Il Sole 24 Ore
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17 marzo 2012

Le Fondazioni e le Casse di risparmio per la cultura

di Marilena Pirrelli


«Agiamo su nuove modalità di cooperazione: non è detto che insieme si vinca, ma è quasi certo che da soli si perde! Per questo mercoledì scorso ho sottoposto al consiglio di amministrazione dell'Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio la nostra adesione al Manifesto del Sole 24 Ore in rappresentanza di tutte le fondazioni associate».

Marco Cammelli parla a nome dell'Acri in qualità di presidente della Commissione per le Attività e i Beni Culturali dell'Associazione e annuncia che ogni fondazione potrà anche aderire al Manifesto individualmente. Perché avete aderito? «Sono molte le ragioni di questo lieto incontro tra il Manifesto del Sole 24 Ore e la nostra missione». Quali i punti in comune?

«Il Manifesto individua diversi aspetti che ci appartengono, ma soprattutto con la Costituente allarga lo spettro semantico del termine cultura che può diventare motore per lo sviluppo, compito comune delle fondazioni, assegnato dalla Ciampi (legge delega n. 461 del 1998 e successivo decreto applicativo n. 153/99, ndr). Condividiamo il richiamo alle strategie di lungo periodo, indispensabili perché cultura e ricerca inneschino innovazione. Inoltre la centralità del patrimonio culturale nelle scelte del governo è oramai imprescindibile, così come è necessaria la cooperazione e la concertazione tra i diversi Ministeri: Beni Culturali, Istruzione, Università e Ricerca Scientifica e Sviluppo» prosegue Cammelli, autore di diversi studi sul tema della Territorialità e delocalizzazione nel governo locale, e dei fondamentali volumi «Il codice dei beni culturali e del paesaggio» e «Il diritto dei beni culturali». Ma è, soprattutto, l'esperienza delle fondazioni nell'azione comune con il pubblico e i privati a rappresentare il contributo più importante delle fondazioni: oltre 1,3 miliardi di euro sono stati erogati nel 2010 per finanziare più di 27mila interventi sul territorio (ultimo dato disponibile).

«Abbiamo lavorato accanto a enti pubblici e operatori privati, quali associazioni, enti ecclesiastici e fondazioni per realizzare attività di pubblico interesse e progetti di utilità sociale "propri" delle fondazioni» dichiara Cammelli, anche presidente della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, associata all'Acri. Beneficiari della missione delle fondazioni per il 60% i soggetti privati, il restante 40% è andato a comuni, province ed altri enti locali territoriali.

«E questo cantiere di cooperazione ci ha resi consapevoli di un'area intermedia che non è pubblica e neanche privata, ma di interesse generale. Un'area grigia di doveri civici intermedi, di comportamenti di decoro pubblico e di solidarietà condivisa, erosa da un pubblico totalizzante e generalista e da un privato egoistico. Per questa cooperazione è necessario da un lato che il pubblico si attrezzi a dialogare con i privati e dall'altro articolare uno statuto giuridico, etico ed economico diverso per imprese ed enti no profit, per i tanti privati che animano questa terra di mezzo» è convinto il presidente della Commissione.

«Ci auguriamo che nell'ambito della Costituente si apra un tavolo per elaborare le regole di questa cooperazione per l'interesse comune, con forme appropriate per contratti e statuti con soluzioni condivise». Tra i progetti comuni nel 150° anniversario dell'Unità d'Italia è stato finanziato con circa 2,3 milioni il restauro del Forte di Arbuticci a Caprera, che diverrà sede di un vasto complesso museale. E accanto ai tradizionali interventi - dal restauro al sostegno ai musei e alle arti visive - ci sono anche le partnership. «Acri ha avviato i protocolli d'intesa sottoscritti dalle Fondazioni con il Ministero per i beni e le attività culturali (Mibac) e regioni per il coordinamento degli interventi di valorizzazione del patrimonio culturale di alcune regioni. Il ministro Lorenzo Ornaghi rafforzerà le collaborazioni in essere e ne stimolerà altre» annuncia il professore ordinario di diritto amministrativo nella Facoltà di Giurisprudenza di Bologna.

«E poi sempre più ci impegniamo nella definizione dei progetti piuttosto che nella semplice erogazione di risorse. Per esempio stiamo definendo un bando da 1,1 milione di euro dedicato alle imprese culturali giovanili per sostenerne lo sviluppo e garantirne la sostenibilità di lungo periodo. Partirà a breve e per sostenerlo si sono unite una decina di fondazioni; l'obiettivo è contribuire all'avvio di attività, metodi e processi di valenza progettuale duratura anziché prodotti come mostre o eventi. Poi abbiamo censito, catalogato e messo in rete 9mila opere presenti nelle raccolte delle fondazioni con il progetto R'Accolte. Puntiamo anche alla presentazione di progetti in sede Ue per attrarre finanziamenti, come quello pilota Caravan della Fondazione Crt. E poi dobbiamo insistere sulla valutazione dell'attività per analizzare gli effetti e le ricadute sul territorio». Come fa la Fondazione Cariplo per i sei Distretti culturali. Certo la crisi pesa anche sui conti delle fondazioni e si prevede che a bilancio le erogazioni nel 2011 caleranno in modo proporzionale al 2010: «Ci aspettiamo una riduzione del 20% delle erogazioni, una diminuzione che dovremo considerare come motore ulteriore per la cooperazione».

Le 88 fondazioni hanno erogato al settore «Arte, Attività e beni culturali» nel 2010 il 30% delle risorse totali, cioè 413 milioni, destinati a 9.628 interventi (+1,2% in valore e +5,8% in numero sul 2009) per la conservazione e valorizzazione dei beni architettonici e archeologici,per il sostegno di creazioni e interpretazioni artistiche e letterarie, per le attività museali e le arti visive e per le biblioteche, gli archivi e l'editoria. Tutti progetti che possono diventare un volano per il territorio.

m.pirrelli@ilsole24ore.com
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17 marzo 2012