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Venti cd e Casogramma, Serge Gainsbourg moriva vent'anni fa ma il culto continua. La famiglia pure

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Questo articolo è stato pubblicato il 24 febbraio 2011 alle ore 16:07.

Il 2 marzo del 1991 moriva Serge Gainsbourg, icona della musica francese. La sua Parigi lo ricorda con un box di 20 cd contenente le registrazioni integrali. Mentre in Italia viene ripubblicato "Gasogramma", esilarante romanzo (semi)autobiografico.

Je t'aime… moi non plus, potremmo dire citando il titolo del suo celeberrimo hit ad alto contenuto erotico. Una canzone che Serge Gainsbourg compose ed eseguì la prima volta nel 1968, in coppia con la sua ex fiamma Brigitte Bardot (foto). Tuttavia, essendo lei all'epoca sposata col playboy e milionario Gunther Sachs e temendo lo scandalo, ne bloccò la pubblicazione fino al 1986 e lasciò così spazio alla versione ufficiale, quella con la giovane e bellissima Jane Birkin (foto).

Sono trascorsi vent'anni dalla scomparsa del geniale chansonnier, all'anagrafe Lucien Ginsburg, ebreo parigino di famiglia russa, ucciso da troppo whisky e da troppe sigarette il 2 marzo del 1991. Quello stesso giorno, sul muro della sua casa parigina (5 rue de Verneuil, a Saint-Germain-des-Prés) comparve questa scritta: «Serge non è morto, è in paradiso e sta scopando». E in una vignetta satirica pubblicata sulla rivista La Grosse Berta, il musicista veniva disegnato a cavallo di una nuvola bianca, mentre prendeva da tergo la Madonna sussurrandole in un orecchio: «Ehi Maria, lo sai che potrei dedicarti canzoni meravigliose?».
Era un uomo dalle mille vite e un artista dai mille volti: cantautore imprevedibile e poliedrico compositore di colonne sonore, pianista raffinato e regista di cinema, scrittore e seduttore impenitente. Un trasformista capace di passare con nonchalance dal jazz alla reinvenzione della chanson française, dal pop alla musica giamaicana – leggendaria la sua interpretazione reggae dell'inno transalpino, La Marseillaise, che fece infuriare la destra nazionalista.

Tuttora il suo culto non dà segni di cedimento. Anche perché, come ha dichiarato la rockstar Beck (che l'anno scorso ha firmato un album con la figlia Charlotte, anche lei cantante e attrice) «il suo ascendente è ovunque, dato che lui era ovunque». A dimostrazione di ciò nel 2001, per il decennale, era stata pubblicata l'eccellente biografia della giornalista inglese Sylvie Simmons (Per un pugno di Gitanes, tradotta in Italia da Arcana). Qualche tempo prima il sassofonista newyorkese John Zorn aveva inciso un album-tributo per la sua etichetta d'avanguardia Tzadik. Risaliva invece al 2006 Monsieur Gainsbourg Revisited, disco collettivo con i suoi successi in inglese ripresi da Cat Power, Franz Ferdinand, Michael Stipe dei Rem, Carla Bruni e altri rocker indipendenti. Un paio d'anni fa invece, nella parigina Cité de la Musique era stata allestita un'originalissima esposizione multimediale curata da Fredéric Sanchez.

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Tags Correlati: Brigitte Bardot | Carla Bruni | Franz Ferdinand | Italia | John Zorn | Lucien Ginsburg | Michael Stipe | Musica | Òditions Gallimard | Serge Gainsbourg | Sylvie Simmons

 

Per il ventennale le iniziative sono numerose. La Universal francese ha editato un lussuoso quanto esaustivo cofanetto di venti cd (Intégrale 20° anniversaire), con fotografie rare e una manciata di brani inediti, più una nuova, appassionante biografia. In Italia esce invece una doppia compilation per l'etichetta Ina/Discograph dal titolo sfizioso, Le Claqueur de mots (letteralmente, il clacchista di parole). E non solo. Perché l'editore Isbn ha ristampato Gasogramma. Autobiografia allegorica e iper astratta (8 euro, pagg. 96). Si tratta di un sulfureo romanzo breve risalente agli anni Ottanta, apparso Oltralpe per Gallimard. Un libro visionario e drammaticamente esilarante: vi si racconta la vicenda di un pittore post-moderno che, afflitto da un'imbarazzante forma di flatulenza, riesce a fare di questa sua "qualità" un mezzo espressivo, diventando un'icona della scena internazionale.
Una satira al vetriolo dell'ambiente artistico contemporaneo. Ma anche e soprattutto un'impietosa radiografia sulla perdita di senso del mondo d'oggi.

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