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Questo articolo è stato pubblicato il 13 marzo 2011 alle ore 17:38.

Era il 1951. Per le famiglie italiane il televisore era un elettrodomestico nuovissimo, agognato e ancora poco diffuso. All'inizio di quell'anno l'esercito della Corea del Nord aveva occupato la capitale della Corea del Sud, Seul. Nel deserto del Nevada si succedevano gli esperimenti nucleari. Eisenhower diventava comandante in capo della Nato e il suo viaggio in Italia veniva funestato da violente manifestazioni dell'opposizione.
Frank Sinatra sposava Ava Gardner. Ma l'attenzione delle masse, in Italia, era stata polarizzata da un altro evento, la vittoria di una cantante di provincia, Nilla Pizzi, alla prima edizione del Festival della Canzone Italiana. In quell'attraente ragazza apparentemente timida si riconosceva una nazione faticosamente emersa dalle rovine della guerra ancora visibili nelle città.
Nilla in realtà era solo una parte del suo vero nome, Adionilla, da cui emanava tutto l'ingenuo sentore di una società ancora contadina in corsa verso l'urbanizzazione. Anche la sua vita, iniziata in un piccolo paese, Sant'Agata Bolognese, il 16 aprile 1919 sembrava destinata a quella modesta operosità grazie alla quale l'Italia si sarebbe rigenerata rapidamente dopo la seconda guerra mondiale.
Aveva inizato come apprendista, allora si diceva "piccinina" in una sartoria per poi approdare a una professione più moderna, collaudatrice di radio alla Ducati di Bologna. Ma quella ragazza ostinata e tranquilla aveva qualcosa di più. A ventanni si era infatti fatta notare al concorso "Cinquemila lire per un sorriso", dalla cui costola sarebbe nata "Miss Italia".
Nelle foto di quel periodo è una ragazza dai tratti regolari, lo sguardo assorto e un sorriso riservato. Non ne aveva però approfittato per sposare qualche industriale del posto. Si era unita a un giovane manovale, un matrimonio fragile, subito interrotto dalla partenza del marito per il servizio militare. La guerra che le aveva sottratto lo sposo, le aveva però dato l'occasione per esibirsi in una serie di spettacoli per l'esercito. Mentre le battaglie si susseguivano, Nilla aveva trionfato nel concorso per "Voci nuove" di quella che allora si chiamava l'Eiar. Nel 1944 era entrata nel gruppo di Cinico Angelini e aveva inciso il primo disco, non da sola, ma con una collega, in un motivo dal titolo tradizionale, Valzer di primavera. Il fascismo diffidava però di quella voce dalle sfumature sensuali e Nilla non aveva più trovato posto alla radio. Insieme alla Liberazione era giunta una tournée nella penisola e un rafforzamento del suo legame con il maestro Angelini. Ma la Pizzi non si limitava a lavorare con lui e nel 1946 si era legata alla Cetra, suscitando la reazione della Voce del Padrone. Uno scontro da cui era uscita cantando sotto pittoreschi pseudonimi come Conchita Velz o Ilda Tulli.
Intanto la sua popolarità cresceva. La sua vittoria a Sanremo con la struggente Grazie dei fiori era stato solo l'inizio di una serie che l'aveva portata persino a interpretare film musicali, applauditi dai suoi ammiratori, riuniti in un circolo, "Il salottino di Nilla". Le tabaccherie vendevano oltre alle austere cartoline postali, le "cartoNille", dominate dalla sua immagine. Al Festival di Sanremo del 2010 aveva ricevuto l'omaggio di Carmen Consoli che con la sua voce modulata e profonda aveva cantato per lei Grazie dei fiori. Ma l'omaggio più bello era stato quello ironico di Arbore, che aveva rilanciato il suo inno, cantando: «Grazie, dei fiori grazie, dei fiori grazie, dei fiori bis!».
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