martedì con consueta sicurezza. Proprio questa settimana la Apple ha lanciato un gadget da 99 dollari, la nuova versione di Apple Tt che consente di guardare in tv programmi comprati in internet, e inizierà a offrire fra un mese gran parte della programmazione di Fox e Disney a 99 centesimi per episodio. Ma a parte Fox e Disney, nessun altro ha aderito. «La produzione di un telefilm ci costa 3-3,5 milioni di dollari per episodio, e una serie di 100 episodi costa quindi 350 milioni. La Apple non è ancora in grado di vendere 350 milioni di episodi a 99 centesimi l'uno», spiega Hunegs. La Disney e la Fox hanno aderito per motivi "politici" all'iniziativa di Jobs, e solo su base sperimentale: la Apple è infatti maggiore azionista della Disney, mentre la News Corp (casa madre di Fox) ha appena stretto un'importante alleanza con Apple per la creazione di un quotidiano digitale per iPads.
Pare quindi possibile che persino l'infallibile Apple rischi di fallire. Il modello à la carte adottato dalla Apple e dalla rivale Amazon.com, cioè la vendita di un episodio alla volta, non verrà mai accettato da Hollywood. Ecco perché probabilmente il futuro della tv online si chiama Netflix, una società che da sempre ha optato per le vendite in abbonamento mensile. Netflix era nata come società di affitto di dvd per posta: per un prezzo fisso, l'abbonato riceveva uno, due, cinque o dieci dvd al mese a casa. Ora Netflix trasmette i film direttamente in tv, e con i soldi risparmiati in francobolli sta acquistando interi archivi di film e telefilm, pagando prezzi di mercato simili e a volte superiori a quelli pagati dalle società del cavo e del satellite. Il potenziale di Netflix è testimoniato dalla fenomenale ascesa del suo valore di mercato: le sue quotazioni sono salite del 600% in un anno e mezzo, dai 20 dollari dell'inizio del 2009 a 140 attuali.
Il progressivo affollamento del mercato della tv su internet - con siti gestiti dalle singole reti tv, da Apple, da Netflix, da Amazon e via dicendo - potrebbe creare paradossalmente troppa scelta, troppe alternative e troppi disagi per l'utente. A mettere ordine su internet ci potrebbe pensare ancora una volta Google con una sorta di motore di ricerca per la tv online già battezzato Google Tv. Basterà digitare il nome dello show desiderato e Google Tv trasferirà l'utente al sito desiderato incassando una piccola commissione per ogni ricerca. Anche l'avvento di Google Tv preoccupa tuttavia Hollywood: ogni centesimo di commissione è un centesimo in meno nelle tasche degli studios. E i siti "desiderati" includono anche quelli pirata: Google potrebbe aiutare i consumatori disonesti a derubare Hollywood.
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LA NUOVA ERA ONLINE


I PROGRAMMI DEI GIGANTI


pApple vende film su iTunes dal 2001
pAmazon.com ha uno store di video on demand e cerca di stringere accordi con studios di Hollywood per offrire accesso illimitato a vecchi telefilm in abbonamento
pHulu.com offre con abbonamento mensile
i nuovi episodi di telefilm appena andati in onda in tv su Abc, Cbs e Nbc
pGoogle lavora al software Google Tv per eseguire ricerche online e dirottare l'utente sul sito che li trasmette per incassare una commissione per ogni ricerca

I SUPPORTI TV-INTERNET


p Apple Tv è la seconda generazione dell'apparecchio che Apple aveva lanciato
già quattro anni fa. Consente di guardare in tv programmi comprati sul web. Fra un mese sarà offerta la programmazione di Fox e Disney a 99 centesimi di dollari a episodio,
e i film a 4,99 dollari
p Samsung Galaxy Tab è uno smartmedia device che fa concorrenza a iPad e Kindle. Offre la possibilità di integrare telefono e multitasking
p Toshiba Libretto è un tablet che si apre come un libro, offre intrattenimento, social networking e internet mobile.

GLI USA DAVANTI ALLO SCHERMO


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MINUTI
I ragazzi fra i 18 e e 24 anni sono i telespettatori americani che trascorrono più tempo al giorno guardando la tv online. Dai 25 ai 34 anni il tempo si riduce a 35 minuti, fino ai sei degli ultra 60enni. La media è di 22 minuti al giorno.